Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Menin Alessandro - 2014-02-21

BUCA PIENA DACQUA SULLA STRADA? IL COMUNE E RESPONSABILE EX ART. 2051 CC – Cass. civ. 3793/2014 – Alessandro MENIN

I sinistri causati dalla cattiva manutenzione delle strade sono fonte da sempre di dibattito dottrinale e giurisprudenziale in relazione alla responsabilità attribuibile all"ente proprietario o gestore ed alle norme civilistiche cui fare riferimento.

La Corte di Cassazione, da ormai un lustro, ha dato delle chiare e pressocchè univoche indicazioni sulla materia; tuttavia, stante le "difficoltà" incontrate dalle corti di merito nella loro applicazione, ha ritenuto doveroso elencarle in modo specifico nella nota sentenza 29 gennaio 2013, n. 2094:

"Con specifico riguardo al regime di responsabilità alla quale vanno incontro, ex art. 2051 c.c., gli enti proprietari o concessionari di strade o comunque di beni demaniali aperti all'uso di un numero indifferenziato di utenti, questa Corte ha avuto modo di precisare che:

a) per le strade aperte al traffico, l'ente proprietario (o il concessionario) si trova in una situazione che lo pone in grado di sorvegliarle, di modificarne le condizioni di fruibilità, di escludere che altri vi apportino cambiamenti, situazione che, a ben vedere, integra proprio lo status di custode;

b) una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa, è comunque configurabile la responsabilità dell'ente pubblico custode, salvo che quest'ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno;

c) l'ente proprietario (o concessionario) non può far nulla quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza e nella manutenzione della strada ma in maniera improvvisa, atteso che solo siffatta evenienza (ai pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto) integra il caso fortuito;

d) agli enti proprietari di strade aperte al pubblico transito è dunque applicabile la disciplina di cui all'art. 2051 c.c., con riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere;

e) ai fini del giudizio sulla qualificazione della prevedibilità o meno della repentina alterazione dello stato della cosa, occorre avere riguardo al tipo di pericolosità che ha provocato l'evento di danno, pericolosità che può atteggiarsi diversamente, ove si tratti di una strada, in relazione ai caratteri specifici di ciascun tratto e alle circostanze che ne connotano l'uso da parte degli utenti (confr. Cass. civ. 11 novembre 2011, n. 23562; Cass. civ. 3 aprile 2009, n. 8157; nei medesimi sensi Cass. civ. 29 marzo 2007, n. 7763; Cass. civ. 2 febbraio 2007, n. 2308; vedi anche Cass. civ. 25 luglio 2008, n. 20427).".

Ad onor del vero, come ribadito anche nella sentenza in commento, il caso fortuito può essere integrato anche dalla condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l'impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l'interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno .

Di tali insegnamenti non ha fatto uso la Corte d"appello di Potenza, la quale, al contrario, nella propria decisione si è riferita a concetti giuridici ormai sorpassati ed abbandonati, tanto da spingere la Corte di Cassazione ha statuire: "Erroneamente, quindi, la Corte di merito ha fondato la propria decisione sulla non applicabilità della norma dell'art. 2051 c.c., ma di quella dell'art. 2043 c.c. imponendo al danneggiato l'onere di provare l'esistenza dell'insidia o del trabocchetto. La fattispecie, invece, dovrà essere esaminata dal giudice del rinvio sulla base della norma dell'art. 2051 c.c.".

Con particolare riferimento ai sinistri causati da buche colme d"acqua presenti sul piano carrozzabile, la sentenza n. 3793 del 18 febbraio 2014 conferma l"orientamento già espresso in materia nella recente decisione n. 25633 del 14 novembre 2013, ove la Suprema Corte aveva ritenuto responsabile il Comune per i danni subiti da un motociclista caduto dopo aver perso il controllo del mezzo a causa del sobbalzo provocato da una buca ritenuta oggettivamente  invisibile per l'abbondante pioggia e, dunque, imprevedibile per il danneggiato.

Sulla responsabilità della P.A. per danni cagionati da fenditure stradali occultate dalla pioggia appare opportuno, per completezza, ricordare l" ordinanza della Corte di Cassazione 24 maggio 2011, n. 11430 (già ampiamente analizzata da Nicola Todeschini e Gino M.D. Arnone in questa rivista), nella quale la Suprema Corte sottolinea come la pioggia non può essere considerata una causa di interruzione del nesso causale, "quasi che si trattasse di evento esterno e non controllabile, di per sé solo sufficiente a produrre il danno", bensì, tutto al contrario, essa rappresenti un evento normale e largamente prevedibile che, al più, contribuisce a causare il danno, poichè nascondendo le asperità del suolo le rende ancor più insidiose.



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