Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-08-13

CANE CHE MORDE... PADRONA CHE PAGA. UNA STORIA PAZZESCA - Cass. pen. 33407/2014 - A.G.

All'imputata era addebitato il reato di lesioni colpose per non aver tenuto al guinzaglio il proprio cane che aveva aggredito una donna al braccio. Il cane, però, si trovava in un'area recintata di proprietà dell'imputata che aveva informato la vittima della presenza dell'animale. A sua volta la vittima aveva in braccio un cagnolino e aveva suonato alla porta dell'imputata per una questione di emergenza, per trovare riparo da due grossi cani da cui stava scappando. Una situazione paradossale in quanto la vittima, appena varcato il cancello, veniva azzannata dal cane della sua 'salvatrice'. Una situazione pazzesca, se si pensa che l'imputata aveva agito per soccorrere la vittima e avvertendola della presenza del cane. Allora? Meglio disinteressarsi delle richieste di aiuto? Secondo i giudici, la soccorritrice, poi imputata, prima di aprire il cancello avrebbe dovuto rendere inoffensivo il proprio cane che si trovava nella propria abitazione....

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 28 maggio – 29 luglio 2014, n. 33407

Presidente Romis – Relatore Blaiotta

Motivi della decisione

1. Il Giudice di Pace di Milano ha affermato la responsabilità dell'imputata in epigrafe in ordine al reato di lesioni colpose in danno di F.A. Le è stato mosso l'addebito di non aver tenuto al guinzaglio il proprio cane che aggrediva la vittima ad un braccio.

2. Ricorre per cassazione l'imputata. Si assume che apoditticamente è stata ritenuta la pericolosità del cane di razza di pitbull , sebbene l'ordinanza ministeriale in materia sia stata caducata proprio a causa della dichiarata impossibilità di valutare a priori la pericolosità in base alla razza. Inoltre il cane si trovava in area recintata di proprietà dell'imputata e di ciò non si è tenuto adeguato conto. La situazione non richiedeva guinzaglio e museruola. Inoltre il giardino aveva un alto recinto e la vittima era stata informata verbalmente della presenza di cani. Contraddittoriamente, poi, sono state ritenute attendibili le difese della ricorrente, senza che ciò abbia influito sulla decisione. Il comportamento della F. ha avuto un'esclusiva incidenza causale avendo costei sollecitato l'apertura dei cancello. La situazione verificatasi avrebbe potuto essere guardata pure sotto il profilo dello stato di necessità. L'evento, inoltre non era prevedibile ed evitabile. Infine apoditticamente è stata determinata la pena evocando genericamente i criteri di cui all'articolo 133 codice pen.

3. Il ricorso è infondato. La sentenza spiega che la vittima aveva suonato alla porta di casa del imputata per una questione di emergenza dovuta alla presenza di due grossi cani nei pressi. La ricorrente aprì: in quel frangente il cane di proprietà di costei riuscì a portarsi all'esterno ed azzannò la F. al braccio nel quale teneva un cagnetto. Si aggiunge che l'imputata si è difesa assumendo di aver avvertito la F. di non poter aprire a causa della presenza dei cani in giardino e di averlo fatto solo a causa dell'emergenza segnalata. Tale pur verosimile situazione, secondo il giudice, non esonera da responsabilità. L'animale, quale che sia la razza, ha mostrato aggressività, tanto che fu difficile separarlo dalla vittima. In tale situazione sarebbe stato necessario un guinzaglio o la chiusura della porta di comunicazione.

Tale apprezzamento appare immune da censure. Il nucleo essenziale del processo risiede nel fatto che l'imputata, nell'aprire la porta, non ha adottato preliminarmente le banali cautele atte a rendere inoffensivo l'animale; e ciò fonda razionalmente e giuridicamente il rimprovero colposo.

Quanto alla pena si è individuata una sanzione di settecento euro, ulteriormente ridotta per effetto delle attenuanti generiche; a fronte della quale, considerata la sua modesta entità, appare congruo il richiamo ai criteri di legge, all'incensuratezza ed al favorevole comportamento processuale. Il ricorso deve essere conseguentemente rigettato. Segue per legge la condanna al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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