Changing Society, Animali -  Redazione P&D - 2013-09-06

CALIFORNIA: INGROSSARE IL FEGATO DELLE OCHE PER FOIS GRAS E' ILLEGALE - Carlo PRISCO

LA GIURISPRUDENZA CALIFORNIANA CONFERMA CHE INGROSSARE FORZATAMENTE IL FEGATO DELLE OCHE DA FOIS GRAS E' ILLEGALE

La California – a torto o a ragione – è spesso considerata uno dei paesi più all'avanguardia nella tutela degli animali non umani, materia che negli USA è rimessa alla legislazione di ciascuno stato, talora con differenze insospettabili.

Su questa materia, al di qua come al di là dell'oceano, vige il regime welfaristico, improntato cioè al concetto di "benessere" animale, ma non a quello di "diritti animali": mentre quest'ultimo imporrebbe di astenersi da qualsiasi sfruttamento, nel primo caso esso si ammette purchè sia "umano" e quindi provochi soltanto le sofferenze "necessarie", evitando quelle gratuite.

Il codice penale californiano contempla i reati nei confronti di animali non umani al • 596 e seguenti [http://aldf.org/downloads/APL6E-CA.pdf].

Il • 597 sancisce i divieti: "every person who maliciously and intentionally maims, mutilates, tortures, or wounds a living animal, or maliciously and intentionally kills an animal, is guilty of an offense" ["Chiunque cagioni volontariamente e deliberatamente menomazioni, mutilazioni, torture o ferrite ad animali viventi, o volontariamente e deliberatamente uccida un animale, è colpevole di un reato", n.d.r.].

Il • 599 deroga espressamente al divieto di uccisione nel caso in cui sussistano finalità alimentari:  "No part of this title shall be construed [...]to interfere with the right to kill all animals used for food" ["Nessuna parte del presente titolo è volta a interferire con il diritto di uccidere qualsiasi animale utilizzato come cibo", n.d.r.].

Escluso pertanto che le norme welfariste volte ad attenuare le sofferenze "non necessarie" cagionate agli animali possano in alcun modo interferire con la produzione alimentare, la California ha emanato una legge, California Health & Safety Code • 25982, espressamente finalizzata a vietare la pratica di ingrassamento forzato delle oche e vendita del fois gras così ricavato.

Diverse associazioni di produttori e venditori hanno impugnato la norma appena entrata in vigore dinanzi alla Corte Distrettuale, organo competente in primo grado, chiedendo un'inibitoria urgente che vietasse allo Stato di applicare la nuova legge, in attesa della conclusione del procedimento. La Corte ha rigettato l'istanza e avverso tale decisione i ricorrenti hanno adito la competente Corte d'Appello (United States Court of appeals for the Ninth Circuit), estensore il Giudice Pregerson.

Le disposizioni di legge impugnate sanciscono che: "A product may not be sold in California if it is the result of force feeding a bird for the purpose of enarging the bird's liver beyond normal size" [• 25982: "Un prodotto non può essere venduto in California se è il risultato dell'alimentazione forzata di un uccello al fine di dilatare il fegato dell'uccello oltre la normale misura", n.d.r.] e: "A person may not force feed a bird for the purpose of enlarging the bird's liver beyond normal size, or hire another person to do so" [• 25981: "Una persona non può nutrire a forza un uccello allo scopo di dilatare il fegato dell'uccello oltre la normale misura, o assumere qualcuno per farlo", n.d.r.].

Fra le eccezioni sollevate dai ricorrenti c'è quella che lo Stato avrebbe sancito un onere a carico degli operatori commerciali, non commisurato al beneficio derivante alla collettività; tale argomento, già negato dalla Corte Distrettuale, è stato ritenuto infondato anche dalla Corte d'Appello, che – riprendendo le parole del primo giudice –  ha sottolineato come l'interesse pubblico consista nel prevenire la crudeltà sugli animali "rendendo illegale sia la pratica di alimentare forzatamente gli uccelli per dilatarne il fegato, che la vendita di tali prodotti".

Un altro motivo di impugnazione, basato sul diritto costituzionalmente garantito al giusto processo, contestava la genericità della norma, sostenendo che la definizione di "alimentazione forzata" sarebbe troppo vaga, non essendo possibile stabilire in assoluto quale sia la quantità esatta di cibo ingeribile dall'animale: la Corte non ha condiviso l'eccezione, sottolineando che gli stessi produttori hanno dato atto del metodo di allevamento delle oche, precisando che durante lo stadio finale della durata di almeno dieci giorni, che si svolge subito prima della macellazione, "noto come "gavage", ogni oca è "nutrita a mano (da un operatore) mediante l'uso di un tubo per introdurre il cibo all'interno del gozzo posto alla base dell'esofago dell'oca"".

Rigettate anche le altre eccezioni in tema di restrizioni al libero commercio e interpretazione della condotta soggettiva riprovata, la Corte d'Appello ha confermato la decisione della Corte Distrettuale, che non aveva ravvisato motivi sufficienti per l'emanazione di provvedimenti provvisori, rinviando ad essa la trattazione della causa nel merito.

Quanto di cui sopra sarebbe ipotizzabile in Italia? Nel nostro ordinamento le norme contro il maltrattamento di animali vanno incontro allo stesso limite di quelle californiane, sancito dall'art. 19 ter nelle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale: "Leggi speciali in materia di animali. - Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente".

L'iniziativa legislativa californiana e le decisioni giurisprudenziali esaminate suggeriscono che anche in Italia sarebbe possibile istituire norme analoghe, in armonia con i principi già espressi, in particolare dalla L 189/04: naturalmente simili scelte legislative, pur rappresentando un'evoluzione delle norme esistenti, si porrebbero sempre nel solco della legislazione welfarista, continuando di fatto a consentire e disciplinare lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali, anziché bandirlo dall'ordinamento una volta e per tutte.



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