Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Storani Paolo - 2014-02-17

CESSIONE DEL CREDITO PRO SOLVENDO E NOVAZIONE - GdP Palermo 31.1.14 - Paolo M. STORANI

Con sentenza del 31 gennaio 2014 il Giudice di Pace di Palermo - Est. Vincenzo VITALE - respinge l'opposizione ad ingiunzione per commissione di lavori ed enuncia nella motivazione il precedente di Cass., Sez. III, 15 febbraio 2007, n. 3469, Pres. Roberto PREDEN - Rel. Antonio SEGRETO.

La Suprema Corte non ha avuto frequenti occasioni di occuparsi dell'art. 1198 c.c.

Con la pronuncia risalente al 28 gennaio 1975, n. 340, affermò che la cessione del credito pro solvendo non ha di per sé efficacia novativa in quanto, a norma del suddetto art. 1198 c.c., il debitore cedente non resta liberato, ma, salva la diversa volontà delle parti, la sua obbligazione verso il proprio creditore si estingue soltanto con la riscossione del credito ceduto.

In seguito, con pronuncia 3 luglio 1980, n. 4213, il S.C. pose in risalto che la cessione di un credito può essere preordinata vuoi al conseguimento di uno scopo di garanzia, vuoi ad una funzione satisfattoria, a norma dell'art. 1198 c.c.

Più di recente, con sentenza 28 giugno 2002, n. 9495, ritenne che nell'ipotesi di cessione pro solvendo a scopo solutorio in cui il creditore cessionario diventa titolare di due crediti concorrenti, l'uno verso il proprio debitore, l'altro verso il debitore ceduto, si è al cospetto di distinte obbligazioni, aventi ciascuna una propria causa e l'attitudine ad essere oggetto di autonomi atti di disposizione con l'unico limite costituito dal fatto che l'obbligazione originaria si estingue con la riscossione del credito verso il debitore ceduto.

Infine, con sentenza 29 marzo 2005, n. 6558 il S.C. statuì che la cessione del credito in luogo dell'adempimento, prevista dall'art. 1198 c.c., non comporta l'immediata liberazione del debitore originario.

Tale effetto consegue solo alla realizzazione del credito ceduto.

Buona lettura della pronuncia palermitana.

Il Giudice di Pace della VIII sezione civile di Palermo, Dott. Vincenzo Vitale, ha

pronunciato la seguente

SENTENZA

n. 355/14

nella causa iscritta al n. .../13 R.G. degli affari civili contenziosi, e promossa da

..., rappresentata e difesa dall"Avv. ..., presso il cui studio,

sito in via ... n. ..., ha eletto domicilio, in virtu" di procura alle liti

opponente

contro

..., rappresentato e difeso dall"Avv. ..., presso il cui studio,

sito in via ... n. ..., ha eletto domicilio, in virtu" di procura alle liti

opposto costituito

Oggetto : opposizione a decreto ingiuntivo n. .../2012.

Conclusioni : come in atti.

FATTO E DIRITTO

Con atto introduttivo del .../03/2013, l"opponente impugnava il decreto ingiuntivo n. .../2012 emesso dal Giudice di Pace di Palermo il ....11.2012, con cui si ingiungeva allo stesso il pagamento di € 3.639,10, oltre spese del monitorio, in favore di parte opposta.

L"attore riferiva di avere commissionato dei lavori al detto convenuto e che, a seguito di contestazioni sulla loro realizzazione ed opposta richiesta di pagamento della somma di € 13.000,00, veniva stipulata fra le parti in causa una scrittura privata, con cui il sig. ... offriva al sig. ... l"importo di € 3.250,00, di cui € 250,00 da corrispondersi contestualmente alla sottoscrizione dell"atto, ed € 3.000,00 in due rate, che venivano garantite con la consegna di due assegni, emessi da un terzo, sig. ...; le parti poi concordavano una penale di € 500,00 in caso di ritardo.

L"opponente quindi riferiva di non aver potuto rispettare le scadenze previste e che, portati all"incasso da controparte, i detti assegni non venivano onorati dal terzo.

Il sig. ... – ritenendo di aver adempiuto all"obbligazione sua propria – contestava la legittimità del decreto ingiuntivo ed avanzava altresì domanda riconvenzionale per un importo di € 500,00, quale differenza fra le somme riconducibili alla scrittura privata e quanto richiesto da parte opposta.

