Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-27

CASO FORTUITO E FATTO DEL DANNEGGIATO NELLA RESPONSABILITA' DA COSE: SPORT, GIOCHI, RINGHIERE - RM

L'elemento esterno attinente al caso fortuito può essere costituito anche dal fatto del danneggiato, specie quando esso rappresenti un'ipotesi di utilizzazione impropria della cosa, la cui pericolosità sia talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, da renderla del tutto imprevedibile; la circostanza de qua è stata ravvisata, ad esempio,

  • in occasione di sciatore che collida, durante la discesa, con un casotto in muratura per il ricovero di un trasformatore dell'energia elettrica, necessaria per il sistema di risalita e posto in prossimità della pista, non osservando una velocità adeguata al luogo (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata rilevandone l'adeguatezza della motivazione con riferimento all'esclusione della responsabilità da custodia di una società gestrice di un impianto di sci per le lesioni occorse ad uno sciatore conseguenti alla collisione, durante la discesa, con un casotto in muratura per il ricovero di un trasformatore dell'energia elettrica necessaria per il sistema di risalita posto in prossimità della pista, sul presupposto dell'accertata assenza del nesso di causalità tra la cosa e l'evento, invece determinato, così configurandosi un'ipotesi di caso fortuito, dalla condotta colposa della medesima vittima che non aveva osservato una velocità adeguata al luogo e che si era, perciò, imprudentemente portato fino al margine estremo del piazzale di arrivo, risultato comunque sufficientemente ampio, senza riuscire ad adottare manovre di emergenza idonee ad evitare l'urto contro il predetto ostacolo):

"la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (e, perciò, anche per le cose inerti) e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. La responsabilità del custode, in base alla suddetta norma, è esclusa in tutti i casi in cui l'evento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dell'evento e, perciò, quando si sia in presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per sé prodotto l'evento, assumendo il carattere del c.d. fortuito autonomo, ovvero quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico dell'evento dannoso da un elemento o fatto estraneo del tutto eccezionale (c.d. fortuito incidentale), e per ciò stesso imprevedibile, ancorché dipendente dalla condotta colpevole di un terzo o della stessa vittima. " (Cass. civ., sez. III, 6 febbraio 2007, n. 2563, 2001; GC, 2007, 6, 1344; GCM, 2007, 2; DeG, 2007; GI, 2007, 11, 2443- cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012);

  • nel caso un impugnata che aveva escluso qualsiasi responsabilità del Comune proprietario in ordine all'infortunio occorso ad un soggetto che aveva assunto di essere inciampato in un filo di ferro ancorato nel terreno a sostegno di alcune tubazioni sottostanti, portandosi però in un'aiuola, protetta da un cordolo di cemento e non accessibile ai pedoni, sulla quale si erano sviluppati cespugli di vegetazione, così ponendo in essere un uso improprio del bene, ovvero diverso rispetto a quella che era la sua normale destinazione quale bene demaniale):

"non sussiste responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c. per le cose in custodia, qualora il danneggiato si astenga dal fornire qualsiasi prova circa la dinamica dell'incidente e il nesso eziologico tra il danno e la cosa e, inoltre, abbia fatto della cosa un uso improprio, cioè diverso rispetto a quello da ritenersi riconducibile alla sua ordinaria destinazione" (Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2006, n. 8106, GCM, 2006, 4);

  • qualora il danneggiato sia entrato, senza autorizzazione, in una zona dell'esercizio commerciale interdetta al pubblico (nella fattispecie, il danneggiato era entrato senza autorizzazione in una zona dell'esercizio commerciale interdetta al pubblico, ed era stato colpito da un utensile; è stato ritenuto irrilevante il rispetto o meno delle norme anti-infortunistiche in materia, non applicabili nella situazione in esame, in cui a patire un danno non era stato un lavoratore, bensì una persona estranea che era entrata in contatto con il macchinario disattendendo un'espressa proibizione):

"il caso fortuito che esclude la responsabilità per danni da cose in custodia può essere costituito anche dal fatto colposo dello stesso danneggiato " (Trib. Napoli 24 gennaio 2005, GM, 2005, 12, 2635);

  • in caso di uso anomalo dell'altalena, da parte di un ragazzo di dodici anni, montato in piedi sul bracciolo del seggiolino (nella specie, è stata esclusa la ragionevole prevedibilità dell'uso dell'altalena da parte di un ragazzo di dodici anni che era montato in piedi sul bracciolo del seggiolino e che, perso l'equilibrio, aveva tentato di aggrapparsi allo snodo della stessa, così procurandosi l'amputazione del pollice della mano sinistra):

"ai fini della configurazione della responsabilità per difetto del prodotto è necessario che questo sia stato utilizzato secondo la destinazione che il produttore (o il custode) poteva ragionevolmente prevedere " (Cass. civ., sez. III, 29 settembre 1995, n. 10274, FI, 1996, I, 954; RCP, 1996, 372);

  • vittima la quale, arrampicatasi sulla ringhiera delle scale, si sporga all'esterno sbilanciandosi e cadendo nel vuoto (nella specie, in cui si discuteva dei danni derivati ai genitori di un minore dalla morte dello stesso, caduto nella tromba delle scale dell'orfanotrofio ove era ospitato, il Suprema Consesso ha confermato la decisione di merito che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2051 citato in quanto il danno era stato cagionato dal comportamento imprudente della vittima la quale, arrampicatasi sulla ringhiera delle scale, si era sporta all'esterno sbilanciandosi e cadendo nel vuoto):

"la presunzione di responsabilità a carico di chi abbia in custodia, prevista dall'art. 2051 c.c., riguarda i danni cagionati dalla cosa medesima per la sua intrinseca natura e per l'insorgenza in essa di agenti dannosi e, pertanto, non può trovare applicazione nella diversa ipotesi di danni che non derivino dalla cosa in sè, ma da comportamenti dolosi o colposi di chi detiene la cosa" (Cass. civ., sez. III, 23 febbraio 1983, n. 1394, GCM, 1983, 2).



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