Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2015-04-14

CIRCOSTANZE AGGRAVANTI: SEDUTE PSICHIATRICHE E MINORATA DIFESA Cass.Pen. Sez. III n.13933/2015 – Giulia CHIARINI

-       vulnerabilità dei pazienti

-       caratteristiche delle minorata difesa

Il Tribunale del riesame disponeva l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari all"imputato per abusivo esercizio delle professioni di psicologo, psicoterapeuta, medico psichiatra, e per aver posto in essere una truffa aggravata in danno dei pazienti.

L"imputato, ricorrendo per Cassazione adduceva la violazione dell'art. 61 n. 5 c.p. in quanto la contestata aggravante dei fatti di truffa non sarebbe configurabile in presenza della mera vulnerabilità psicologica dei pazienti, perché nel caso di specie gli stessi risultavano afflitti unicamente da problemi di coppia, familiari o lavorativi, oppure affetti da tabagismo o disturbi alimentari.

La Cassazione, rigettando il ricorso, conferma la sua giurisprudenza degli anni 2013 e 2014 ed afferma che:" la circostanza aggravante di cui all'art. 61, comma 1, n. 5, c.p. è tradizionalmente ritenuta configurabile quando l'agente approfitti di circostanze a lui favorevoli, di tempo, di luogo o di persona (anche in relazione all'età), da lui conosciute e che abbiano, in relazione alla situazione fattuale in concreto esistente, ostacolato la reazione dell'Autorità pubblica, o dei privati parti lese, agevolando in concreto la commissione del reato, in quanto determinano uno stato di "minorata difesa" tale da facilitare l'impresa delittuosa".

In relazione alla difesa posta in essere dalla persona offesa è sufficiente che sia stata semplicemente ridotta o, comunque, ostacolata, cioè resa più difficile e non è necessario che la difesa sia stata impossibile.

Inoltre la Cassazione afferma che l'agente debba essere  a conoscenza della minorata difesa e se ne deve essere intenzionalmente avvantaggiato. Tali condizioni sussistono anche qualora la situazione di fatto che abbia determinato il verificarsi  della minorata difesa sia insorta occasionalmente o, comunque, indipendentemente dalla volontà del soggetto.

Va, pertanto, ribadito il seguente principio di diritto: "Le circostanze di persona che, ai sensi dell'art. 61, comma 1, n. 5, c.p., aggravano il reato quando l'agente ne approfitti, possono consistere in uno stato di debolezza fisica o psichica in cui la vittima del reato si trovi per qualsiasi motivo; esse devono risultare favorevoli all'agente, ovvero essere da lui conosciute, nonché tali da ostacolare, in relazione alla situazione fattuale concretamente esistente, la reazione dell'Autorità pubblica o dei privati parti lese, agevolando in concreto la commissione del reato, in quanto determinanti uno stato di minorata difesa della vittima tale da facilitare l'impresa delittuosa."

La Suprema Corte ritiene che il Tribunale del riesame abbia correttamente interpretato ed applicato questo principio perché ha posto l"attenzione sulle  modalità di svolgimento delle sedute terapeutiche e sulle condizioni di grave debolezza psicologica, anche se dovute a diversi fattori, più o meno gravi.



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