Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2014-11-17

CIÒ CHE È 'PECCATO' PER LA CHIESA, È REATO PER LA SOCIETÀ Cass. Pen., n. 45029/14 - V. MASTRONARDI

- Estorsione

- Parroco invia sms audace ad una ragazza: un "silenzio" da 30.000 euro

- Si ha un solo reato di estorsione, pur in presenza di diversi atti di minaccia, allorché gli stessi costituiscano singoli momenti di un'unica azione e siano sorretti da una determinazione ininterrotta. Beninteso, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che le due intimidazioni non fossero avvinte dal vincolo della continuazione bensì che il tentativo venisse assorbito dall"estorsione consumata ai danni del prete.

Una giovane ragazza, dopo aver ricevuto sms di natura erotica da un sacerdote, inviava a sua volta messaggi ricattatori allo stesso parroco minacciandolo di divulgare il contenuto della loro corrispondenza telematica laddove non le avesse consegnato la somma di euro 30.000,00.

I predetti s"incontravano per effettuare lo scambio telefono cellulare-denaro contante ma il prete, affidatosi agli agenti della questura, consegnava soltanto la somma di euro 1.000,00 a fronte della somma pattuita. Purtuttavia, la donna, accompagnata dal coimputato, stabiliva un ulteriore termine per la consegna dei restanti euro 29.000,00, allo scadere del quale, avrebbe reso pubblici i messaggi ricevuti.

Alla luce di tale ricostruzione fattuale, la Corte territoriale riteneva la sussistenza di due estorsioni a carico degli imputati, una consumata e una tentata, unificate dal vincolo della continuazione in quanto esecutive di un medesimo disegno criminoso.

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che la reiterazione della condotta minacciosa, finalizzata all"ottenimento dell"ingiusto profitto, non determina una molteplicità di reati bensì è necessario verificare che l"azione posta in essere vada inquadrata in uno o in più atti. Altresì, non potendosi cristallizzare il binomio unica azione-unico atto, è bene non sottovalutare che una singola azione possa essere scomposta in più atti che, a loro volta, altro non sono che un segmento della medesima condotta.

Segnatamente, i giudici di legittimità hanno ritenuto che i singoli comportamenti estorsivi costituiscono fattispecie indipendenti, seppur avvinte dal vincolo della continuazione, nei soli casi in cui, compatibilmente all"elemento cronologico e alla modalità dell"azione, non perdono il carattere dell"individualità. Diversamente, gli atti minacciosi, reiterati in assenza di qualsivoglia interruzione o desistenza, integrano un solo reato di estorsione laddove la somma degli stessi determini un"azione continuativa.

In conclusione, i giudici di Piazza Cavour hanno annullato la sentenza impugnata con riferimento al secondo capo d"imputazione ritenendo che il tentativo venga assorbito dall"imputazione del reato consumato poiché "trattandosi di una sola ipotesi di estorsione consumata, gli ulteriori atti intimidatori non sono altro che frammenti di un"unica azione finalizzata all"ottenimento di quanto originariamente richiesto e solo in parte pagato".



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