Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-11-24

CAUSA DI SCIOGLIMENTO DI S.R.L.: COSA SI DEVE FARE SINO ALLA NOMINA DEL LIQUIDATORE? - Riccardo MAZZON

- poteri degli amministratori dal verificarsi di una causa di scioglimento al momento dello scambio di consegne con i liquidatori nominati

- la responsabilità per non aver curato la gestione esclusivamente allo scopo di conservare l'integrità e il valore del patrimonio sociale

- la legittimazione ad agire del curatore del fallimento

Dal verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento dello scambio di consegne con i liquidatori nominati, previsto dal terzo comma dell'articolo 2487-bis del codice civile (cfr. il capitolo diciottesimo del volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON), gli amministratori conservano il potere di gestire la società,

"in caso di scioglimento di una società, mentre il previgente art. 2449 c.c. vietava tout court agli amministratori il compimento di "nuove operazioni", il novellato art. 2486 c.c. prevede che gli stessi conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale, esplicitando un concetto già sostenuto in giurisprudenza, secondo cui gli atti d'impresa strumentali alla conservazione del patrimonio ed alle necessità inerenti alla liquidazione non costituiscono "nuove operazioni", in quanto tali vietate" (Trib. Lecce, sez. fallimentare, 3.12.2009, n. 2428, GM, 2010, 10, 2500),

ma ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale:

"tutte le operazioni svolte dalla società messa in liquidazione sono da considerarsi non rilevanti ai fini della detraibilità dell'i.v.a. poiché inquadrabili come effettuate ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale" (Comm. trib. reg. Torino, sez. V, 13.2.2009, n. 13, Redazione Giuffrè, 2011

In particolare, gli amministratori saranno personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società,

"verificatasi una perdita di gestione che determina un patrimonio netto negativo inferiore al minimo legale, la violazione dei divieti ed obblighi stabiliti dai previgenti art. 2449, 2446 e 2447 da parte di amministratori e sindaci li rende responsabili del disavanzo di gestione che si genera con la prosecuzione dell'impresa in un'ottica non liquidatoria; non potendosi escludere che nell'attività liquidatoria rientri la prosecuzione dell'impresa ai soli fini della salvaguardia dell'impresa sino alla chiusura della fase di liquidazione del suo patrimonio, come ha poi chiarito e disposto il legislatore del 2003 con la novella degli art. 2485 e ss. c.c." (Trib. Milano, sez. VIII, 20.4.2009, n. 5221, GiustM, 2009, 4, 29, peraltro, nel caso in cui l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società trovi fondamento nella violazione del divieto di intraprendere nuove operazioni, a seguito dello scioglimento della società derivante dalla riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti previsti dall'art. 2447 c.c., non è giustificata, in mancanza di uno specifico accertamento in proposito, la liquidazione del danno in misura pari alla perdita incrementale derivante dalla prosecuzione dell'attività, poiché non tutta la perdita riscontrata dopo il verificarsi della causa di scioglimento può essere riferita alla prosecuzione dell'attività medesima, potendo in parte comunque prodursi anche in pendenza della liquidazione o durante il fallimento, per il solo fatto della svalutazione dei cespiti aziendali, in ragione del venir meno dell'efficienza produttiva e dell'operatività dell'impresa: Cass. Civ. sez. I, 23.6.2008, n. 17033, GCM, 2008, 6, 1010, DeG, 2008 – conforme, nel senso che non è giustificata la liquidazione del danno in misura pari alla differenza tra l'attivo ed il passivo accertati in sede fallimentare, non essendo configurabile l'intero passivo come frutto delle nuove operazioni intraprese dagli amministratori, ma dovendosi ascrivere lo stesso, almeno in parte, alle perdite pregresse che avevano logorato il capitale: Cass. civ., sez. I, 23.7.2007, n. 16211,GCM, 2007, 7-8; GC, 2007, 12, 2708),

ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione del comportamento imposto dal primo comma dell'articolo 2486 del codice civile, ossia il dover curare la gestione della società esclusivamente allo scopo di conservare l'integrità e il valore del patrimonio sociale:

"una scrittura privata di risoluzione del contratto di igiene ambientale, sottoscritta dall'amministratore quando la società è già stata posta in liquidazione, ma non sono stati ancora nominati i liquidatori, non è atto compiuto in violazione dell'art. 2486 c.c. se, per l'incapacità di adempire, la società abbia già ricevuto un atto di diffida del Comune con richiesta di risarcimento del danno e la prosecuzione del contratto avrebbe aggravato l'esposizione bancaria" (Trib. Tivoli 28.7.2010, Redazione Giuffrè, 2010).

In argomento, nel caso la società, successivamente alla messa in liquidazione, subisca una dichiarazione di fallimento, il curatore nominato sarà senz'altro legittimato ad agire contro gli amministratori,

"il curatore del fallimento è senz'altro legittimato ad agire contro gli amministratori (non nell'esercizio dell'azione prevista dall'art. 2449 c.c., ma) in base alle norme generali degli art. 2392-2394 c.c., sul presupposto che il comportamento vietato abbia provocato il depauperamento del patrimonio sociale, configurandosi quale inadempimento di obblighi imposti dalla legge verso la società onde evitare l'aggravamento della relativa situazione patrimoniale (art. 2392 c.c.) ovvero abbia determinato l'insufficienza del patrimonio sociale alla soddisfazione dei creditori, configurandosi quale violazione dell'obbligo generale (v. anche l'art. 2449, comma 3, c.c.) di conservarne l'integrità. Le medesime conclusioni possono essere adottate a seguito dell'entrata in vigore della normativa introdotta dalla riforma del 2003. Nello stesso senso depone la riforma della l.fall. che, nel novellato art. 146, prevede genericamente che il curatore esercita ". . le azioni di responsabilità (previste dalla legge) contro gli amministratori. . ", in questo modo comprendendo tutte le azioni di responsabilità previste nei loro confronti dal codice civìle in capo alla società e/o ai creditori sociali" (Trib. Napoli 23.1.2009, GCo, 2009, 6, 1244),

ma dovrà indicare quali comportamenti gli amministratori abbiano tenuto, in concreto, in violazione del dovere violato (di gestire la società - una volta sciolta - ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale):

"la curatela fallimentare che intende far valere la responsabilità contrattuale degli amministratori per violazione del potere-dovere di gestire la società - una volta sciolta - ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale, ha l'onere di indicare quali comportamenti gli amministratori abbiano tenuto in concreto in violazione di tale dovere (cioè in che cosa consiste l'inadempimento degli amministratori) e provare il danno derivato da tali comportamenti antidoverosi" (Trib. Lecce, sez. fallimentare, 3.12.2009, n. 2428, GM, 2010, 10, 2500).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati