Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2017-03-09

Cane morto in auto sotto al sole: manca lelemento soggettivo del dolo - Trib. Perugia, 20.9.2016 – Annalisa Gasparre

L"uccisione di animali è punita solo a titolo di dolo che, ad avviso del Tribunale di Perugia, non sussiste nel caso di cani lasciati in auto al sole per circa due ore e deceduti per un colpo di calore giacché, nel caso di specie, veniva riscontrata sbadataggine e negligenza e non di coscienza e volontà di cagionare la morte degli animali.

Rilevata la mancanza di elemento soggettivo, l"imputato è stato assolto.

In tema di reati contro gli animali e casi in cui vi è stata condanna per condotta analoga ma non identica dal punto di vista soggettivo, volendo, Gasparre, Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari oltre la lente dei mass media, Key Editore, 2015.

Trib. Perugia, 20.9.2016 – dott. Narducci

Il Giudice del Tribunale di Perugia, in composizione monocratica, dott. Giuseppe Narducci, alla udienza del 14 settembre 2016, ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA

nei confronti di V.L. (Omissis)

IMPUTATO

del delitto di cui agli artt. 40, 544 bis c.p. perché, omettendo di far scendere i propri cani razza S. dalla propria autovettura, causava la morte di un esemplare dovuto a colpo di calore per averlo lasciato all' interno della stessa per circa due ore sotto il sole

In Perugia il 4 Luglio 2010

Con la presenza del PM dr.ssa D' Amora

Il PM chiedeva assolversi l'imputato perché il fatto non costituisce reato

Il difensore si associava alla richiesta del PM

Sulla scorta delle risultanze istruttorie (relazione di servizio redatta dalla Polizia Municipale di Perugia il 4.7.2010, relazione del medico veterinario dr.ssa E.A., dichiarazioni di S.A. dell' 8.7.2010 alla polizia giudiziaria), emergeva chiaramente che l'imputato, il 4 luglio 2010, rientrava presso la propria abitazione e parcheggiava l'auto nello spazio condominiale.

Trascorse un paio di ore circa, un condomino si accorgeva che nell'auto erano presenti i due cani di proprietà del V. ed avvertiva quest' ultimo.

L'imputato, immediatamente, si prodigava per soccorrere i due cani che, rimasti chiusi per lungo tempo nel veicolo esposto al sole, erano in forte stato di disidratazione e di sofferenza.

Per impulso del V., accorreva subito sul posto un veterinario, la dr.ssa A., che constatava la morte di uno dei due cani. Il più piccolo dei due, invece, superava la crisi e restava in vita.

Così ricostruita la vicenda, il Giudice non può non rilevare che il reato contestato al V. è il delitto di uccisione di animali disciplinato dal' art. 544 bis c.p. e che, ovviamente, come in ogni ipotesi di delitto, la fattispecie è punibile esclusivamente a titolo di dolo.

Il reo deve essere animato dalla coscienza e volontà di cagionare, con la propria condotta, per crudeltà o senza necessità, la morte di un animale.

Nel caso in esame, invece, è emerso con chiarezza che V. non volle certamente far morire i suoi cani.

Se avesse deliberatamente voluto raggiungere detto risultato, chiaramente non avrebbe parcheggiato il veicolo nello spazio condominiale davanti alla propria abitazione e non si sarebbe prontamente adoperato per salvare i due cani dopo essere stato avvertito da un condomino.

Il fatto avvenne per mera sbadataggine o trascuratezza del V. che parcheggiò l'auto e si allontanò senza avvedersi o ricordare che nella stessa erano ancora presenti i cani.

La morte del cane fu, dunque, il prodotto di una condotta negligente del V., ma certamente non di una condotta dolosa.

Difetta pertanto l' elemento soggettivo del reato.

P.Q.M.

Letto l'art. 530 c.p.p. ,

assolve V.L. in ordine al reato a lui ascritto perché il fatto non costituisce reato.

Riserva in giorni quindici il termine per il deposito dei motivi.

Così deciso in Perugia, il 14 settembre 2016.

Depositata in Cancelleria il 20 settembre 2016.



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