Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-01-15

CHE NESSUNO SPOGLI IL CONVIVENTE! - Cass. 7/2014 - Valentina CARDANI

Nella ricostruzione della posizione del convivente more uxorio, fatta di interventi legislativi ed interventi giurisprudenziali per lo più caratterizzati da frammentarietà, va senz'altro annoverata la sentenza della Corte di Cassazione in commento.

Se, infatti, è ormai pacifico, grazie all'intervento della Corte Costituzionale n. 404 del 1988, che ai sensi dell'art. 4 della lg. 392/78, in caso di morte del conduttore, il convivente è equiparato al coniuge ed è dunque legittimato a succedere nel contratto di locazione, occorre domandarsi quale sia la posizione del convivente nella diversa eventualità in cui l'immobile oggetto del contendere sia stato concesso non in locazione, bensì in comodato ad uno solo dei membri della coppia.

In particolare, la Cassazione ha preso in considerazione l'evenienza in cui una signora veniva estromessa dal comodante dall'appartamento presso cui viveva con il compagno, comodatario dell'appartamento medesimo.

Lo spoglio, in particolare, avveniva allorquando, a seguito di un incidente stradale, il comodatario veniva ricoverato in ospedale; durante il periodo della degenza, infatti, il comodante si era adoperato per cambiare la serratura dell'appartamento, così ingenerando la richiesta di reintegrazione ex art. 1168 c.c. della convivente.

La Cassazione ha ritenuto di accogliere la richiesta di reintegrazione, rilevando come la ricorrente, in virtù della duratura e comprovata relazione affettiva con il soggetto comodatario, pur non potendo vantare una situazione quale quella possessoria ovvero un'eventuale avvenuta interversione nel possesso, possa comunque vedere assimilata, in via fattuale, la propria posizione a quella della detenzione qualificata propria del comodatario e dunque ottenere protezione dall'ordinamento.

In definitiva, l'azione di reintegrazione ex art. 1168 c.c., secondo l'orientamento espresso dalla pronuncia in commento, va ritenuta esperibile dal convivente more uxorio in quanto detentore qualificato dell'immobile alla stessa stregua del comodatario, e ciò anche nei confronti del terzo proprietario.

A questo proposito, vale la pena richiamare l'orientamento della Giurisprudenza di legittimità, dal quale ha preso le mosse la sentenza in commento, secondo cui il diritto del convivente può essere fatto valere anche a fronte dello spoglio posto in essere nei suoi confronti dal convivente proprietario.



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