Fragilità, Storie, Diritti, Legami sentimentali -  Ricciuti Daniela - 2015-07-12

CANE E GATTO - Daniela RICCIUTI

"Siete come cane e gatto" - era il rimprovero più ricorrente dei genitori, a volte stizzito, altre volte proprio desolato - "Due siete, eppure non andate d'accordo! Siete due figli unici".

Ed in effetti stavano sempre a litigare.

Ogni occasione era buona: cosa vedere in tivù, chi doveva usare cosa, il funghetto del Monopoli!

Pretesti: i fratelli hanno sempre un conto in sospeso...

Lei non gliel'aveva mai perdonato di essere venuto a romperle le uova nel paniere!

Prima figlia, prima nipote: genitori, nonni, zii...l'affetto e le attenzioni di tutti solo per lei...tutto ruotava intorno a lei...era lei il centro del mondo! (sensazione che non si dimentica mai... Anche quando si diventa grandi, resta sempre, in sordina, una eco, nostalgica!).

Poi era arrivato lui...

Ed ecco che tutto era diventato "diviso due"!

Certo, aveva capito che doveva accettarlo: era stata adeguatamente preparata...un vero e proprio lavaggio del cervello: "arriva il fratellino, che bello! Il fratellino tuo! Gli vorrai tanto bene, te ne vorrà tanto anche lui. Il fratellino è piccolo, lo devi proteggere"...

E lei aveva capito.

Ed infatti lo coccolava, lo vezzeggiava, gli dava carezze e bacetti. Ma - non capivano perché - lui, appena la vedeva avvicinarsi, iniziava a piangere. "Strano bambino", "strani capricci"! Non capivano finché una volta si accorsero dei segni lasciati sul braccetto dai dentini di lei: "bello fratellino mio!"...e zac! Aveva tre anni...ma aveva capito!

Il tempo passa e si cresce.

Resta sempre, insopprimibile, la competizione nell'affetto dei genitori, certo, ma i fratelli imparano ad accettarsi, a riconoscersi, ad allearsi anche.

Molto era stato grazie ai genitori - con l'esempio, più che con le parole, infondevano in loro il "senso della famiglia".

Erano stati bravi i genitori - o quanto meno instancabili! - nell'opera di costruzione di un vero Affetto, nella cementificazione del rapporto: sempre "tutto insieme", "tutto per due".

Il che destava, in realtà, una certa insofferenza.

Ogni compleanno festeggiato insieme - il caso ha voluto che lui fosse nato a distanza di tre anni meno un giorno: neanche la cortesia di venire in un giorno diverso!

Alle festicciole delle compagne di classe (rigorosamente mono-genere, come si usava alle elementari) l'unico maschio era sempre lui, "il fratellino": mica si poteva lasciarlo a casa da solo! E non importava l'imbarazzo di lei, che sapeva benissimo che le altre bambine mal tolleravano quel "marmocchio" (che avrebbero dato, poi, a distanza di qualche tempo, per averlo alle loro feste!).

L'abitudine a condividere tutto.

Per tre volte era accaduto che lui trovasse per strada 10.000 lire - ogni volta lei era passata un attimo prima, camminando davanti a lui, ma - con la testa tra le nuvole, come sempre - non le aveva viste. 5.000 ciascuno: si doveva fare sempre a metà (ingiusto, forse, dato che era sempre lui il "fortunato"!).

Dolcetti cioccolatini caramelle che offriva a scuola chi compiva gli anni: sempre si chiedeva di prenderne un altro da portare a "il fratellino"/"la sorellina" (gesto spontaneo? O indotto, suggerito, anche questo, da mamma e papà? Chissà).

Una volta non era stato possibile.

Era in primina, il compagno era stato originale ed aveva portato i gelati, ma erano contati, uno ciascuno.

Lui pensò bene di rinunciarvi per portarlo a lei.

Fu un grande sacrificio: il Cremino, uno dei suoi gelati preferiti, insieme al Cornetto Algida (per le noccioline in cima), e tutti che mangiavano, tranne lui.

Quando tornò a casa e tirò fuori - trionfante! - il gelato, o meglio quello che ne restava dopo tre ore nella tasca dello zaino, lei - cattiva! - rise come una matta e lo prese in giro per giorni.

Ma mai dimenticò quel gesto e quell'espressione sconsolata.

La stessa espressione quando gli volarono via i palloncini per la festa a sorpresa che le aveva organizzato, dopo circa trent'anni.

Certo, continuavano sempre litigi, dispetti e lotte (se le davano di santa ragione! E poi non importava di chi fosse la colpa: le prendevano di sopra "tutti e due"!).

E lei era sempre un po' cattivella col "fratellino", che la imitava ("pappagallo"!) e sopportava di tutto pur di giocare con lei: anche farsi vestire "da femmina" con i vestiti della mamma e le sue scarpe col tacco, e truccare - il rossetto dappertutto, persino nelle orecchie!

Ma poi, nei momenti importanti...

Quando, una mattina di "sciopero" che non erano andati a scuola e si erano tutti riparati a casa sua, uno degli amici di lei aveva rotto il piede di una poltrona antica, giocando a pallone nel salotto, e la madre, al ritorno dal lavoro, aveva dato per scontato che fosse stato il figlio ("sempre scalmanato, con l'argento vivo in dosso"), che neanche gliel'aveva detto che la responsabilità invece non era la sua e che sarebbe stato più giusto prendersela con la sorella.

Quando qualcuno la faceva rimanere male: sempre pronto a difenderla!

Le volte poi che mamma e papà litigavano, e loro, nascosti dietro la porta chiusa a sentire, abbracciati, piangendo per la paura che "divorziassero", si promettevano che mai nessuno li avrebbe separati!

Allora non sapevano che i litigi dei genitori non erano in grado di minare un rapporto inossidabile, che lo alimentavano, anzi, forse. Ma già allora sapevano che non erano soli. Che potevano contare l'uno sull'altra.

Così come quando la mamma è stata male, e il papà più tardi.

In tutti i momenti difficili, tutte le prove, mai soli. Sempre l'uno per l'altra.

Gli unici che potessero davvero comprendersi, che sapessero esattamente cosa provavano, cosa significava, cosa sarebbe potuto succedere.

Gli unici a conoscere i meccanismi (ogni famiglia ne ha di suoi, tipici, strani).

Parlavano la stessa identica lingua.

Ed ancora, e sempre, ogni problema, piccolo e grande, si affronta con la consapevolezza di non essere soli.

C'è sempre lui a spronarla: "Vai avanti!". C'è sempre lei ad ascoltarlo e a proteggerlo ("é piccolo").

Anche se adesso lui non vuole più andare alle feste delle sue amiche, ora che lei vorrebbe portarlo, orgogliosa di lui, com'è.

Però continuano a condividere tutto, fortune e dispiaceri.

Ed è "vero amore, quello incondizionato".

Sono sempre "come cane e gatto".

Ma cane e gatto, quando crescono insieme, si azzuffano ma si amano e diventano inseparabili: come fratelli!



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