Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-09-11

CASO FORTUITO: PUO' CONSISTERE NEL FATTO DEL DANNEGGIATO - Riccardo MAZZON

La sentenza Cassazione civile, sezione III, n. 15723 del 2 luglio 2010 è chiamata a valutare la correttezza della pronuncia 28 ottobre 2005 - 26 maggio 2006, della Corte di appello di Torino (che confermava la decisione del Tribunale di Novara), con la quale era stata rigettata la domanda, intesa ad ottenere il risarcimento dei danni, proposta dalla moglie (anche per le figlie minori) di tecnico, deceduto a seguito di una caduta dall'albero, che egli stesso era stato incaricato di tagliare.

Nell'originario atto di citazione, l'attrice aveva dedotto che:

  • il marito era deceduto a seguito dei traumi riportati dopo essere precipitato al suolo, nel corso delle operazioni di abbattimento di un grosso cedro;
  • la società che in quella occasione aveva assunto l'appalto del lavoro - e messo a disposizione due autogrù ed i tecnici relativi (tra i quali, appunto, il deceduto) - aveva fornito mezzi non idonei allo scopo;
  • la gru recante il cestello porta-operai alla sommità, infatti, aveva il braccio troppo corto (20 metri contro i circa 30 metri dell'albero alla sua sommità);
  • ciò aveva costretto il deceduto ad uscire dal cestello, per effettuare il taglio dell'apice della pianta, assicurandosi imprudentemente ad un grosso ramo, situato più in basso del livello del taglio;
  • per un probabile errore nella valutazione del punto di taglio e del conseguente baricentro del segmento di tronco tagliato, la sommità del cedro, separata dal resto del tronco, non aveva potuto subire il procedimento di "ramatura" ed, invece di restare saldamente sospesa al gancio, si era improvvisamente e parzialmente ribaltata, spezzando in tal modo il ramo a cui era assicurato il tecnico, che era precipitato a terra, decedendo sul colpo.

La società appaltatrice, costituendosi in giudizio, aveva chiesto il rigetto della domanda, rilevando che la dinamica del sinistro rendeva chiaro come la responsabilità dell'incidente fosse da addebitare unicamente alla vittima, la quale imprudentemente - e di sua sola iniziativa - era uscita dal cestello porta-operai per effettuare il taglio e le operazioni preliminari ad esso, effettuando manovre al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte del personale della stessa società appaltatrice, che era rimasto a terra, senza poter intervenire nella operazione del taglio dell'albero:

"il Tribunale di Novara, con la sentenza sopra richiamata (16 agosto 2002), respingeva la domanda, compensando le spese di causa. La Corte di Appello di Torino rigettava sia l'appello principale proposto dalla C.G. e dalle figlie, che l'appello incidentale, relativo alla compensazione delle spese, disposta dal giudice di primo grado. I giudici di appello, dopo aver rilevato che il C. era un lavoratore autonomo, dotato della necessaria esperienza, concludeva che l'incidente era da imputare alle scelte esclusive del C., che aveva deciso di uscire dal cestello provvedendo alla determinazione del punto in cui operare il taglio e successivamente di quello a cui ancorare la imbracatura. Il C. aveva operato in piena autonomia, non essendo dipendente della impresa Valloggia che si era limitata a fornire le due autogrù. Il titolare della impresa aveva raccomandato, da parte sua, di rimanere all'interno del cestello. Il perito nominato in sede penale aveva affermato che i mezzi utilizzati erano sostanzialmente idonei, per portata, sbracio ed altezza, allo scopo cui erano destinati, oltre che forniti di regolare documentazione. Attesa la assoluta indipendenza del C., sarebbe stato quest'ultimo a non dover effettuare il lavoro, sottolineando la inadeguatezza dei mezzi a sua disposizione, posto che il V. non aveva un controllo sui lavori medesimi, ma aveva semplicemente messo a disposizione i propri macchinari" Cassazione civile, sez. III, 02/07/2010, n. 15723 Colombo ed altro c. Soc. Valloggia Autogrù Giust. civ. Mass. 2010, 7-8, 999 Giust. Civ. 2010, 11, 2474 - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -.

