Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2015-06-01

CLAUDIO MONTEVERDI E ADRIANA BASILE – Maria Rosa PANTÉ

Dopo aver assistito al Vespro della Beata Vergine a Cremona, ho ripensato a questo mio racconto su Claudio Monteverdi. Vicenda totalmente inventata che vede due protagonisti storici: Claudio Monteverdi, il mio musicista in assoluto preferito e la sua cantante Adriana Basile. Questa scena non è mai accaduta, almeno che si sappia.

Tratta dalla mia raccolta di racconti "Noi che non fummo muse", Manni 2008

Che fare? Si chiede Adriana passeggiando nella sua bella stanza, riccamente affrescata, con grandi finestre che danno sul cortile interno del palazzo e un magnifico enorme camino che la scaldi nei mesi umidi e freddi perché non le si guasti la voce. Il grande camino è la richiesta più pressante che la napoletana e freddolosa Adriana è solita fare. La stagione è mite e la sera molto bella, Adriana tenta di distrarsi da un pensiero fisso col canto, ma la voce esce tremante di collera e di trepidazione. Due sentimenti che, insieme, non creano un canto armonioso. Si affaccia e guarda il cielo: non c"è luna, la città è nera, scura, tenebrosa. La luce delle stelle, bellissima, non arriva a illuminare i vicoli stretti di Mantova. Adriana volge lo sguardo verso la casa del Maestro, poco distante, cerca di immaginarlo mentre, certamente, compone. Aguzzando lo sguardo le sembra di scorgere una luce accesa proprio in quella casa. È un segno, il pensiero che l"ossessiona diviene una sinfonia che le rimbomba nel cervello: ha deciso: andrà dal Maestro, per spiegarsi, per parlare? No, sorride tra sé la bella Adriana, andrà per sedurlo.

Si prepara in fretta prima che la ragione prevalga, indossa un mantello scuro che la confonda con la notte, esce dal palazzo col cuore in gola: uscire sola per una dama può essere pericoloso, ma addosso non ha alcun gioiello, e ha scelto il mantello più ordinario che possiede. Attraversa quasi di corsa il breve tratto che separa il palazzo dalla casa del maestro. Arriva trafelata, scuote il batacchio, sente uno scalpiccio quasi sorpreso, si apre uno spiraglio è un vecchio servitore del maestro che riconosce subito Adriana. "Signora Adriana!" "Devo parlare urgentemente col maestro, conducetemi subito da lui". Il domestico la guarda attentamente, non sa perché, ma sente l"urgenza nella voce della donna e senza indugio la conduce nella piccola casa, austera come il suo padrone, fino allo studio. Da dietro la porta Adriana sente il suono del chitarrone su cui Monteverdi prova le sue composizioni, sente anche la sua voce e il cuore le si scalda di passione. Per un attimo teme di essere troppo coinvolta, Adriana ama la passione, ma non ama l"amore.

Ormai è tardi, il domestico ha aperto la porta e Adriana si trova faccia a faccia con Monteverdi. Egli alza lo sguardo stupito su di lei. Adriana fulminea, prima ch"egli dica qualsiasi cosa, si toglie il mantello. Sotto non indossa altro che una leggera sottoveste, bianca, diafana, la scollatura mette in rilievo il seno pieno, rotondo, morbido. Le pieghe del vestito lasciano intravedere le gambe, che agli occhi del maestro sembrano lunghe e diritte e finiscono lì dove si vede un"ombra più scura.

Monteverdi s"alza, in silenzio, va verso Adriana, gli occhi come ipnotizzati, la attira verso di sé, le bacia il seno affannoso, poi s"inginocchia e appoggia il volto su quell"ombra più scura sotto la veste. Ormai trascinato dalla passione sta per togliere la sottile veste ad Adriana, la bacia leggero, sospira e in un soffio "Claudia, Claudia" dice accorato.

Anche Adriana è avvinta dalla passione del maestro, ma quando ode che Monteverdi invoca il nome della moglie morta, subito si raggela. Le sembra di non essere mai stata tanto offesa. Anche il maestro pare accorgersi per la prima volta di lei.

Adriana si riveste, provando vergogna, passione e indignazione tutto insieme. Mentre il maestro sta per chiedere scusa o spiegazioni, Adriana lo apostrofa sprezzante. "Maestro, non crediate d"avermi umiliata o addolorata. E non gonfiatevi d"orgoglio per aver rifiutato la bella Adriana. Non amore m"ha condotta da voi, nemmeno attrazione; come uomo per me non esistete. Voi esistete in quanto genio della musica, la passione che ci unisce. Volevo sedurvi, sì, volevo sedurvi e poi lasciarvi, perché? Perché voglio essere la musa del musicista più grande, io sono la più brava, voglio che scriviate qualcosa solo per me, non spinto dall"ammirazione per la mia voce. Ma con tutto il sentimento irripetibile d"un uomo che ama. Riuscita nel mio intento, v"avrei abbandonato. No, non disturbatevi a farmi accompagnare: se pensate d"avermi sconfitta, sbagliate, così avete sconfitto anche il vostro genio. Addio."



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