Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-03-17

... Che sia l'Amore tutto ciò che esiste: abbandonati in braccio al buio!!! - Maria Beatrice Maranò

Emily e Antonia: due straordinari modi di fare poesia al femminile a confronto!

"Che sia l'amore tutto ciò che esiste

È ciò che noi sappiamo dell'amore;

E può bastare che il suo peso sia

Uguale al solco che lascia nel cuore"

( Emily Dickinson)

"Abbandonati in braccio al buio

Monti m"insegnate l"attesa:

all"alba – chiese

diverranno i miei boschi.

Arderò – cero sui fiori d"autunno

tramortita nel sole."

(Antonia Pozzi)

Cosa abbiano in comune le autrici delle due poesie, ce lo chiediamo solo ..dopo aver "confezionato" un epigrafe dell"articolo un po" ardita perché unendo i titoli di entrambe le poesie, ci fornisce una parziale risposta alla nostra domanda.

Emily Dickinson, maestosa e grandiosa poetessa americana dell"800 …e Antonia Pozzi, sensibile autrice di poesie del "900 italiano: entrambe non furono conosciute e apprezzate in vita ma la loro opera poetica  è in ambedue i casi postuma. A Emily non interessava pubblicare in vita, era talmente al di sopra delle cose terrene che non le interessava la celebrità e poi lo scrivere poesie non era un attività che si confacesse alle signorine di "buona famiglia". Anche Antonia era di ottima famiglia e aveva un carattere talmente schivo e riservato non adattabile ad una fama di pubblico e inoltre una approvazione in vita del suo spirito poetico non le sarebbe stato consentito dal padre, che dopo la sua morte, da lei, deliberatamente, scelta a soli 26 anni, affidò, le sue poesie a Montale per la pubblicazione solo dopo averle copiosamente censurate. Entrambi i padri erano avvocati. Il padre della Pozzi ostacolò con tutta la sua autorità l"amore della figlia per il prof. Antonio Maria Cervi (suo professore di latino e greco al liceo), costringendola, "non secondo il cuore ma secondo il bene", a rinunciare alla vita sognata

(come scrisse la stessa Antonia). Anche il padre di Emily era "duro e terribile", come lo definirà lei stessa. " Mio padre", scriveva Emily "è troppo impegnato con le difese giudiziarie per accorgersi di cosa faccio; mi compra molti libri ma mi prega di non leggerli perché ha paura che scuotano la mia mente". Entrambe con padri autorevoli e molto portati a considerare la figlia femmina un oggetto d"amore. Tanto Antonia quanto Emily vivono l"amore in modo tormentato e travagliato: ma in Emily l"amore è un"esperienza metafisica. Molti interpreti  hanno identificato nel pastore protestante reverendo   Wadsworth, l"oggetto d"amore che ispirava Emily nelle sue poesie. Ma ella vide il reverendo due sole volte in tutta la sua vita. Aveva venticinque anni quando decise di estraniarsi dal mondo anche a causa della sua malattia agli occhi. Credeva

che con la fantasia si riuscisse ad ottenere tutto ed interpretava la solitudine ed il rapporto con se stessa come veicolo per la felicità. Emily nella sua poesia, come era nel carattere, è granitica, una colonna, non avrebbe potuto vivere con nessuno; scrive di se stessa: "la mia vita era stata un fucile carico , negli angoli , finché un giorno il  proprietario passò, mi identificò e mi portò via e  ora vaghiamo in boschi regali -e ora cacciamo la cerva e  ogni volta che parlo per lui , le montagne subito rispondono..." -. Il cacciatore non è l"amato è la poesia. Il "Tu" in Emily non è "you" ma è maiuscolo, è un "Tu" non individuabile. (Così in una bellissima poesia "Se tu venissi in autunno, Io scaccerei l'estate, Un po' con un sorriso ed un po' con dispetto, come scaccia una mosca la massaia. Se fra un anno potessi rivederti, farei dei mesi altrettanti gomitoli, da riporre in cassetti separati, per timore che i numeri si fondano. Fosse l'attesa soltanto di secoli, li conterei sulla mano, sottraendo fin quando le dita mi cadessero nella terra di Van Diemen. Fossi certa che dopo questa vita la tua e la mia venissero, io questa getterei come una buccia e prenderei l'eternità. Ora ignoro l'ampiezza del tempo che intercorre a separarci, e mi tortura come un'ape fantasma che non vuole mostrare il pungiglione".).

