Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-12-07

CASI UMANI: ABUSO CREDULITA' POPOLARE - Cass. pen. 50092/2014 - A.G.

Periodicamente tutti siamo destinatari di richieste di aiuto. Più il caso è disperato più è monetizzabile l'umanità di chi è indotto a pescare nella tasca o nella borsa alla ricerca di una moneta.

Animali, bambini, malati sono degli ottimi sponsor. Lo sa bene chi si occupa di pubblicità e marketing, lo sanno bene anche i meno organizzati.

La Cassazione si è occupata di una vicenda in cui un uomo aveva chiesto aiuto davanti a un ufficio postale (spesso distribuiscono "cartoline" sui treni), come mediatore di un bambino che asseriva costretto a vivere senza un polmone.

Perseguito l'autore della storia falsa per il reato di abuso della credulità popolare, i giudici lo condannano ma la Cassazione annulla la sentenza perchè il fatto non sussiste. Per quanto oggettivamente falsa e menzognera la storia, mancava l'idoneità astratta ad abusare della credulità popolare.

Per configurare il reato è necessario un atteggiamento malizioso diretto ad ingannare ed idoneo allo scopo in relazione alle persone verso cui si esplica, esercitato pubblicamente, nel senso di essere diretto a trarre in inganno un numero indeterminato di persone, e che sia idonea a determinare un turbamento dell'ordine pubblico da intendere quale buon assetto, nonché, regolare e pacifico andamento del vivere civile, anche se, trattandosi di reato di pericolo, non occorre che tale turbamento si verifichi.

Ad avviso della Suprema Corte, la condotta era priva dell'idoneità astratta ad approfittare della credulità popolare. Il fatto null'altro era che una richiesta di elemosina, non penalmente perseguibile.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 14 ottobre – 1° dicembre 2014, n. 50092 - Presidente Siotto – Relatore La Posta

Ritenuto di fatto

1. Con sentenza del 7.5.2013 il Tribunale di Urbino, in composizione monocratica, condannava C.J. alla pena di euro 600 di ammenda per il reato di cui all'art. 661 cod. pen., per avere cercato di abusare della credulità popolare, usando come mezzo per trarre in inganno un numero indeterminato di persone numerosi biglietti con la scritta «Carlo scusate per il disturbo, vi preghiamo di aiutare questo bambino che vive senza un polmone», ricevendo in tale modo offerte di danaro, potendo dal fatto derivare un turbamento dell'ordine pubblico.

Rilevava che, non avendo l'imputato fornito alcuna giustificazione con riguardo alla indicazione di tale «Carlo», il riferimento allo stesso deve considerarsi una impostura indirizzata, nella specie, ad un numero indeterminato di soggetti, rappresentati essenzialmente da persone anziane che venivano avvicinate nei pressi dell'ufficio postale sito in una piazza centrale del paese. Tale condotta veniva ritenuta, almeno potenzialmente, idonea a creare turbamento dell'ordine pubblico in quanto il riferimento ad un bambino gravemente ammalato e verosimilmente privo di adeguata assistenza ben poteva comportare l'interessamento delle autorità preposte alla tutela dei minori ovvero della polizia, di enti locali, servizi sociali.

2. Ha proposto, personalmente, ricorso per cassazione l'imputato denunciando la violazione di legge ed il vizio di motivazione della sentenza impugnata avuto riguardo configurabilità del reato contestato.

In realtà, come ha riferito il testimone in udienza, l'imputato aveva avvicinato una sola signora chiedendo un'offerta di danaro senza arrecare alcun disturbo, né la signora aveva manifestato disagio alla richiesta. Quindi, l'imputato stava chiedendo l'elemosina, condotta che avrebbe configurato il reato di cui all'art. 670 cod. pen. abrogato.

Rileva che la norma contestata trova la sua origine nella repressione delle scienze occulte e delle pratiche superstiziose e prevede un reato di pericolo concreto che richiede la verifica, caso per caso, del possibile turbamento dell'ordine pubblico che, nella specie, è stato individuato dal giudice in maniera errata dovendosi intendere per turbamento dell'ordine pubblico l'insorgere di un concreto ed effettivo stato di minaccia per l'ordine legale mediante mezzi illegali idonei a scuoterlo.

Infine, lamenta il vizio della motivazione in ordine al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche che sono state negate con argomentazione apodittica.

Considerato in diritto

Ad avviso del Collegio, il primo motivo di ricorso è fondato.

Con la norma di cui all'art. 661 cod. pen. in questione è sanzionata la condotta di chiunque, pubblicamente, cerca di trarre vantaggio, anche senza fini di lucro, dalla credulità popolare con qualsiasi impostura, se dal fatto può derivare un turbamento dell'ordine pubblico.

È necessaria, quindi, l'impostura, ossia un atteggiamento malizioso diretto ad ingannare ed idoneo allo scopo in relazione alle persone verso cui si esplica, che deve essere esercitata pubblicamente, cioè diretta a trarre in inganno un numero indeterminato di persone, e che sia idonea a determinare un turbamento dell'ordine pubblico da intendere quale buon assetto, nonché,regolare e pacifico andamento del vivere civile& anche se, trattandosi di reato di pericolo, non occorre che tale turbamento si verifichi.

L'idoneità ad abusare della credulità popolare non si pone tanto come una caratteristica intrinseca al tipo di attività dell'agente, quanto al modo in cui viene esercitata. Con l'impostura l'agente deve, quindi, cercare di approfittare della credulità popolare, vale a dire della corrività delle persone a prestare fede derivante da mancanza di cultura, da scarsa intelligenza, da soggezione o inclinazione superstiziosa.

Orbene, nella specie, la condotta del ricorrente - come descritta in premessa - era, all'evidenza, tesa ad ottenere danaro servendosi di un artificio, quale è la rappresentazione di una grave sventura, allo scopo di suscitare nell'animo delle persone sentimenti di pietà.

Data, quindi, per accertata l'impostura, nella specie, manca, nè è stata indicata, l'idoneità astratta ad approfittare della credulità popolare di un fatto che, ancorchè menzognero, in astratto può verosimilmente verificarsi nella realtà.

La sentenza impugnata, pertanto, deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.



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