Quest"ultima, costituendosi in giudizio, produceva, a supporto del preteso credito, copia della scrittura privata e degli assegni rimasti insoluti, individuando, nella fattispecie considerata, l"istituto della cessione del credito pro solvendo.

Parte opposta eccepiva quindi l"infondatezza della domanda riconvenzionale, non avendo di fatto riscosso alcunché, eccezion fatta per l"iniziale somma di € 250,00.

Va anzitutto affermato infatti che la disposizione civilistica di cui all"art. 2697 – che governa l"onere della prova – afferma il principio per cui " chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti su cui le sue pretese si fondano".

A tale riguardo, l"orientamento consolidato della Suprema Corte, ed espresso in numerose sentenze (per tutte, Cass. Civ. 18/04/72 n. 1249 ; Cass. Civ. 19/02/72 n. 493) appare volto ad affermare che "l"opposizione a decreto ingiuntivo configura un giudizio ordinario, nel quale la veste di attore sostanziale (quella formale riguarda l"opponente) spetta alla parte formalmente convenuta, la quale – di contro - vuol far valere una sua pretesa creditoria (consacrata nel decreto ingiuntivo) con la conseguenza che quest"ultima ha l"onere di dimostrare la sussistenza dei presupposti per l"accoglimento della sua pretesa".

Orbene, all"esito dell"istruzione dibattimentale appare sufficientemente dimostrata – sulla scorta della documentazione offerta dal sig. ... - la prova del credito dallo stesso vantato.

A tale riguardo, si condivide l"orientamento espresso dalla Suprema Corte in tema di cessione del credito (istituto che si attaglia alla fattispecie per cui è causa), secondo cui "la cessione del credito in luogo dell'adempimento, prevista all'art. 1198 cod. civ., non comporta l'immediata liberazione del debitore originario, la quale consegue solo alla realizzazione del credito ceduto, ma soltanto l'affiancamento al credito originario di quello ceduto, con la funzione di consentire al creditore di soddisfarsi mediante la realizzazione di quest'ultimo credito; all'interno di questa situazione di compresenza, il credito originario entra in fase di quiescenza, e rimane inesigibile per tutto il tempo in cui persiste la possibilità della fruttuosa escussione del debitore ceduto, in quanto solo quando il medesimo risulta insolvente il creditore può rivolgersi al debitore originario. Ne consegue che finché non è esigibile il credito ceduto "pro solvendo", tale non è nemmeno il credito originario; mentre quando quest'ultimo diviene esigibile, non per ciò stesso lo diviene anche il credito originario, atteso l'onere della preventiva escussione (da parte del cessionario) del debitore ceduto, stante il rinvio operato dall'art. 1198, 2° comma, cod. civ. Ne consegue ulteriormente che, non essendovi estinzione del debito originario - con trasformazione novativa in obbligazione accessoria di garanzia del debito ceduto -, ma rimanendo in vita entrambi i debiti, con impossibilità di chiedere al cedente l'adempimento del debito originario in difetto di previa infruttuosa escussione del debitore ceduto, solo da tale momento, in conformità con il principio posto all'art. 2935 cod. civ., inizia a decorrere la prescrizione relativa al debito ceduto" (per tutte, Cass. Civ. n. 3469/2007).

Alla luce delle suesposte considerazioni, va rigettata l"opposizione proposta, in quanto giuridicamente infondata.

Del pari, infondata risulta la domanda riconvenzionale formulata dall"opponente, tenuto conto di quanto concordato fra le parti nell"ambito della scrittura privata, da intendersi quale riconoscimento di debito a fini civilistici.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si determinano, ex D.M. 140/12, nell"importo di € 1.150,00, oltre Iva e Cpa.

P. Q. M.

Rigetta l"opposizione proposta dal sig. ..., come sopra rappresentato e difeso, in data 26/03/2013 avverso il decreto ingiuntivo n. 4158/2012 emesso dal Giudice di Pace di Palermo il 09.11.2012, ingiungente il pagamento di € 3.639,10, oltre spese del monitorio, in favore del sig. ..., in quanto giuridicamente infondata.

Condanna l"opponente ... alla refusione delle spese processuali, ammontanti ad € 1.150,00, oltre Iva e Cpa, in favore dell"opposto sig. ..., come sopra rappresentato e difeso.

Cosi" deciso in Palermo il 31/01/2014.



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