Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-11-05

CDA PARTECIPATE E DIPENDENTI PUBBLICI: NOVITA DALLA LEGGE DI STABILITA 2016 – Alceste SANTUARI

Nel 2012, una norma aveva imposto la nomina dei dirigenti della P.A. nelle società controllate/partecipate

Nel 2014, tale obbligo è divenuta una facoltà

Il ddl di stabilità 2016 stabilisce che i compensi spettanti al dirigente nominato vadano all"ente locale di riferimento senza possibilità di finanziamento del trattamento economico accessorio

Si ricorderà che nel d.l. n. 95/2012 era previsto l"obbligo – in ragione del numero massimo di componenti previsti per il consiglio di amministrazione delle società controllate e/o partecipate – per gli enti locali di nominare negli stessi cda propri dipendenti. I dipendenti, che non potevano percepire alcunché per questi incarichi, dovevano riversare il compenso ottenuto all"ente locale di appartenenza. Tuttavia, la disposizione normativa di 3 anni fa prevedeva che la riassegnazione di tali compensi al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio.

Preme ricordare che l"art. 4 del d.l. 95/2012 è stato modificato ad opera dell"art. 16, comma 1, della l. 114/2014, che ha abrogato l"obbligo di nomina dei dipendenti pubblici nei cda delle società partecipate/controllate sostituendolo con una mera facoltà rimessa alla scelta discrezionale del socio pubblico.

L"art. 16, comma 10 del disegno di legge di Stabilità 2016 dispone che all"art. 4, comma 4, d.l. 95/2012, conv. in l. 135/2012, sono soppresse le parole: "e, ove assegnabile, in base alle vigenti disposizioni, al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio".

In altri termini, alla luce dell"attuale contesto normativo, nel caso di un cda di una partecipata in cui siano nominati dipendenti pubblici da parte del socio pubblico di riferimento ovvero da parte della controllante in caso di partecipazione indiretta o del titolare dei poteri di indirizzo e di vigilanza, i dipendenti stessi conservano sì l"obbligo di riversare all"ente di appartenenza i relativi compensi, che però non saranno più riassegnati ai lavoratori per via del trattamento economico accessorio, ma resteranno definitivamente acquisiti all"ente pubblico nominante.

Si tratta di una disposizione normativa che non sarà applicabile soltanto alle società strumentali, ossia a quelle che abbiano conseguito nell"anno 2011 un fatturato di prestazione di servizi a favore di P.A. superiore al 90% dell"intero fatturato, ma altresì a tutte le società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta, per effetto del rinvio al comma 4 operato dal comma 5 dello stesso articolo 4.

Quali effetti si potrebbero prevedere dall"applicazione della norma in parola? Già all"epoca della disposizione del 2012, si aprì un dibattito acceso proprio sull"obbligo delle nomine di dipendenti pubblici (che magari si trovavano anche nella condizione di essere incaricati della supervisione, monitoraggio e controllo delle società pubbliche). La previsione del 2014 ha fatto perlomeno un po" d"ordine, stabilendo non più l"obbligo ma la facoltà dell"ente locale di nominare propri dipendenti nel cda delle società da esso controllate/partecipate. La proposta contenuta nel disegno di legge di stabilità 2016 sembra avere lo scopo di dissuadere la nomina dei dipendenti pubblici nei consigli di amministrazione delle società controllate/partecipate. Conseguentemente, potrebbe riprendere "forza" la nomina di esperti esterni alla P.A., che soprattutto in qualità di Amministratori Unici, attesa la necessità di realizzare risparmi di spesa, avranno il compito di gestire e amministratore le società pubbliche. Non senza qualche criticità dovuta soprattutto alle dimensioni di molte società in mano pubblica e ai ridotti compensi riconosciuti per ruoli e responsabilità affatto marginali.



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