Legislazione e Giurisprudenza, Contratti, clausole abusive, vessatorie -  Anceschi Alessio - 2014-04-09

BUONI POSTALI FRUTTIFERI CON PARI FACOLTA' DI RIMBORSO - Trib. Novara 5.4.2014

Ancora un'altra sentenza in materia di obbligo di rimborso dei Buoni postali fruttiferi con clausola P.F.R. (pari facoltà di rimborso) nei confronti di uno dei cointestatari che ne abbia richiesto la riscossione.

Poste italiane s.p.a. continua la pratica abusiva di richiedere (indebitamente) l'espletamento delle pratiche di successione relative all'eventuale cointestatario defunto o peggio ancora, la presenza di tutte le parti e quindi anche degli eredi.

Il Buono postale fruttifero con clausola p.f.r. consente a ciascuno dei cointestatari la riscossione dei buoni "a vista" presso l'ufficio di emissione oppure entro 6 giorni lavorativi presso qualsiasi altra filiale. Molti consumatori si sono rivolti a questi strumenti di investimento non soltanto per i rendimenti (all'epoca) vantaggiosi ma anche per la possibilità di avere una cointestazione tra familiari. Molti buoni venivano infatti cointestati tra familiari (marito - moglie, genitore - figlio, nonni - nipoti ...) per consentirne una riscossione più agevole in caso di decesso di uno o dell'altro.

Proprio il motivo che ha condotto molti consumatori a rivolgersi a questi strumenti di investimento stà diventando oggi il motivo di continue liti tra i consumatori e Poste italiane s.p.a. Tutto a causa di una mera direttiva interna in virtù delle quali viene richiesta la presentazione della documentazione relativa alla successione dell'eventuale cointestatario ai fini della riscossione dei buoni, a prescindere dal fatto che i buoni siano con o senza clausola p.f.r.

Ebbene, relativamente ai buoni con clausola p.f.r. il cointestatario ha diritto all'immediata riscossione del buono "a vista" (od entro 6 giorni se il rimborso viene richiesto ad una filiale diversa da quella di emissione del buono) a prescindere dal fatto che il cointestatario sia ancora vivo o sia defunto, e senza necessità di presentare alcuna ulteriore documentazione, se non evidentemente il proprio valido documento di riconoscimento.

Tale diritto, attribuito al "portatore" ai fini della riscossione del Buono postale con clausola p.f.r. prescinde dai diritti attribuiti agli eventuali cointestatari, i quali, una volta riscosso il buono, potranno certamente richiedere la propria quota direttamente nei confronti dell'interessato.

Occorre altresì evidenziare che, ai fini della suddetta disciplina non conta neppure il periodo di emissione del buono postale. la disciplina sui buoni postali fruttiferi, infatti, già contenuta in una normativa del 1973, è mutata nel 2000 ma non per quanto concerne la materia dei buoni postali fruttiferi con pari facoltà di rimborso. Nessuna scusa può quindi eccepire la Posta.

Và da sè, tuttavia, che Poste italiane s.p.a. continua ad abusare della propria posizione dominante. L'unica possibilità che rimane al consumatore è quindi quella di rivolgersi all'Autorità giudiziaria chiedendo il rimborso del titolo con gli interessi e la condanna di Poste italiane s.p.a. alla rifusione delle spese di lite.

Il provvedimento emesso dal Tribunale di Novara in data 5.4.2014, nel quale il Giudice ha condananto Poste italiane s.p.a. al pagamento immediato della somma indicata dal titolo, oltre agli interessi convenzionali ed alle spese legali (nella specie liquidate in 860/= euro oltre accessori di legge) và ad aggiungersi alle numerose pronunce già ottenute in materia (Trib. Sassuolo 12.2.2013; Trib. Cosenza 31.1.2011).



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