Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Bucci Elisa - 2014-04-10

CANONE DI LOCAZIONE MAGGIORE DI QUELLO DICHIARATO – Cass. n. 37/2014 – Elisa BUCCI

Un locatore proponeva sfratto per morosità avverso i propri conduttori che eccepivano a loro volta la nullità dell'accordo con il quale era stato pattuito un canone di locazione di ammontare maggiore di quello risultante dal contratto registrato.

I Giudici di merito rigettavano la domanda di sfratto accogliendo quella di nullità, pertanto il locatore proponeva ricorso per cassazione.

Con la sentenza allegata, la Cassazione ritiene di poter confermare l"orientamento espresso sul punto dalla pronuncia della Corte di cassazione n. 16089/2003, tuttavia rivisto alla luce del recepimento della teoria della causa concreta del contratto e dell"abuso del diritto.

In considerazione della finalità fiscale della normativa deve aversi riguardo alla sostanza dell"operazione concretamente posta in essere dalle parti: in quanto contemplante un canone superiore rispetto all"importo indicato in contratto scritto e registrato, tale patto risulta funzionalmente volto a realizzare precipuamente il risultato vietato dalla norma, cioè a garantire al locatore di ritrarre dalla locazione un reddito superiore rispetto a quello assoggettato ad imposta. La causa concreta del patto (ovvero l"interesse o scopo pratico anche tacitamente obiettivato dalle parti che la specifica operazione contrattuale posta in essere dalle parti è funzionalmente diretta a soddisfare), dunque, rivela finalità di elusione fiscale e pertanto è da considerarsi nulla.

Oltre alla teoria della causa in concreto, è stata recepita altresì la teoria dell"abuso del diritto: la Corte afferma che in tema di imposte, l"esame delle operazioni poste in essere dal contribuente deve essere in ogni caso compiuto alla stregua del principio elaborato in sede comunitaria secondo cui non possono trarsi benefici da operazioni che seppure realmente volute ed immuni da invalidità risultino, alla stregua di un insieme di elementi obiettivi, compiute essenzialmente allo scopo di ottenere un indebito vantaggio fiscale in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustificano l"operazione, diverse dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale. Trattasi di un principio generale antielusivo desumibile dall"art. 53 Cost.

Infine, la Corte, ravvisando la necessità di rimeditare l"orientamento interpretativo del 2003 alla luce della evoluzione interpretativa successivamente maturata in tema di causa concreta e abuso del diritto, rimette la questione alle Sezioni Unite.



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