Changing Society, Intersezioni -  Palumbo Valeria - 2014-08-20

CERANO UNA VOLTA I LAGER IN UCRAINA… - Valeria PALUMBO

Prima che si piazzasse stabilmente sulle prime pagine di siti e giornali, dell"Ucraina si è parlato poco per decenni. Dell"Holodomor, il genocidio ucraino degli anni Trenta provocato da una tremenda carestia sotto il regime sovietico, le giovani generazioni sanno poco. Delle complicità ucraine con il nazismo ancora meno, benché gli strascichi abbiano a che fare con l"attuale scontro con la Russia. Del fatto che in Ucraina furono costretti a lavorare, in condizioni drammatiche, moltissimi cittadini dell"Europa dell"Est che parlavano tedesco e che per questo, a torto o a ragione, furono accusati di simpatie germaniche, hanno scritto in pochi. Dopo la Seconda guerra mondiale, anche comprensibilmente, a nessuno importava della sorte dei tedeschi, paradossalmente perfino se erano ebrei ed erano miracolosamente scampati all"Olocausto. Lo ha fatto la scrittrice premio Nobel Herta Müller (nata a Niţchidorf, in Romania, il 17 agosto 1953) in un libro bellissimo e imperdibile, L"altalena del respiro, edito quattro anni fa da Feltrinelli. In un momento in cui di Ucraina si parla tanto, di nuovo seguendo più le emozioni che riconoscendo le cicatrici e le ferite di una storia dolorosissima, questo libro diventa fondamentale. Tendiamo un po" tutti ad avere la memoria corta o ad attribuire a popoli e paesi caratteristiche immutabili, che suonano piuttosto come giudizi. Nel romanzo della Müller, straordinario già per la tecnica di scrittura, il centro sta nel paradosso. Il protagonista (la cui storia si basa su quella del poeta omosessuale rumeno tedesco Oskar Pastior) potrebbe essere uno stesso uomo che cinque anni prima tentava di sopravvivere in un lager nazista. Pastior avrebbe dovuto scrivere la storia a quattro mani con la Müller. Dopo la sua morte, nel 2006, la scrittrice ha proseguito da sola: anche sua madre era stata in un campo di lavoro forzato sovietico dopo la guerra. Il principio era che i tedeschi, tutti i tedeschi dovevano "pagare". Ancora una volta prevaleva il principio che le "responsabilità" penali e morali non sono individuali ma collettive: il capovolgimento stesso del principio su cui dovrebbe basarsi la civiltà occidentale dall"epoca dei Lumi. La tentazione (di giudicare i popoli e non le persone) resta sempre troppo forte. Non solo fuori dall"Europa. Anzi. E questo è il primo motivo per cui val la pena leggere L"altalena del respiro. Poi c"è la straordinaria bravura nel descrivere, come ha fatto Primo Levi la "meschinità" delle vittime: il prezzo per sopravvivere è così alto che dal lager, in realtà, non esce mai nessuno. E forse anche questo non vale soltanto per i lager.



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