Articoli, saggi, Generalità, varie -  Pant√® Maria Rosa - 2014-12-08

CHIARIFICAZIONI SUL PROCESSO CONTRO BUONANNO – Maria Rosa PANTÉ

Nel dicembre 2011 venne a Varallo (provincia di Vercelli) don Andrea Gallo e, a proposito di questi manifesti posti alle entrate della cittadina,

http://www.quotidianopiemontese.it/wp-content/uploads/2014/02/no-burqa.jpg

disse che, a causa loro, Cristo non sarebbe potuto entrare.

Ricordo che mi venne subito l'idea di diffondere una petizione per farli rimuovere. I manifesti erano lì dal 2009, ma io avevo aperto gli occhi solo in quel momento.

Subito si unì a me Fabio Musati, valsesiano, che vive a Milano e così siamo partiti.

La petizione fu pubblicata online nel febbraio 2012.

http://firmiamo.it/rimozione-dei-segnali-di-intolleranza-a-varallo-sesia

Vennero raccolte anche firme sul territorio, proprio a Varallo.

Le firme furono mandate all'allora Ministro per l'Integrazione Andrea Riccardi, che ci rispose e rilasciò un'intervista agli allievi dell'Istituto Superiore d'Adda, scuola in cui lavoro come docente bibliotecaria.

Le firme furono mandate anche al Ministro dell'Interno e per conoscenza al Prefetto.

Al sindaco Buonanno le portammo a mano direttamente.

Poiché, a parte l'intervento di Riccardi, non ci vennero altre risposte, contattammo l'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali

http://www.unar.it/unar/portal/?lang=it

nemmeno l'intervento di questo organo governativo riuscì a smuovere le acque. Nè sindaco né Prefetto, né altre autorità fecero alcunché.

Ricordo che, oltre a chiedere la rimozione dei cartelli cosiddetti no burqa, chiedevamo l'abrogazione delle ordinanze che contestualmente ai cartelli il comune di Varallo aveva emanato contro i burqini e contro chi aveva il volto integralmente coperto.

Aggiungo anche che si era formato un comitato di persone che sostenevano questa battaglia e che era stato creato un blog:

http://cristosiefermatoavarallo.blogspot.it/

L'UNAR ci consigliò di seguire le vie legali e ci indicò l'avvocato Alberto Guariso

http://www.studiodirittielavoro.it/staff/avv-alberto-guariso/

Dalla biografia si evince che si tratta non solo di un avvocato esperto in questioni relative alle discriminazioni, ma che è persona che "ci crede".

Bisognava trovare anche dei cittadini comuni che facessero causa per la rimozione dei cartelli, ci offrimmo io, Maria Rosa Panté, ed Edoardo Ghelma residenti a Borgosesia, Fabio Musati e Marianna Corte, varallesi, residenti a Milano.

Nella causa per la rimozione dei cartelli fummo affiancati dall'ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione

http://www.asgi.it/.

La causa è stata discussa nel febbraio del 2014 a Torino. Il giudice ha come prassi tentato una conciliazione tra le parti, cui noi eravamo disponibili.

Il giorno dell'udienza, mentre ci recavamo tutti a Torino, a Varallo i cartelli no burqa venivano rimossi, per anticipare il giudice, ma qualcuno era sfuggito alla rimozione e così il giudice comunque ha avuto modo di ordinare al Comune di togliere tutti i cartelli e di abrogare l'ordinanza sul burqini.

La sera stessa comparivano a Varallo altri cartelli, meno cupi e aggressivi degli altri, il cui messaggio era comunque sempre ambiguo.

Allora noi abbiamo deciso che non avremmo accettato la conciliazione così si è andati a sentenza. Il giudice ha dato in tutto la responsabilità al comune di Varallo e ha dato una dura definizione dei cartelli,

http://cristosiefermatoavarallo.blogspot.it/2014/04/mai-piu-varallo-gli-esseri-umani.html

ma ha deciso che solo l'ASGI aveva il dirito di fare ricorso non noi quattro cittadini, in quanto non eravamo tra le categorie discriminate dai cartelli. Così sono state condivise le spese processuali.

