Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-04-13

Circa la sorte delle questioni civili poste nel processo penale: giurisprudenza recente - Carol Comand

- è recente il quesito alle ss.uu., della cui risposta si cercherà di dare conto, relativo alla possibilità di passaggio in giudicato delle statuizioni civili a seguito dell"abrogazione del delitto di ingiuria.

Con l"entrata in vigore del d.lgs n. 7/16, è stato abrogato l"art. 594 cod. pen., relativa al reato di ingiuria, mentre, il corrispondente illecito previsto dall"art. 4 del medesimo testo di legge, è sottoposto a sanzione pecuniaria.

Per quanto qui rileva, stante l"assenza di specifica disciplina transitoria, recenti pronunce della Corte di cassazione hanno cercato di risolvere la questione circa la sorte delle relative, eventuali, statuizioni civili e, con ordinanza n. 7125/16 si è altresì posto alle sezioni unite della Corte il quesito se, a seguito dell"abrogazione intervenuta, debbano essere revocate le statuizioni civili eventualmente adottate con la sentenza di condanna non definitiva per il reato di ingiuria, pronunziata prima dell"entrata in vigore del suddetto decreto.

Le disposizioni prese via via in considerazione da diverse decisioni sono:

- l"art. 538 comma 1 cod. proc. pen. il quale dispone che, quando pronuncia sentenza di condanna, il giudice decide sulla domanda per le restituzioni ed il risarcimento del danno

- l"art. 578 cod. proc. pen. relativo alla decisione sugli effetti civili nel caso di estinzione del reato per amnistia o per prescrizione

e, nella stessa ordinanza di rimessione alle ss.uu., si osserva che sono gli stessi contenuti dei decreti legislativi nr. 7 e 8 del 15 gennaio 2016 a rivelare la possibilità di soluzioni diverse da quella proposta - che l"intervenuta abrogazione ponga nel nulla anche le statuizioni civili -, concretando la possibilità di contrasti interpretativi.

Si rileva, peraltro, che in Cass. pen. n. 14529/16, relativa, però, alla fattispecie di danneggiamento si è stabilito che, stante l"indifferenza del diritto al risarcimento, ai principi attinenti la successione delle norme penali di cui all"art. 2 cod. pen., sussiste l"obbligo, per il giudice dell"impugnazione, di giudicare sulle statuizioni civili valutando la fondatezza - obbligo che, si sostiene, non potrebbe ritenersi non sussistere, per effetto della non definitività della condanna - con conseguente conferma delle statuizioni civili, non potendosi pervenire ad una esclusione del fatto.

In Cass. pen., sez. V, n. 14041/16, dove si ribadisce che la revoca della sentenza penale per abolizione del reato non fa venir meno il diritto della parte civile al risarcimento del danno, si ritiene, invece, che, allorché sia intervenuta, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo abrogativo, sentenza di condanna in primo grado, la decisione sulle questioni civili sia demandata al giudice dell"impugnazione, con conseguente annullamento della sentenza in ordine all"imputazione del reato e rigetto del ricorso agli effetti civili.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati