Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2015-02-19

C.E.D.U. ED ESPROPRI ILLEGITTIMI, CRITERI PER IL RISARCIMENTO DEL DANNO - Giuseppe SPANÒ

Espropriazione indiretta

Risarcimento danni

Valore venale del terreno oltre rivalutazione ed interessi

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con la sentenza n. 1537/04 del 14.1.2014 affaire Pascucci c. Italia si sofferma sui criteri che devono essere utilizzati per calcolare il risarcimento del danno negli espropri illegittimi.
Innanzitutto nella sentenza in commento vengono richiamati i precedenti giurisprudenziali della stessa Corte in materia di espropriazione indiretta ed in particolare si vedano, tra altre, Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, n. 31524/96, CEDU 2000-VI; Scordino c. Italia (n. 3), n. 43662/98, 17 maggio 2005; Velocci c. Italia, n. 1717/03, 18 marzo 2008.
La ricorrente richiedeva alla Corte come danno materiale una somma corrispondente alla differenza tra il valore venale del terreno e l"importo del risarcimento accordato a livello nazionale, da maggiorare di interessi e rivalutazione, più una indennità per l"occupazione temporanea del suo terreno. Veniva chiesto inoltre il riconoscimento di un danno morale e il rimborso delle spese legali.
La Corte ha ribadito i seguenti principi:
1. L"indennizzo deve quindi corrispondere al valore pieno e intero del terreno al momento della perdita della proprietà, quale stabilito dalla perizia disposta dall"organo giudiziario competente nel corso del procedimento interno. Poi, una volta detratta la somma eventualmente accordata a livello nazionale, l"importo deve essere indicizzato per compensare gli effetti dell"inflazione e opportunamente maggiorato di interessi tali da compensare, almeno in parte, il lungo lasso di tempo trascorso dallo spossessamento dei terreni.
2. La Corte ritiene che il senso di impotenza e frustrazione della ricorrente di fronte allo spossessamento illegale del suo bene le abbia causato un danno morale notevole, da dover adeguatamente riparare.
3. La Corte non dubita del fatto che sia necessario dover affrontare delle spese legali, ma trova eccessivi gli onorari complessivi rivendicati a questo titolo. Considera pertanto che le spese siano da rimborsare solo parzialmente.
Nella fattispecie in esame per i summenzionati motivi la Corte, all"unanimità
- Dichiara il ricorso ricevibile;
- Dichiara che vi è stata violazione dell"articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione;
- Dichiara
che lo Stato convenuto deve versare alla ricorrente, entro tre mesi, le seguenti somme:
42.000 EUR (quarantaduemila euro) più l"importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno materiale;
10.000 EUR (diecimila euro), più l"importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno morale;
5.000 EUR (cinquemila euro), più l"importo eventualmente dovuto a titolo di imposta dalla ricorrente, per le spese;
che, a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento, tali importi dovranno essere maggiorati di un interesse semplice ad un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante quel periodo, aumentato di tre punti percentuali
-Rigetta la domanda di equa soddisfazione per il resto.



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