Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Bucci Elisa - 2014-03-03

CADUTA DA CAVALLO, DANNO CONTRATTUALE – Trib. Milano 28.10.2013 – Elisa BUCCI

Un uomo riportava lesioni cadendo da cavallo in un"escursione effettuata durante la vacanza ed organizzata all"interno della tenuta ove alloggiava.

Evocava, quindi, in giudizio l"agriturismo chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti ex art. 2049, 2050, 2052, e 2043 c.c.

Il giudice, con la sentenza in esame, chiarisce che la fattispecie rientra nell"ambito di applicazione degli artt. 1218 e seguenti c.c. (responsabilità contrattuale) con la precisazione che tale inquadramento non determina limitazioni di tutele: infatti il danneggiato-creditore può fare valere sia il pregiudizio patrimoniale, sia quello non patrimoniale. Il Giudice di merito richiama in proposito la sentenza n. 26972/2008 secondo cui l"art. 1218 c.c. deve ritenersi comprensivo del danno non patrimoniale qualora l"inadempimento dell"obbligazione abbia determinato lesione di diritti inviolabili della persona.

Nel caso concreto, la domanda attorea viene rigettata per mancato assolvimento dell"onore della prova. Infatti, il creditore che agisce per il risarcimento del danno deve fornire la prova della fonte del suo diritto, mentre sul debitore grava l"onere di provare il fatto estintivo: il creditore è liberato dalla prova dell"inadempimento e della relativa colpa, ma deve comunque dare dimostrazione del l"esistenza del fatto materiale, del danno subito e che l"evento lesivo verificatosi sia stata la conseguenza dell"allegato inadempimento.

Non ricorre, invece, l"applicazione dell"art. 2052 c.c. (danno provocato da animali): essa è caratterizzata dal fatto che non si instaura tra un"azione umana ed un evento dannoso, ma tra l"azione dell"animale e l"evento del quale è chiamato a rispondere il proprietario e l"utilizzatore, sulla base della mera relazione della proprietà o dell"uso (e custodia). I soggetti indicati dalla norma rispondono per il solo nesso di causalità fra azione dell"animale e l"evento. Nel caso di specie, la fattoria è proprietaria del cavallo, ma la concreta gestione era affidata ad altro soggetto che si occupava dei cavalli, dell"organizzazione delle gite, di verificare il grado di preparazione dei cavalieri.

Per quanto concerne l" art. 2050 c.c., il giudice dà atto che secondo la giurisprudenza di legittimità l"attività di chi gestisce un maneggio pur non essendo intrinsecamente pericolosa, può diventarlo oltre una certa soglia in base ad una pluralità di parametri concreti come il luogo in cui si svolge, le attrezzature, la presenza di un istruttore oppure qualora gli allievi siano principianti o giovanissimi. Tuttavia, nel caso non alla fattoria, ma al concreto gestore dovrebbe, ricorrendone i presupposti, addebitarsi la responsabilità.

Infine, il Tribunale non può che rigettare tutte le domande.



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