Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-02-18

CACCIA: I LACCI SONO MEZZI VIETATI - Cass. pen. 3676/14 - A.G.

Condannato per esercizio dell'attività venatoria in periodo vietato e esercizio con mezzi vietati, l'imputato ricorreva in Cassazione.

Una volpe era stata rinvenuta morta e vi erano dei lacci posizionati dall'imputato, sicché, per i giudici, si era trattato di esercizio della caccia con mezzi vietati. L'imputato censurava sia il collegamento tra il rinvenimento del corpo della volpe con il posizionamento dei lacci sia il mancato riconoscimento di scriminanti motivate dalle uccisioni di galline, asseritamente riconducibili a volpi, di cui era stato vittima in passato.

La Corte ci consegna uno spaccato di vita di campagna, molto diffuso, che mostra come il Tribunale locale avesse osservato che otto lacci di metallo erano stati predisposti in funzione della cattura di animali ungulati. Incontestato era che i lacci fossero stati predisposti dall'imputato. I lacci, tuttavia, sottolinea la Suprema Corte, sono mezzi di caccia radicalmente vietati. Indimostrati erano, invece, i danni invocati dall'imputato e che, nella sua difesa, avrebbero scriminato la condotta vietata.

Una domanda: perchè non procedere anche per il reato di uccisione di animale?

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 28-11-2013) 28-01-2014, n. 3676

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TERESI Alfredo - Presidente -

Dott. MARINI Luigi - rel. Consigliere -

Dott. GRAZIOSI Chiara - Consigliere -

Dott. ANDREAZZA Gastone - Consigliere -

Dott. ANDRONIO Alessandro - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.A., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 5/7/2011 del Tribunale di Cagliari, sez. dist. di Argiolas, che ha condannato il sig. V. alla pena di 1.200,00 Euro di ammenda perchè responsabile del reato previsto dalla L. 11 febbraio 1992, n. 157, art. 30, lett. a) ed h), commesso il (OMISSIS); con confisca e distruzione delle cose sequestrate;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Luigi Marini;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, Dr. Policastro Aldo, che ha concluso chiedendo annullarsi la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione;

udito per l'imputato l'avv. Altieri Antonella, che ha concluso chiedendo accogliersi il ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 5/7/2011 il Tribunale di Cagliari, sez. dist. di Argiolas, ha condannato il sig. V. alla pena di 1.200,00 Euro di ammenda perchè responsabile del reato previsto dalla L. 11 febbraio 1992, n. 157, art. 30, lett. a)ed h), commesso il (OMISSIS); il Tribunale ha, altresì, ordinato la confisca e distruzione delle cose sequestrate.

2. Osserva in motivazione il Tribunale che la localizzazione degli otto lacci in metallo, la loro predisposizione in funzione della cattura di animali ungulati e l'assenza di prove circa precedenti uccisioni di animali dell'imputato impongono di escludere che gli strumenti di caccia fossero finalizzati alla prevenzione di nuove uccisioni causate dalla volpe, animale che è rimasto intrappolato nei lacci fino a restarne ucciso.

3. Avverso tale decisione il sig. V. propone personalmente ricorso in sintesi lamentando:

a. vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e) sia sull'esistenza di legame tra il rinvenimento di una volpe morta e il posizionamento dei lacci sia, in ipotesi subordinata, sul mancato riconoscimento di ipotesi ex artt. 52 o 54 c.p. a seguito delle passate uccisioni di galline da parte delle volpi;

b. avvenuta estinzione del reato per prescrizione;

c. assenza di motivazione in ordine alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena.

Motivi della decisione

1. Il primo motivo è infondato e va respinto. Certa appare in sentenza, e non contestata dal ricorrente, la riferibilità a questi del posizionamento dei lacci. Si tratta di mezzi di caccia radicalmente vietati e il divieto è stato infranto. Osserva il Tribunale che lo stesso ricorrente si è difeso lamentando i danni subiti in passato dal proprio pollaio a causa delle incursioni delle volpi e non sembra alla Corte che il Tribunale abbia argomentato in modo illogico quando rileva che, non dimostrata circostanza dei danni che vengono invocati, è certo che si trattasse di lacci con caratteristiche tali da operare anche in presenza di ungulati (animali notoriamente più pesanti e grandi di una volpe), con ciò concludendo che non sussiste alcun elemento in atti che supporti la versione difensiva. Ciò assume rilievo anche in relazione all'invocata applicazione degli artt. 52 e 54 c.p.. Nè è illogico, anche alla luce delle difese del ricorrente, collegare la morte della volpe alla presenza dei lacci.

2. Escluso, così, che sussista l'evidenza della infondatezza dell'ipotesi di accusa e che il primo motivo possa essere accolto, la Corte rileva che effettivamente il Tribunale ha omesso di pronunciare in merito alla richiesta concessione dei benefici di legge (si vedano le conclusioni della difesa riportate nel l'intestazione della sentenza) e ha omesso ogni motivazione sul punto. La fondatezza del terzo motivo di ricorso impone di rilevare che il termine prescrizionale è maturato nelle more del presente giudizio; e infatti, considerati i due periodi di sospensione derivanti dai rinvii disposti alle udienze del 26/10/2009 e del 7/2/2011, il termine massimo è spirato in data 15 giugno 2012.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione.

Così deciso in Roma, il 28 novembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2014



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