Fragilità, Storie, Diritti, Generalità, varie -  Bedeschi Ilaria - 2015-09-08

CHE NE SAI TU DI UN CAMPO DI GRANO? – Ilaria BEDESCHI

Le chiedeva spesso di accompagnarlo a fare una passeggiata. Soprattutto in quelle prime giornate autunnali. Era divertito dallo scrocchiare delle foglie secche; quelle cadute, che coloravano il viale principale.

Quel giorno volle andare da solo. Come era successo a tanti, sapeva che c"era qualcosa che non andava.

La prima visita aveva insospettito subito il medico. La diagnosi di lì a poche settimane non gli aveva lasciato il respiro. Alzheimer.

Erano seguiti piccoli episodi, lui li chiamava incidenti. Non aveva ancora detto a nessuno di quello che gli stava accadendo.

Era arrivato l"inverno. Aveva una scusa per potere evitare le passeggiate.

Poi, un giorno, sua moglie gli chiese se si fosse ricordato di comprare le mele. Lui sembrò stranito. Non ricordava più nulla. Non sapeva perché si trovasse in quella cucina e perché quella donna gli facesse tutte quelle domande.

Salì le scale e tutto era tornato come prima. Decise di raccontare a sua moglie ciò di cui soffriva. Lei si mise a piangere. Era spaventata da quello che sarebbe successo; le cure per il marito; la loro vita che sarebbe cambiata.

Lui invece era spaventato per qualcos"altro. Che non è quantificabile, non è aggiustabile. Non lo si può organizzare.

Era terrorizzato da quella sensazione vissuta pochi minuti prima al piano di sotto, quando non era più in grado di capire chi fosse. Sentirsi uno straniero nel proprio corpo.

Perché in fondo, quello che ci spaventa di più, in ogni sfida che dobbiamo affrontare, sono le emozioni, i sentimenti.

L"amore o il rifiuto; l"accoglimento o l"abbandono; la gioia o la delusione; la forza o la fragilità.

Lui di lei ricordava solo quel profumo di lavanda. In quel profumo c"era tutto quello era stato l"amore della sua vita.

Per lei, invece, lui era come il grano. Pungeva, ma senza di lui la sua vita non sarebbe sbocciata.

Lui le disse che il profumo della lavanda avrebbe colmato il futuro vuoto della memoria. Perché c"è qualcosa che va oltre il ricordo. Ci sono le rimembranze, le vibrazioni. Cose che la diagnosi non può portare via.

Qualcosa che non muore più. Immune alla malattia e alla sofferenza. Quella parte che non può diventare fragile, perché è troppo forte. Una parte intoccabile che, da sola, ha la forza di farci continuare a calpestare delle foglie secche. Perché quel rumore, quella sensazione, resta ancora tra le più belle. Anche se non ci ricorderemo più il perché.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati