Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2014-01-13

CIRCO ROYAL MARTINI: ANIMALI OGGETTO DI SEQUESTRO PREVENTIVO – Cass. pen. 49415/2013 – Annalisa GASPARRE

La sentenza si segnala perché, tra le righe, suggerisce modalità di sottrazione degli animali vittime di reato tramite modulazione degli strumenti di sequestro presenti nell'ordinamento, portando ad una modifica formale e sostanziale del titolo del sequestro, e superando le profonde differenze dei sequestri.

Nel caso in oggetto, il sequestro probatorio – mezzo di ricerca della prova – veniva sostituito dal sequestro preventivo, misura cautelare reale finalizzata ad evitare la reiterazione del reato.

Nel dettaglio ad essere sequestrati erano alcuni animali del Circo Royal Martini che, durante la permanenza nel territorio di competenza della Procura di Monza, venivano rinvenuti in condizioni gravi e produttive di sofferenze.

A seguito di alterne vicende tra Procura e difesa dell'imputato si giungeva per ben due volte davanti alla Cassazione la quale una prima volta annullava con rinvio a favore della Procura mentre la seconda volta dichiarava la sopravvenuta carenza di interesse. Invero rilevava che il sequestro probatorio in oggetto, nelle more del procedimento, era stato convertito in sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., comma 2 e art. 544 sexies c.p.p. (quest'ultima norma dispone la confisca degli animali in caso di condanna o di applicazione pena su richiesta dell'imputato).

Come noto, il sequestro preventivo è misura disposta quando vi sia il pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravarne o protrarne le conseguenze ovvero agevolare la commissione di altri illeciti (art. 321 c. 1 c.p.p.), nonché laddove si dovrà procedere all'apprensione di cose di cui dovrà essere disposta la confisca (di cui costituisce l'indispensabile antecedente storico e giuridico) (art. 321 c. 2 c.p.p.). La confisca "è una misura di sicurezza patrimoniale che può essere ordinata dal giudice nella sentenza di condanna o di proscioglimento (combinato disposto artt. 236 c. 2 e 205 c. 1 c.p.). L'art. 240 c.p. stabilisce che, in caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, delle cose che ne sono il prodotto o il profitto (confisca facoltativa). Al c. 2 si prevede l'obbligatorietà della confisca: 1. delle cose che costituiscono il prezzo del reato; 2. delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna. Per cogliere appieno le potenzialità della confisca, si consideri che la misura può essere disposta anche in caso di proscioglimento (ad esempio, per non essere provata la responsabilità "al di là di ogni ragionevole dubbio", come richiesto dall'art. 533 c. 1. c.p.p.) oppure in caso di prescrizione, come ha recentemente confermato il Tribunale di Milano, Sez. X penale, ordinanza del 25 giugno 2009 e, addirittura, in caso di archiviazione disposta dal giudice per le indagini preliminari (GIP Vigevano, ordinanza del 25 settembre 2009)" (tratto da GASPARRE, La vittima nel processo, Aracne Editrice, 2013).

"L'art. 321 c.p.p. trasferisce sul piano normativo la prassi giurisprudenziale previgente che rispondeva alla necessità di predisporre uno strumento coercitivo idoneo a soddisfare esigenze di carattere preventivo (e non solo di carattere probatorio). In proposito, gli studi di politica criminale hanno evidenziato l'efficacia preventiva del ricorso alle misure cautelari reali che, in quanto dirette al patrimonio del reo (e non alla sua persona) assumono efficacia deterrente, ad esempio in tutte quelle situazioni in cui le ragioni a delinquere sono di tipo economico, SANTORIELLO, Introduzione, Le misure cautelari reali nel processo penale, in FIORENTIN-SANTORIELLO, Le misure cautelari reali, Torino, 2009" (tratto da GASPARRE, La vittima nel processo, Aracne Editrice, 2013).

"Anche qualora sia stato già disposto il sequestro probatorio, una volta cristallizzata la situazione con l'incidente probatorio, il provvedimento che vincola i beni potrà "trasformarsi" in sequestro preventivo, attesa la necessità di evitare che la disponibilità della res oggetto di sequestro possa aggravare, protrarre le conseguenze del reato o agevolarne la commissione di altri: ciò potrà avvenire a condizione che sussista il pericolo concreto ed attuale e che il sequestro probatorio sia stato revocato (non essendovi altrimenti il requisito del pericolo concreto e attuale). In questi termini, Cass. sez. II, 23 maggio-9 giugno 1997 n. 3537; Cass. sez. IV, 18 gennaio2007-15 febbraio 2007, n. 6382; Cass. sez. III, 16 luglio 1990-01 ottobre 1990, n. 3564. Addirittura, sulla medesima cosa potrebbero coesistere più vincoli. Sulla coesistenza tra sequestro preventivo e sequestro probatorio si vedano, ad es. Cass. Pen. Sez. Un. 14 dicembre 1994, Adelio, in Cass. Pen., 1995, 1488 ed in CED Cass. RV 200114; Cass. Pen. Sez. Un. 14 dicembre 1994, Benigno, in Arch. n. proc. Pen., 1995, 240; Cass. Pen., Sez. III, 27 gennaio 1998, Lusetti, in CED Cass., RV 210499; Cass. Pen., Sez. II, 23 maggio 1997, Gallinaro in CED Cass., RV 207786; Cass. Pen., 7 marzo 1994, Ferri, in CED Cass., RV 199719, Cass. Pen., 5 maggio 1994, Fusco, in Riv. Pen., 1995, 336; Cass. Pen., 6 luglio 1992, Costantino in CED Cass., RV 191617; Cass. Pen., 16 giugno 1992, Lucchetto, in Cass. Pen., 1994, 1612" (tratto da GASPARRE, La vittima nel processo, Aracne Editrice, 2013).

Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 05-11-2013) 09-12-2013, n. 49415

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCO Carlo G. - Presidente -

Dott. FOTI Giacomo - Consigliere -

Dott. MASSAFRA Umberto - Consigliere -

Dott. MARINELLI Felicett - rel. Consigliere -

Dott. CIAMPI Francesco Mar - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.A. N. IL (OMISSIS);

avverso l'ordinanza n. 19/2013 TRIBUNALE di MONZA, del 30/05/2013;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARINELLI Felicetta;

sentite le conclusioni del P.G. Dott. GERACI Vincenzo, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

Udito il difensore Avv. GIACCHETTI Carlo del Foro di Roma che ha chiesto l'accoglimento del ricorso.

Il Tribunale di Monza, in sede di riesame, il 13.12.2012 pronunziava ordinanza con la quale annullava il decreto di sequestro probatorio emesso dal pubblico ministero il 14.11.2012 nei confronti di M. A. e M.R. e ordinava la restituzione di quanto in sequestro agli aventi diritto.

A seguito di un controllo operato dalla Polizia Provinciale di Monza presso il circo "Royal Martini" erano stati infatti sequestrati gli animali indicati nel verbale, in quanto era stato ritenuto che gli stessi si trovassero in condizioni gravi e produttive di sofferenze.

Avverso l'ordinanza di cui sopra ricorreva in cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Monza chiedendone l'annullamento.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 18.04.2013, annullava l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Monza.

Il Tribunale di Monza, in sede di riesame, con ordinanza del 30.05.2013, confermava il decreto di sequestro del pubblico ministero del 14.11.2012 e condannava gli imputati al pagamento delle spese.

Avverso tale provvedimento proponeva ricorso in cassazione M. A., a mezzo del suo difensore, e lo censurava per il seguente motivo:

1) nullità dell'impugnata ordinanza per erronea applicazione della legge penale e di altre norme giuridiche di cui si deve tenere conto nell'applicazione della legge penale in relazione all'art. 324 c.p.p., n. 3.

Sosteneva sul punto la difesa che il Tribunale del riesame, al fine di acclarare la tesi accusatoria, aveva dato atto dell'esistenza di altre indagini compiute dal pubblico ministero in epoca successiva al sequestro, e in particolare di una consulenza tecnica, di cui la difesa non aveva contezza, che avrebbero dimostrato una gestione degli animali in conformità di quanto ritenuto dall'accusa.

Il Tribunale in tal modo avrebbe errato in quanto si sarebbe dovuto attenere unicamente alla documentazione su cui si fondava il provvedimento ablativo impugnato e non anche su atti successivi in virtù della norma di cui all'art. 324 c.p.p., n. 3.

2) Omessa motivazione, violazione degli artt. 125 e 321 c.p.p., in relazione all'art. 606 c.p.p., comma l, lett. c).

Riteneva sul punto la difesa che il Tribunale, facendo riferimento agli atti compiuti dal pubblico ministero successivamente all'emissione del decreto di sequestro probatorio e in particolare alla consulenza tecnica, aveva svilito la documentazione veterinaria e della pubblica amministrazione addotta dagli indagati a sostegno della loro tesi difensiva, non prendendola in considerazione e in tal modo non motivando su precisi rilievi mossi dalla difesa nei propri motivi di opposizione.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza trasmetteva una nota datata 18.10.2013 in cui comunicava che il sequestro probatorio in oggetto era stato convertito in sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., comma 2 e art. 544 sexies c.p.p..

Osserva la Corte di Cassazione che il ricorso è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza ha infatti trasmesso una nota datata 18.10.2013 in cui comunicava che il sequestro probatorio in oggetto era stato convertito in sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., comma 2 e art. 544 sexies c.p.p..

Tanto premesso si osserva che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, (cfr, tra le altre, Cass., Sez. 3^, Sent. n. 12511 del 7.03.2012, Rv. 252239) è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di rigetto del Tribunale del riesame relativa al decreto di sequestro probatorio qualora, nelle more, come appunto è accaduto nella fattispecie che ci occupa, detta misura sia stata convertita in sequestro preventivo ed abbia perciò perso efficacia, dovendo indirizzarsi le doglianze degli aventi diritto al sequestro disposto dal g.i.p. in sede di conversione.

Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile.

Non deve farsi luogo alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende in considerazione del fatto che la carenza di interesse del ricorrente è successiva alla presentazione del ricorso.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 5 novembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2013



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