Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-07-09

CIVIT SUI CDA DELLE SOCIETA PUBBLICHE – Alceste SANTUARI

Con delibera n. 47 del 27 giugno 2013, la Autorità nazionale anticorruzione (CIVIT), si è pronunciata in modo chiaro sul rapporto che deve intercorrere tra le previsioni contenute nell"art. 4, d.l. n. 95/12 e gli artt. 9 e 12, d. lgs. n. 39/2013, in tema di incompatibilità degli incarichi presso la P.A. e presso gli enti privati che soggiacciono al controllo pubblico.

Un pronunciamento della CIVIT era atteso, se non altro per districare una matassa, quella delle possibili sovrapposizioni, se non antinomie, tra due provvedimenti normativi, segnatamente "spending review" e "anticorruzione", i quali, almeno nelle intenzioni del legislatore nazionale, dovrebbero (o avrebbero dovuto) segnare un "passo in avanti" sulla strada della razionalizzazione degli interventi in economia da parte della P.A., da un lato, e della trasparenza dell"agire della stessa, dall"altro.

Ricordiamo che l"art. 4, commi 4 e 5 del d.l. n. 95/12 prevede quanto segue:

  1. la riduzione del numero dei componenti dei CdA delle società strumentali da dismettere (massimo 3 membri) e delle altre società a totale partecipazione pubblica, diretta e indiretta (da 3 a 5 membri a seconda della complessità dell"attività svolta);
  2. i criteri di composizione dei CdA, che a partire dal primo rinnovo successivo all"entrata in vigore del d.l. n. 95/12 devono essere formati da un numero minimo di dipendenti della P.A. che svolge l"attività di vigilanza su quelle società (nel caso delle società di primo grado) o di dipendenti della società controllante (nel caso delle società di secondo grado).

Su questo impianto, si sono innestati:

  1. l"art. 9, d. lgs. n. 39/13 che, in ossequio al principio di contrasto alla corruzione nella P.A., ha previsto le ipotesi di incompatibilità tra incarichi e cariche nelle società pubbliche regolate ovvero finanziate
  2. l"art. 12, del medesimo decreto legislativo che ha previsto l"incompatibilità tra incarichi dirigenziali interni ed esterni e cariche di componenti degli organi di indirizzo nelle amministrazioni statali, regionali e locali.

In questo complesso sistema normativo, cosa ha statuito la CIVIT? Innanzitutto, l"Autorità in parola ha inteso precisare che i contrasti tra il d.l. n. 95/12 e il d. lgs. n. 39/13 non debbono deporre a favore di una disapplicazione del primo. Al contrario, l"Autorità ha voluto rimarcare che i due provvedimenti debbono essere collocati in una ricostruzione sistematica, da cui risulta che "la disciplina sopravvenuta (d. lgs. n. 39/13) ha delimitato l"ambito soggettivo cui si riferiscono gli obblighi di nomina previsti dall"art. 4, d.l. n. 95/12".

Dunque, da un lato, non tutti gli enti privati in controllo pubblico ai sensi del d. lgs. n. 39/13 rientrano nella previsione dell"art. 4, d.l. n. 95/12. Dall"altro, questa norma sancisce l"obbligatorietà della nomina nei CdA di "dipendenti" senza specificarne qualifica o funzione, mentre il d. lgs. n. 39/13, avuto riguardo alle amministrazioni centrali, si occupa esclusivamente di dirigenti, salvo delineare ipotesi di natura limitata e circoscritta.

Quindi, l"Autorità ha precisato quanto segue:

art. 9, d. lgs. n. 39/13: gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali della P.A. che implicano poteri di vigilanza sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dalla P.A. che conferisce l"incarico, sono incompatibili con l"assunzione di incarichi e cariche nei medesimi enti. Si tratta dunque di incompatibilità che riguardano le cariche di "presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato, le posizioni di dirigente, lo svolgimento di attività di consulenza a favore dell"Ente (cfr. art. 1, comma, 2, lett. e), d. lgs. n. 39/13);

art. 12: gli incarichi dirigenziali nella P.A. e negli enti di diritto privato in controllo pubblico SONO INCOMPATIBILI con l"assunzione della carica di componente dell"organo di indirizzo nella stessa P.A. che ha conferito l"incarico, ovvero con l"assunzione della carica di presidente e amministratore delegato nello stesso ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l"incarico. La CIVIT, al riguardo, precisa che l"incompatibilità in parola è da limitare ai casi di titolarità di deleghe gestionali dirette.

Alla luce di quanto sopra espresso, la CIVIT conclude che è possibile per le P.A. interessate "realizzare un adeguato contemperamento tra l"esigenza di contenimento della spesa (articolo 4, commi 4 e 5, DL 95/2012) (atteso che devono essere nominati due o tre componenti del CdA scegliendoli, oltre che tra i dipendenti, anche tra i dirigenti, con il conseguente contenimento della spesa) e l"esigenza, perseguita dalla legge 190/2012 e dal legislatore delegato, di prevenire possibili casi di corruzione che potrebbero essere favoriti dal protrarsi nel tempo, in capo alle medesime persone, di funzioni di gestione e amministrazione presso l"ente conferente l"incarico e l"ente sottoposto a controllo, regolato o finanziato".

Non un compito semplice per gli enti locali chiamati a districarsi tra il coacervo di norme e disposizioni, ma indubbiamente un aiuto.



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