Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2016-05-09

Cinghiale con anello al naso per impedirgli di scavare: condannato il proprietario – Trib. Busto Arsizio, 396/16 – Annalisa Gasparre

Su questa Rivista, in data 24 agosto 2014, avevano già segnalato il caso (Decreto penale per oltre 11mila euro per il maltrattatore di animali), al quale rinviamo per i capi di imputazione.

La vicenda è proseguita perché vi è stata opposizione al decreto penale di condanna, sfociata, a seguito dell"instaurazione del contraddittorio e dello svolgimento del dibattimento, in una sentenza di condanna (Trib. Busto Arsizio, Giud. Valeria Recaneschi, 31.3.2016).

Allegando la sentenza opportunamente anonimizzata, appare utile segnalare alcuni profili meritevoli di nota.

Anello al naso per impedire la fuga. Seguendo la trama ricostruttiva della sentenza il primo riguarda il trattamento riservato ad un cinghiale, sebbene contenuto già nella richiesta di decreto penale, poco valorizzato nel precedente commento. Al cinghiale l"imputato aveva inserito un anello al naso che provocava sanguinamento e dolore quando l"animale cercava di scavare il terreno sottostante la recinzione per evadere dall"angusto domicilio in cui era stato relegato (i cinghiali hanno infatti bisogno di ampie superfici). Dice il teste che quando il cinghiale tentava di scappare, si contorceva, si buttava a terra dal dolore e continuava a perdere sangue. L"imputato ammetteva di aver inserito personalmente l"anello al naso del cinghiale proprio per impedirgli di scavare al di sotto del recinto e di darsi alla fuga: irrilevanti la tradizione, il costume, l"uso con cui giustificare una simile pratica. Alcuna necessità sussisteva in proposito: il giudice afferma che altri rimedi potevano essere apprestati. Inoltre è da valorizzare l"inciso che ha sottolineato, pur solo in modo accennato, la durata del tempo in cui il cinghiale aveva patito il dolore cagionato dall"inserimento dell"anello, pratica che aveva cagionato la lesione e di cui era evidente il dolo.

Se il parere del veterinario Asl non è pertinente. Il secondo elemento significativo è la prevalenza accordata al medico veterinario intervenuto a valutare lo stato di salute degli animali rinvenuti nell"area rispetto a quanto attestato dal medico veterinario dell"Asl, chiamato dalla difesa dell"imputato e che affermava di non aver rilevato nulla degno di nota. In primo luogo il giudice rileva che il medico Asl aveva visionato la situazione ben tre anni prima dei fatti e, in secondo luogo, il medico Asl si riferiva a condizioni di allevamento là dove, invece, la situazione in oggetto non rientrava in tale ipotesi. A sostegno della maggiore aderenza ai fatti della descrizione del medico veterinario chiamato dalla pubblica accusa, vi era il fascicolo fotografico. L"ausilio della documentazione fotografica è il fil rouge della motivazione con cui il giudice – quasi in prima persona – valuta la situazione in cui versavano gli animali. Dice il giudice che "lo stato di detenzione degli animali è stato documentato non solo da personale qualificato … ma può essere valutato autonomamente anche dal Tribunale sulla base delle immagini fotografiche acquisite".

Confisca "speciale" ex art. 544 sexies c.p. compatibile con la confisca ex art. 240 n. 2 c.p. Infine, merita di essere segnalata la parte in cui si dispone degli animali in sequestro. Il cinghiale, rispetto al quale era contestato l"art. 544 ter c.p., è stato confiscato ai sensi dell"art. 544 sexies c.p. mentre tutti gli altri animali, per i quali era contestato l"art. 727 c.p. (e, quindi, non essendo praticabile la confisca ex 544 sexies c.p.), sono stati confiscati ai sensi dell"art. 240 c.p., motivata dal fatto che la restituzione all"imputato, nelle condizioni descritte, comporterebbe detenzione costituente reato.

In termini generali sui reati contro gli animali, anche con riguardo a sequestri, valore delle fotografie e altro, Gasparre, Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari oltre la lente dei mass media, Key Editore, 2015.



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