Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Todeschini Nicola - 2014-03-07

CASS. 4916/2014 E L'INCOMPRESA CATEGORIA OMNICOMPRENSIVA DEL DANNO NON PATRIMONIALE - Nicola TODESCHINI

Sembra suonare come un beffardo ritornello quello estratto, senza spiegazione purtroppo anche da alcuni portali che ne confezionano pure il suggestivo titolo, da alcune pronunce, anche della Corte di Cassazione, che suona, come nella recente 4916 del 3 marzo 2014 (già commentata dall'amico Antonello Negro), più o meno così:

"Ed invero, il danno biologico ha natura non patrimoniale, e dal momento che il danno non patrimoniale ha natura unitaria, è corretto l'operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno biologico in una somma omnicomprensiva, posto che le varie voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione, ecc.) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili, ma possono venire in considerazione solo in sede di adeguamento del risarcimento al caso specifico, e sempre che il danneggiato abbia allegato e dimostrato che il danno biologico o morale presenti aspetti molteplici e riflessi ulteriori rispetto a quelli tipici".

Quindi si titola, altrettanto improvvidamente, che il danno esistenziale non è liquidabile perché già compreso nel danno biologico quale categoria omnicomprensiva.

In realtà sembra evidente anche ciò che la pronuncia non dice, o sembra dire in modo ambiguo se ci si arrende alla sola opzione "mordi, la massima, e fuggi", magari suggestionato dal titolo fuorviante:

a) ad essere omnicomprensiva, lo afferma la stessa corte di continuo, è la categoria del danno non patrimoniale, nel ritornello che rimbalza anche su alcuni portali però quasi confusa, improvvidamente, con quella del danno biologico ("il danno biologico ha natura non patrimoniale, e dal momento che il danno non patrimoniale ha natura unitaria, è corretto l'operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno biologico in una somma omnicomprensiva").

Piuttosto: " il danno biologico ha natura non patrimoniale, e dal momento che il danno non patrimoniale ha natura unitaria, è corretto l'operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno non patrimoniale in una somma omnicomprensiva".

Del resto il senso del ritornello non è: il danno esistenziale, o morale, non esiste ma esiste solo il danno biologico! Semmai: il danno esistenziale è solo una delle componenti, eventuali, del danno non patrimoniale che, liquidandosi unitariamente, quale categoria omnicomprensiva, si compila con tutte le voci descrittive che nel caso di specie abbiano concorso a comporlo se ed in quanto allegate e dimostrate. Sul punto la corte di cassazione è peraltro dalla nostra, sia sufficiente leggere la recente illuminata 1361/2014.

b)  Il ritornello, per come riportato anche da alcuni portali sul web, tradisce una seconda debolezza: per "adeguamento" la corte intendeva sicuramente "personalizzazione". Diversamente si concede, a chi ne ha interesse, di confondere il significato dell' "adeguamento" -che potrebbe anche significare "minimo scollamento", "parziale adattamento", insomma alludere ad un aggiustamento che non ha a che fare con la sostanza del  pregiudizio- con l'invece doveroso, anche per le quartine autunnali, lavoro di confezionamento della configurazione e quantificazione del danno così da ritagliarlo sul pregiudizio che emerga dal caso di specie.

c) Saranno anche sole voci descrittive, nel calderone volutamente omnicomprensivo del danno non patrimoniale, ma conservano una spiccata individualità e definizione, tanto che addirittura chi non le ama è ben in grado d'identificarle, a riprova della loro autonomia e specificità che vale a rappresentarle quali uniche chance, per un certo tipo di pregiudizio (o se preferite per un certo suo atteggiarsi) a valorizzarne la multicromatica manifestazione.

Guardiamo a colori, soffriamo a colori, vorremmo non essere risarciti in bianco e nero.

d) Tanto autonomi ed individuali sono i pregiudizi "altri" rispetto a quello biologico, e quindi morali ed esistenziali, che la loro considerazione, al di la delle etichette, è in re ipsa: è pacifico che il danno biologico, di per sé, non sia atto a comprendere tutte le variegate lesioni che la persona subisca, semplicemente perché ogni persona è, anche dal punto di vista biologico, oltre che morale ed esistenziale, diversa dalle altre ed esprime occasioni di sofferenza interiore ed attitudini di realizzazione personale originali ed inviolabili. Per tale ragione il danno morale va commisurato (e le lo insegnano pure le censorie quartine autunnali) non alla violenza -ed esistenza- del danno biologico (ma non era anch'esso categoria omnicomprensiva?) che può anche non emergere, ma all'intensità del pregiudizio interiore; così come va contemplato, e riparato, separatamente il danno esistenziale, che non è un ospite sgradito ma pur sempre presente a tavola, ma solo un possibile modo di atteggiarsi delle conseguenze pregiudizievoli che possono, non devono, attingere la persona.



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