Il ricorso avverso tale decisione denuncia trallaltro, per quanto qui d'interesse, violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2050 c.c., in relazione all'art. 1655 c.c. ed all'art. 41 c.p., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3.

Sostiene, in particolare, la ricorrente come l'operazione di taglio di un albero di tali dimensioni, effettuata pezzo a pezzo con una motosega, peraltro senza l'ausilio di un ponte mobile, fosse certamente da qualificare come attività pericolosa, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2050 c.c.; pertanto, l'appaltatore non poteva procedere o consentire la prosecuzione delle operazioni, nell'evidenza di una situazione di grave pericolo, quale era quella costituita dal fatto che il deceduto operava fuori del cestello per eseguire il taglio, abbarbicato alla parte terminale dell'albero, tra l'altro non visibile dal basso:

"il motivo conclude con la formulazione del seguente quesito di diritto: "Posto che l'appaltatore ha i mezzi ed il personale necessari per la esecuzione dell'opera, affidando ad un lavoratore autonomo l'esecuzione di parte della stessa - la quale è manifestamente qualificabile come attività pericolosa per sua natura e per i mezzi adoperati - se lo stesso appaltatore possa essere esentato dalla responsabilità per l'evento mortale occorso al lavoratore autonomo"" Cassazione civile, sez. III, 02/07/2010, n. 15723 Colombo ed altro c. Soc. Valloggia Autogrù Giust. civ. Mass. 2010, 7-8, 999 Giust. Civ. 2010, 11, 2474.

Nel decidere circa la fondatezza o meno di tale motivo, la Suprema Corte affronta nei termini che seguono le problematiche connesse all'applicazione dell'articolo 2050 del codice civile, osservando, preliminarmente, come - al fine del controllo della congruità della motivazione resa dalla Corte di appello (la quale sottolinea l' autonomia decisionale del deceduto quale ragione di imputazione esclusiva del fatto allo stesso danneggiato) -, proprio secondo la giurisprudenza della Corte adita, il limite della responsabilità di cui all'art. 2050 c.c. stia nel fortuito, che attiene al modo di causazione del danno (viene così considerato come "fortuito" il fatto imprevedibile o eccezionale, che può essere anche fatto dello stesso danneggiato).

Parallelamente, la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, ex art. 2050 c.c., richiesta dalla giurisprudenza della Corte è "particolarmente rigorosa", nel senso che la presunzione di responsabilità, contemplata dall'art. 2050 c.c. per attività pericolose, può essere vinta solo con la dimostrazione di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno: pertanto, non basta la prova negativa di non aver commesso alcuna violazione delle norme di legge o di comune prudenza, ma occorre quella positiva di avere impiegato ogni cura o misura volta ad impedire l'evento dannoso, di guisa che anche il fatto del danneggiato o del terzo può produrre effetti liberatori solo se, per la sua incidenza e rilevanza, sia tale da escludere, in modo certo, il nesso causale tra attività pericolosa e l'evento (e non già quando costituisce elemento concorrente nella produzione del danno, inserendosi in una situazione di pericolo che ne abbia reso possibile l'insorgenza a causa dell'inidoneità delle misure preventive adottate: cfr. Cass. 4 giugno 1998 n. 5484):

"ora, alla stregua di tali principi questa Corte ha confermato l'esclusione di responsabilità in casi in cui effettivamente il comportamento del danneggiato, ancorchè vi fossero premesse di addebito per l'impresa, era da considerare eccentrico ed imprevedibile (Cass. 4 maggio 2004 n. 8457). In pratica, quando il comportamento dell'infortunato si accostava a quello che, in tema di infortunio sul lavoro, viene comunemente indicato come "rischio elettivo", caratterizzato dalla arbitrarietà, estraneità alla finalità contrattuale del lavoro: Cass. 18 maggio 2009 n. 11417). In alcune pronunce, si è anche precisato che il fatto del danneggiato o del terzo esonerano l'esercente da responsabilità solo se tali da escludere il nesso causale tra attività pericolosa ed evento lesivo, non, invece, quando tali fatti concorrano solo alla produzione del danno (Cass. 21 novembre 1984 n. 5960)" Cassazione civile, sez. III, 02/07/2010, n. 15723 Colombo ed altro c. Soc. Valloggia Autogrù Giust. civ. Mass. 2010, 7-8, 999 Giust. Civ. 2010, 11, 2474.

