Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-05-08

Cè un paio di scarpette rosse di Joyce Salvadori Lussu - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi ci ricorda Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, nota come Joyce Salvadori Lussu, nata a Firenze l"8 maggio 1912.

Figlia di intellettuali antifascisti marchigiani, con origini inglesi, insieme al fratello Max,  entrò a far parte del movimento "Giustizia e Libertà" ed incontrò Emilio Lussu, secondo marito e  compagno fino alla sua morte. Con lui visse la drammatica e spericolata vicenda della clandestinità, nella lotta antifascista.La personalità della scrittrice è tale da non poterla inquadrare in un movimento codificato,  perché  Joyce utilizzava il rapporto tra esperienza vissuta e scrittura  con modalità trasgressive rispetto alla norma tradizionale. La poesia era per lei energia, forza presente nell"esistenza. Scrivere poesia significava  trarre dalla vita una forza che fa della parola poetica un linguaggio con il quale esprimere libertà  del comunicare come un monito sociale o una profezia. L"uomo per Joyce ha come suo primario compito antropologico quello di sforzarsi di trovare un senso ai fatti, di trasformare la processualità casuale in storia, individuando negli eventi una concatenazione. La poesia non è qualcosa di autoreferenziale, non basta scrivere in versi per autodefinirsi poeti. Deve essere il pubblico a riconoscere questo ruolo,legittimando la funzione sociale del poeta. Scrive: "Che cos"è la poesia? Non è un problema difficile da risolvere. Basta andare in giro con un pezzo di carta su cui sono tracciate parole in righe diseguali e chiedere al primo che passa scusi, legga, le sembra una poesia? Se il primo passante è recalcitrante si prova con un altro e alla fine magari con qualche parente vicino o lontano con qualche conoscente o amico devoto. Uno si trova sempre che dice: è una poesia certo, che vuoi che sia, è bella, non c"è male. Dopo questa verifica si può andare a riempire un altro foglio di righe disuguali e cominciare da capo"


C"è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".

C"è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald.

Più in là c"è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald.
Servivano a far coperte per i soldati.
Non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas.

C"è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald.
Erano di un bimbo di tre anni,
forse di tre anni e mezzo.
Chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni,
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare,
si sa come piangono i bambini.

Anche i suoi piedini
li possiamo immaginare.
Scarpa numero ventiquattro
per l"eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono.

C"è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald,
quasi nuove,
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…(Joyce Salvadori Lussu )...C"è un paio di scarpette rosse



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immagine A3M

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