Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2015-10-06

CANE E CONIGLIO MALTRATTATI. IMPUTATO CON DISAGIO - Cass. pen. 20551/15 - A.G.

Il Tribunale di Como ha condannato l'imputato per i reati di maltrattamento di animali (segnatamente, la contravvenzione di detenzione incompatibile) e per il reato di disturbo delle persone e delle occupazioni.

L'uomo era accusato di aver detenuto un cane e un coniglio in condizioni non idonei, precisamente, non compatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo era dato, come accade con una frequenza molto alta, dall'abbaiare del cane in modo incontrollato.

Davanti alla Corte di legittimità, giudice dell'impugnazione atteso che la sentenza censurata ha disposto solo la pena dell'ammenda, di talché l'appello proposto è stato convertito in ricorso per cassazione, stante l'inappellabilità della sentenza impugnata, veniva lamentato non il fondamento della colpevolezza o del fatto ma unicamente la carenza di motivazione in ordine alla mancata concessione dei benefici di legge: la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale.

In effetti, rileva la Suprema Corte, il giudice del merito, pur avendo concesso le attenuanti generiche in ragione del disagio dell'imputato, non ha esposto in alcun modo le ragioni a supporto del diniego dei benefici. La sentenza è stata dunque annullata per nuovo giudizio sul punto.

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Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 16-04-2015) 19-05-2015, n. 20551 - Pres. Squassoni - Rel. Andreazza

Svolgimento del processo

1. E.M. ha proposto appello avverso la sentenza del Tribunale di Como di condanna alla pena di Euro 800 di ammenda per i reati di cui all'art. 727 c.p., comma 2 e art. 659 c.p., in relazione alla detenzione di un cane e di un coniglio in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze e in relazione al disturbo alle occupazioni e al riposo dei soggetti occupanti le altre unità abitative del palazzo provocato dall'incontrollato abbaiare del cane stesso.

2. Con un unico motivo lamenta la assenza di motivazione in ordine alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione della pena benchè richiesti.

Deduce che il giudice, alla luce della situazione di disagio personale dell'imputato, ha ritenuto di potere concedere le circostanze attenuanti generiche tuttavia, allo stesso tempo, del tutto immotivatamente non concedendo, nonostante la richiesta espressa sul punto, i doppi benefici di legge.

3. In data 15/09/2014 l'atto di appello è stato trasmesso a questa Corte attesa l'inappellabilità della sentenza.

Motivi della decisione

4. Va preliminarmente rilevato che l'appello deve essere convertito in ricorso per cassazione ex art. 568 c.p.p., comma 5, stante l'inappellabilità della sentenza impugnata; occorre infatti al riguardo ricordare l'insegnamento delle Sezioni unite che, con la sentenza n. 45371 del 2001, Bonaventura, Rv. hanno sostenuto che in tema di impugnazioni, allorchè un provvedimento il giurisdizionale sia impugnato dalla parte interessata con un mezzo di gravame diverso da quello legislativamente prescritto, il giudice che riceve l'atto deve limitarsi, come verificatosi del resto nella specie, a norma dell'art. 568 c.p.p., comma 5, a verificare l'oggettiva impugnabilità del provvedimento, nonchè l'esistenza di una "voluntas impugnationis", consistente nell'intento di sottoporre l'atto impugnato a sindacato giurisdizionale, e quindi trasmettere gli atti, non necessariamente previa adozione di un atto giurisdizionale, al giudice competente.

Con la stessa decisione si è aggiunto che condizione necessaria ed insieme sufficiente perchè il giudice possa compiere la operazione di qualificazione è la esistenza giuridica di un atto - cioè di una manifestazione di volontà avente i caratteri minimi necessari per essere riconoscibile come atto giuridico di un determinato tipo - e non anche la sua validità; ciò che conta è inoltre la volontà oggettiva dell'impugnante - quella cioè di sottoporre a sindacato la decisione impugnata -, senza che sia possibile attribuire alcun rilievo all'errore che potrebbe verificarsi nel momento della manifestazione di volontà o anche alla deliberata scelta di proporre un mezzo di gravame diverso da quello prescritto.

5. Ciò posto, il ricorso è fondato.

Nonostante, come risulta dalla stessa sentenza impugnata, in sede di conclusioni la difesa avesse richiesto i doppi benefici di legge, il Tribunale non li ha riconosciuti senza esporre in alcun modo le ragioni a supporto di tale decisione come invece sarebbe stato necessario (cfr., arg. a contrario, Sez. 1^, n. 8560/15 del 18/11/2014, Merenda, Rv. 262553; Sez. 6^, n. 4374/09 del 28/10/2008, Maugliani, Rv. 242785).

Ne consegue l'annullamento della sentenza su tale aspetto con rinvio al Tribunale di Como.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Como limitatamente alla applicabilità dei benefici di legge.

Così deciso in Roma, il 16 aprile 2015.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2015



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