Per questa causa è comunque in corso l'appello che sta conducendo l'ASGI.

Poco tempo dopo questa sentenza, precisamente il 23 aprile del 2014, sono comparsi nella città di Varallo circa 70 cartelli, questi:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152922285458792&set=p.10152922285458792&type=1&theater

Vedendo i nostri quattro nomi messi alla berlina, vedendo le falsità, vedendo che venivamo accusati di avere portato via soldi ai poveri di Varallo, abbiamo deciso insieme all'avvocato Guariso di fare una nuova causa, certo naturale proseguimento della vicenda dei cartelli no burqa, ma causa totalmente nuova.

Infatti Corte e Musati hanno fatto causa a Milano. Panté e Ghelma al tribunale di Vercelli.

La tesi dell'avvocato Guariso è audace e nuova per la nostra giurisprudenza.

Non si è semplicemente detto che i cartelli sono diffamatori, si è andati oltre, si è sostenuto che quei cartelli costituivano una ritorsione nei confronti di cittadini perchè questi avevano difeso dei diritti, avevano agito contro una discriminazione che riguardava altre categorie di persone.

A Milano il giudice, pur rilevando che i cartelli erano derisori, che la sentenza di Torino era stata deformata, ha deciso che, poiché Corte e Musati non erano nè soggetti discriminati dai cartelli, né appartenenti a gruppi vicini a questi soggetti, non si poteva parlare di attività ritorsiva contro di loro. Pertanto i due dovevano pagare le spese processuali. Non erano condannati, ma semplicemente secondo il giudice non erano "abilitati" a fare quel tipo di causa.

Contro questa interpretazione Corte e Musati stanno ricorrendo in Appello.

A Vercelli invece il giudice Giuseppe Fiengo ha accolto l'idea che anche un cittadino non direttamente discriminato, può ricorrere se, nel difendere i diritti di altri, viene sottoposto a ritorsione.

Buonanno, Botta e il Comune di Varallo sono stati condannati in modo interessante non solo a pagare le spese processuali, ma a risarcire Panté e Ghelma, che hanno avuto i cartelli per due mesi sotto gli occhi, e a pubblicare per intero e per 30 giorni la sentenza sulla pagina Facebook del Buonanno, sul sito del comune di Varallo e sulla pagina del Valsesiano.

Per informare la popolazione.

Quel che importa qui è che la sentenza è innovativa, una sentenza che farà giurisprudenza, di frontiera.

E per me che lavoro con i ragazzi è importante che si sappia che è giusto difendere i diritti degli altri e che nessuno, per quanto potente, può intimidirti, farti ritorsioni, metterti alla berlina solo perchè tu ti schieri contro le discriminazioni.

Nella sentenza infatti si legge:

"L'assoluta rilevanza dei fattori in gioco ha infatti indotto il legislatore (europeo e nazionale) ad apprestare una tutela specifica in favore di quanti (pur non vittime di discriminazioni) abbiano assunto inziative tese ad affermare la parità di trattamento.

Che la parità (e in definitva la dignità umana) sia salvaguardata anche da parte di quanti non sono vittime di discriminazioni appare importante, anche in considerazione del fatto che (…) i soggetti discriminati, in quanto appartenenti ad una minoranza, hanno sovente maggiori difficoltà a far valere le proprie ragioni (...)"

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2014/12/2014_tribunale_Vercelli_rg-1241-del-2014-ord-04-12-2014_Varallo-BOTTA-BUONANNO-trib-vercelli.pdf

E l'ordine come primo bisogno dell'anima, come tensione al bene, di cui parla Simone Weil, per una volta è soddisfatto.



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