Tornando al caso di specie, la Suprema Corte avverte come, alla stregua dei summenzionati criteri di giudizio, la motivazione adottata dalla Corte territoriale appaia, in effetti, piuttosto "assertiva": indubbia, sì, argomenta la pronuncia in esame, l'incidenza della scelta imprudente di uscire dal cestello e di legarsi ad un ramo, adottata dal deceduto; ma, parimenti, si enuclea un obbligo specifico di protezione, esistente in capo all'appaltatrice, volto ad impedire il verificarsi di infortuni; obbligo che origina non solo dalla legge (D.P.R. n. 547 del 1955, art. 181 sulla prescrizione della imbracatura, che deve essere effettuata in modo da evitare cadute o squilibri del carico), ma dalle stesse circostanze di fatto; anche perché

"la responsabilità dell'esercente l'attività pericolosa viene in rilievo anche se si accerta che il fatto lesivo è stato posto in essere da un dipendente, in questo caso, si applicheranno gli artt. 2050 e 2049" Recano, in Cendon (a cura di), La responsabilità civile, Torino, 1998, 210

Non pare, dunque, al giudice di legittimità del tutto congruente l'aver accolto appieno, da parte della Corte d'Appello, l'impostazione per cui l'appaltatore si limita a fornire i mezzi, disinteressandosi di tutto il resto, quasi egli fosse una sorta di noleggiatore delle due autogrù: egli, al contrario, era infatti il titolare del rapporto obbligatorio di appalto verso il primo committente (proprietario della villa) e aveva affidato parte della sua prestazione al tecnico deceduto, in forza di un rapporto derivato.

L'appaltatore non poteva, tuttavia, per il principio di continenza, trasferire in pieno tutti gli obblighi collaterali del contratto di appalto sul subappaltatore, anche se questi doveva considerarsi autonomo ed esperto; restavano, infatti, a carico dell'appaltatore medesimo i doveri protettivi e di sicurezza nei confronti del subappaltatore, oltre che dei propri dipendenti:

"in particolare, considerato che, nel caso di specie, la piattaforma arrivava fino a venti metri di altezza, mentre la sommità dell'albero era a trenta metri dal suolo, appare evidente che la collocazione del punto di imbracatura richiedeva una fuoriuscita dal cestello (ovvero la rinuncia alla operazione di taglio). Contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di appello, la scelta del punto di taglio segue, e non precede, quella del punto di imbracatura. E ciò era reso problematico, nel caso di specie, per la mancata operazione di ramatura (non possibile a causa della scarsa lunghezza del braccio gru), e della difficoltà di visione e di misurazione, da lontano, con conseguente errore di prospettiva" Cassazione civile, sez. III, 02/07/2010, n. 15723 Colombo ed altro c. Soc. Valloggia Autogrù Giust. civ. Mass. 2010, 7-8, 999 Giust. Civ. 2010, 11, 2474.

I giudici di appello avrebbero dovuto, pertanto, ad opinione del Supremo Consesso, accertare se il rischio corso dal tecnico deceduto doveva considerarsi "arbitrario" ovvero costituisse esecuzione della prestazione richiesta, seppur svolta in maniera imprudente; in particolare, la Corte territoriale avrebbe dovuto esaminare l'incidenza dell'assenza totale di comunicazioni dal basso, da parte degli operai che operavano sulle due autogrù, i quali pure disponevano di dispositivi per comunicare tra di loro:

"la sentenza che si è basata sulla sola "autonomia" della opera svolta dal C. per giungere ad escludere una qualsiasi responsabilità della società Valloggia appare dunque lacunosa e non rispondente ai criteri elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte" Cassazione civile, sez. III, 02/07/2010, n. 15723 Colombo ed altro c. Soc. Valloggia Autogrù Giust. civ. Mass. 2010, 7-8, 999 Giust. Civ. 2010, 11, 2474.



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