L'erotismo di Emily è un erotismo casto, è mistica, metafisica: una vergine di ferro. Antonia è più tenera, più lirica, elegiaca (Montale scrive di lei : "un anima troppo fragile per reggere al peso della vita"), è cedevole alle lusinghe dell'eros, si appoggia all"amore, per trovare un senso alla vita, ne ha bisogno come l"aria, il suo è un amore fisico, individuabile.

Il Prof. Cervi non era bello era molti anni più grande di Antonia eppure ella scopre dietro la sua serietà e la severità molte affinità con se stessa: l'amore per il sapere, per l'arte,

per la cultura, per la poesia, per il bello, per il bene. Inoltre il professore ha qualcosa negli occhi che parla di dolore, anche se cerca di nasconderlo, ma Antonia ha un animo troppo sensibile per non coglierlo: il fascino diventa amore e sarà un amore tanto intenso quanto tragico perché ostacolato con ogni mezzo dal padre.(In Confidare scrive:  "Ho tanta fede in te. Mi sembra che saprei aspettare la tua voce in silenzio, per secoli di oscurità. Tu sai tutti i segreti, come il sole: potresti far fiorire i gerani e la zàgara selvaggia sul fondo delle cave di pietra, delle prigioni leggendarie. Ho tanta fede in te. Son quieta come l"arabo avvolto nel barracano bianco, che ascolta Dio maturargli l"orzo intorno alla casa").

Sono due modalità di espressione diverse ma si somigliano perché entrambe l'amore non l'hanno vissuto come avrebbero desiderato, e quindi la negazione dello stesso si trasforma in ispirazione per la poesia. La realtà non è solo quella che si vede è quella del pensiero, del desiderio. Entrambe vivono in quella dimensione di garanzia infallibile che è l'ispirazione del vero poeta: il desiderio, "de sidus" dove cade la stella c'è un punto vuoto, una nostalgia, una mancanza. La mancanza d'amore in spiriti fervidi produce poesia: "la mancanza di tutto" (d'amore essenzialmente), scriverà Emily, "mi preservò dal sentire la mancanza delle cose minori" . Entrambe sono due "vestali" hanno una totale dedizione alla poesia, come unica forma di espressione del proprio io.

La poesia sostituisce la vita e si sentono interpreti del verbo poetico come unica modalità di espressione della propria interiorità. In Emily lo stile è un fenomeno al di sopra di ogni possibile definizione: scrive nell'800 ma è come se fosse del '900. Nell'800 nessuno scriveva come lei, Walt Whitman, aveva uno stile da pioniere, versi ampi, altisonanti, sonori, distesi,. Quella di Emily è una poesia surrealista, moderna, il suo respiro è un respiro metafisico; il tempo in lei si annulla, siamo a contatto con l'eterno. Noi potremmo se abbattessimo tutte le barriere, essere tutte le vite precedenti. La descrizione della propria morte avvenuta è di una modernità incredibile: "Poiché non potevo fermarmi per la Morte, lei gentilmente si fermò per me. La carrozza non portava che noi due, e l'Immortalità. Procedemmo lentamente, non aveva fretta. Ed io avevo messo via il mio lavoro e il mio tempo libero anche per la sua Cortesia, oltrepassammo la Scuola, dove i bambini si battevano. Nell'Intervallo, in cerchio, oltrepassammo campi di grano che ci fissavano, oltrepassammo il sole calante, o piuttosto - lui oltrepassò noi. La rugiada si posò rabbrividente e gelida, perché solo di garza, la mia veste, la mia stola, solo tulle. Sostammo davanti a una casa che sembrava un rigonfiamento del terreno. Il tetto era a malapena visibile. Il cornicione, nel terreno, da allora, sono secoli   eppure li avverto più brevi del giorno in cui da subito intuii che le teste dei Cavalli, andavano verso l'Eternità"). In Emily c'è il miracolo della parola fatta carne come in Saffo, vi è la fusione tra il massimo dell'astrazione metafisica ed il massimo della densità. Emily riprende i classici greco-latini senza averli mai letti, (aveva letto Shakespeare, la Bibbia e la Bronte). In lei ci si perde e ci si ritrova di continuo, c'è il vuoto ed il pieno. Antonia ha, invece, una cultura di ampio respiro: è una studiosa, una lettrice accanita, la tesi di laurea è su Flaubert, ma in lei non ci sono i voli metafisici di Emily, c'è più dolore, più nostalgia, più rimpianto.

