Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Covotta Giulia - 2016-02-12

CIRCOLAZIONE: È GUIDA IN STATO DI ALTERAZIONE PSICOFISICA O MERA DISTRAZIONE? - Cass. pen. 3623/2016 – Giulia COVOTTA

Circolazione stradale

Una persona (in stato di ebbrezza e in stato di alterazione psicofisica per l"uso di sostanze stupefacenti) cagionava un incidente stradale in seguito al mancato rispetto di uno stop.

La Cassazione precisa che anche se il non fermarsi ad uno stop denota trascuratezza nella guida e/o uno scarso rispetto delle norme sulla circolazione stradale, non è elemento sufficiente per desumere lo stato di alterazione psicofisica derivante dall"uso di stupefacenti di cui all"articolo 187 C.d.S.

La sentenza della Corte di Cassazione in commento, depositata lo scorso 27 gennaio 2016, veniva emessa a seguito dei seguenti fatti di causa: una ragazza, alla guida di un"automobile, alle cinque del mattino, non rispettando il segnale di stop, omettendo di dare la precedenza ad un veicolo proveniente dall"opposto senso di marcia, cagionava un incidente stradale.

A seguito dei prelievi, delle analisi dei liquidi biologici e degli esami clinici, la conducente risultava in stato di ebbrezza alcolica con un tasso alcolemico pari a 0,9 g/l, superiore, dunque, al limite previsto dalla legge. Inoltre, dai medesimi esami, la stessa risultava, altresì, positiva ad alcune sostanze stupefacenti o psicotrope.

All"esito del giudizio abbreviato richiesto dall"imputata, il Tribunale di Ravenna condannava la donna per aver provocato un incidente stradale alla guida di un veicolo in stato di ebbrezza e in stato di alterazione fisica e psichica in conseguenza dell"uso di sostanze stupefacenti.

La Corte d"Appello di Bologna, chiamata a pronunciarsi sulla sentenza di primo grado, condividendo la motivazione della sentenza del Tribunale, confermava tale decisione.

Avverso tale provvedimento, il difensore della donna proponeva ricorso per Cassazione deducendo come unico motivo di appello l"erronea applicazione della legge penale in relazione all"articolo 187, c. 1, c.1 bis, d.lgs. n. 285/1992 (guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti) non contestando, quindi, il punto della sentenza impugnata attinente alla condanna per il reato di cui all"articolo 186 C.d.S. (guida in stato di ebbrezza).

Il ricorrente, quindi, poneva all"attenzione della Suprema Corte l"articolo 187 C.d.S e i presupposti necessari per la configurazione di tale reato. La Corte d"Appello, per il ricorrente, avrebbe ritenuto la sussistenza di entrambi i requisiti presenti nell"articolo 187 C.d.S.: l"assunzione di sostanze stupefacenti e l"alterazione psicofisica. Tuttavia, per il difensore, la prova dell"assunzione di sostanze sarebbe stata fornita a seguito di esami poco attendibili posto che, al fine di determinare lo stato di alterazione, sarebbe occorsa una visita neurologica o analisi analitiche sulle sostanze e, inoltre, tali esami non sarebbero stati in grado di stabilire il tempo dell"assunzione e l"attualità dell"uso.

Inoltre, il medesimo ricorrente contestava, altresì, la sussistenza dell"alterazione psicofisica che, per i giudici della Corte d"Appello, sarebbe stata provata dalle modalità del sinistro, determinato da un calo di attenzione.

Per la Corte di Cassazione adita, risulta fondato il motivo di doglianza di parte ricorrente con conseguente annullamento con rinvio della sentenza della Corte d"Appello di Bologna.

La Suprema Corte, infatti, ritiene illogica la motivazione data dalla Corte territoriale e precisa che gli elementi da cui desumere lo stato di alterazione psicofisica (in conseguenza dell"uso di stupefacenti) possono essere rinvenuti anche nelle modalità di guida o dell"incidente, ma nel caso de quo le modalità di accadimento del sinistro non appaiono necessariamente ricollegabili allo stato di alterazione psichica. Per la Corte, non fermarsi allo stop alle cinque del mattino (magari contando che a quell"ora il traffico veicolare sia esiguo) denota trascuratezza nella guida, una distrazione e/o scarso rispetto delle norme sulla circolazione stradale, ma non un univoco segno di alterazione psicofisica. Inoltre, per gli Ermellini, esisterebbero altre condotte di guida – rispetto a quelle del caso de quo – con caratteristiche talmente eclatanti da apparire verosimile che siano il segno di alterazione psicofisica come, ad esempio, l"imboccare l"autostrada contromano, guidare a velocità elevatissime oppure operare sorpassi e manovre particolarmente rischiose.

Pertanto, la Suprema Corte, richiamando anche un precedente sul tema (Cass. 33312/2008) pone l"accento sulla condotta tipica del reato previsto dall"articolo 187 C.d.S.: non quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida dopo aver assunto dette sostanze e, al contempo, guida in stato di alterazione causato proprio da tale assunzione.



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