Legislazione e Giurisprudenza, Onore, decoro, reputazione -  Peron Sabrina - 2014-09-25

Cass. civ., 19152/2014 SULLA RESPONSABILITA DEL GIORNALISTA CHE RIFERISCE LE OPINIONI ALTRUI - Sabrina PERON

La sentenza qui in commento riguarda la pubblicazione da parte del quotidiano La Repubblica di un articolo di severa critica mosso dal settimanale anglossassone The Economist, in un articolo del 26.04.2001, dal titolo An Italian story, nel quale venivano ricostruire le vicende personali e pubbliche dell"on. Berlusconi e venivano espresse forti critiche in ordine all"opportunità che questi – all"esito delle elezioni politiche del 2001 – assumesse la guida del Paese.

In data 26.04.2001 il settimanale anglossassone The Economist pubblicava un articolo dal titolo "An Italian story", nel quale venivano ricostruire le vicende personali e pubbliche di un noto uomo politico italiano e venivano espresse forti critiche in ordine all"opportunità che questi – all"esito delle elezioni politiche del 2001 – assumesse la guida del Paese.

Il quotidiano La Repubblica, riprendeva e divulgava l"articolo dell"Economist, in un articolo dal titolo "L'Economist e il Cavaliere - Perchè non può governare".

Con atto di citazione avanti al Tribunale di Roma le due testate venivano convenute in giudizio per rispondere dei danni per diffamazione. Il Tribunale di Roma con sentenza, in data 21.11.2003, dichiarava la propria incompetenza territoriale nei confronti dell"editore del settimanale The Economist e rigettava la domanda avanzata nei confronti dell"editore del quotidiano La Repubblica.

Contro tale sentenza l"attore portava acquiescenza con riguardo all"eccezione di incompetenza territoriale, radicando un nuovo giudizio avanti al Tribunale di Milano (la sentenza emessa dal Tribunale di Milano è stata pubblicata in P&D e si può leggere al seguente link: http://personaedanno.it/onore-decoro-reputazione/trib-milano-sez-i-civ-26-agosto-2008-n-10661-berlusconi-the-economist-ed-il-diritto-di-critica-sabrina-peron ) e proponeva impugnazione nei confronti del quotidiano La Repubblica. Impugnazione rigettata dalla Corte d"Appello di Roma con sentenza 09.10.2007, n. 2983. Contro tale ultima sentenza veniva proposto ricorso in cassazione deciso con la sentenza che qui si pubblica.

Il ricorso in particolare poneva il dei presupposti e dei limiti della responsabilità del giornalista e dell'editore, nel caso di diffusione di notizie consistenti in fatti od opinioni riferiti da altri (cd. "responsabilità del diffusore mediatico").

Sull"argomento, Suprema Corte, ha ricostruito il prevalente indirizzo giurisprudenziale formatosi sull"argomento, indirizzo che si articola su tre regole fondamentali:

1) in via generale, il giornalista che riporta dichiarazioni altrui (come nel caso dell'intervistatore; ovvero dell'articolo che dia conto di deposizioni testimoniali o rese in ambito giudiziario; od ancora - come nel caso di specie - dell'articolo che riferisca di scritti altrui) non è esonerato nè dal dovere di evitare la contumelia (cfr. Cass. 20137/2005), nè da quello di verificare se, al momento in cui ne da contezza ai lettori, i fatti riferiti dal terzo e ripresi dal giornalista appaiano plausibilmente veri. Non è, in altri termini, esonerato dal dovere di rispettare la cd. verità putativa dei fatti. Tale dovere di verifica è tanto più doveroso, quanto maggiore è la gravità dei fatti riferiti (Cass. 6940/2010;

2) la regola generale sopra enunciata, subisce però la seguente deroga: quando riferisce opinioni e dichiarazioni di terzi, il giornalista è esonerato sia dal dovere di verificare la verità putativa dei fatti riferiti, sia di evitare di riferire espressioni oltraggiose, quando sussista un interesse dell'opinione pubblica a conoscere, prima ancora dei fatti narrati, la circostanza che un terzo li abbia riferiti (Cass. 10686/2008). Quando, infatti, ricorre il suddetto interesse pubblico, questo deve prevalere, in quanto tutelato dall"art. 21 Cost., sull'interesse del singolo all'integrità del proprio onore e della propria reputazione. Questo interesse deve essere valutato caso per caso dal giudice di merito, tenendo conto della qualità dei soggetti coinvolti (il terzo che compie la dichiarazione e la persona diffamata), della materia in discussione e del contesto della notizia (S.U. 37140/2001). Ne segue che il giornalista che riferisca opinioni o dichiarazioni di terzi è esonerato da responsabilità per diffamazione, quando la dichiarazione del terzo costituisca di per se stessa un "fatto" così rilevante nella vita pubblica che la stampa verrebbe meno al suo compito informativo se lo tacesse (Cass. 1205/2007). Dunque in presenza di un interesse pubblico alla notizia (intendendosi per "notizia" il fatto della dichiarazione del terzo), il giornalista ha diritto di riferirla, "e ciò indipendentemente dalla veridicità dei fatti narrati o dalla intrinseca offensività delle espressioni usate" (S.U. 37140/2001).

3) in ogni caso, il giornalista che riporta dichiarazioni di terzi di rilevante interesse pubblico, è sempre tenuto a rendere ben chiaro al lettore che sta riferendo opinioni o dichiarazioni di terzi, e non verità oggettive. Chi riferisce opinioni altrui deve quindi astenersi dal ricorrere ad accostamenti suggestivi o capziosi, tali da indurre in errore il lettore e fargli percepire come veritieri i fatti dichiarati da terzi. In quest'ultima ipotesi, infatti, il giornalista dismetterebbe la veste di terzo osservatore dei fatti, per divenire un diffamatore dissimulato (Cass. 15112/2013 e 16917/2010).

Ciò posto, la Corte rilevato che l"impugnata sentenza aveva rispettato tutti e tre principi sopra enunciati, avendo constatato che: a) la pubblicazione dell'articolo da parte di The Economist per la fonte da cui proveniva, e per i contenuti che aveva, costituiva una notizia di indubbio interesse generale; b) il giornalista che aveva diffuso la notizia in Italia, pertanto, era esonerato dal verificare la verità oggettiva dei fatti narrati dal quotidiano britannico; c) il giudice di merito - con valutazione non sindacabile in sede di giudizio in cassazione - aveva ritenuto rispettato dal giornalista italiano il dovere di terzietà e non decettività, consistente nel non presentare le opinioni altrui come fatti oggettivi.

Ne è quindi disceso il rigetto del ricorso e la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese, ai sensi dell"art. 285, comma 1, c.p.c.



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