La poesia trova un punto di contatto nei paesaggi, in entrambe la natura è paesaggio d'anima, ma anche in questo caso vi è una differenza. Nell'immaginario dickinsoniano ("...E la montagna alla sera adatta la sua fisionomia, non un muscolo che indichi la Sua esperienza") le vette più alte, nella loro immobile grandiosità, simboleggiano quanto di più vicino alla divinità ci può essere sulla terra.  Nella descrizione della poesia la montagna è ritrosa, sfuggente, non si cura di sfoggiare la sua grandezza. Eppure davanti a lei il tempo si ferma, passano i tramonti e i giorni senza scalfire la sua immobile indifferenza. E davanti ad uno spettacolo così possente non rimane che inginocchiarsi, o, implorare, in silenzio. Il respiro in Emily è forte, carducciano.  Invece il respiro della Pozzi, anche nella descrizione della natura, è lieve come in  Corazzini e in Gozzano. Le montagne "occupano come immense donne la sera: sul petto raccolte le mani di pietra fissano sbocchi di strade, tacendo l"infinita speranza di un ritorno. Mute in grembo maturano figli all"assente". Una poesia che rispecchia due diverse personalità, Emily fortissima, morirà di morte naturale in età avanzata ( per quei tempi), dopo una lunga malattia, dando prova di una grande forza di sopportazione. Antonia è più fragile, lascerà una mattina la sua classe e con la bici si avvierà verso l'Abbazia di Chiaravalle: si dirà morta per assideramento in realtà aveva assunto molti barbiturici.  Vi è una bellissima poesia della Pozzi, "Amore in Lontananza" che nella deformazione del visus nella sovrapposizione tra sogno e reale, (quasi in un richiamo all'Edipo di Sofocle: " sarebbe stato meglio non vedere" è leopardiana e dickinsoniana insieme.  Così la Dickinson: "Ti vedo meglio, al buio. Non ho bisogno di luce, l'amore per te è un prisma che oltrepassa il violetto. Ti vedo meglio per gli anni che si accumulano in mezzo. La lampada del minatore - è sufficiente per annullare la miniera e nella tomba, ti vedo ancor meglio. I suoi piccoli pannelli sono ardenti, tutti rosseggianti della Luce che io tengo così alta, per te, che bisogno c'è del giorno, per chi nella tenebra ha tale incomparabile sole, che sembra essere continuamente al meridiano?" Così la Pozzi in "Amore in lontananza": " Ricordo che, quand"ero nella casa della mia mamma, in mezzo alla pianura, avevo una finestra che guardava sui prati; in fondo, l"argine boscoso nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo, c"era una striscia scura di colline. Io allora non avevo visto il mare che una sol volta, ma ne conservavo un"aspra nostalgia da innamorata.

Verso sera fissavo l"orizzonte; socchiudevo un po" gli occhi; accarezzavo i contorni e i colori tra le ciglia: e la striscia dei colli si spianava, tremula, azzurra: a me pareva il mare e mi piaceva più del mare vero." (Milano, 24 aprile 1929 Antonia Pozzi).

Due donne, due storie due caratteri due sensibilità, entrambi grandi vestali di poesia...!

Leggiamo e regaliamo libri di poesie. La poesia ha il privilegio di arrivare in modo sintetico al centro delle cose, arriva alla testa passando dal cuore e dall'anima. Ci richiama al senso della vita: "perché e così: prima si sbaglia, ci si perde, ci si arrampica per astratte impalcature intellettuali, finché la vita un bel giorno comincia, coi suoi gesti leggeri e sapienti, a richiamarci a lei: è come aprire gli occhi ad un tratto e ritrovarsi su una striscia di prato al sole, vicino alle pietre e alle piante. Il senso della vita non è più sparso, nel cervello, nelle mani, negli occhi, ma è tutto raccolto nel centro del petto, come un enorme fiore o come una corazza: e il domani non è più che portare sempre più in avanti quel fiore, sereni, eretti, per una grande strada bianca." (Antonia Pozzi da . ..lettera all'amica Elvira Gandini -15 settembre 1937 )



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