Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Colussi Ilaria Anna - 2014-01-08

COGNOME (SOLO) MATERNO AI FIGLI: ORA SI PUÒ- CEDU AFFAIRE CUSAN ET FAZZO c. ITALIE, 7.1.2014 - Ilaria Anna COLUSSI

Impedire a una coppia di trasmettere il cognome materno al figlio o figlia costituisce una violazione delll'art. 8 della CEDU in tema di tutela della vita privata e una discriminazione basata sul sesso ai sensi dell'art. 14 della Convenzione stessa: così ha statuito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha condannato l'Italia per la sua visione patriarcale della famiglia.
Il caso: una coppia di coniugi milanesi,  l"avvocato Luigi Fazzo e la moglie Alessandra Cusan, ex ricercatrice, avevano deciso di attribuire ai loro tre figli il cognome materno in onore del nonno materno, considerato un filantropo, ma lo Stato italiano aveva bloccato tale registrazione all'anagrafe, affermando che fosse concesso registrare il doppio cognome, ma non esclusivamente quello materno.
A seguito del rifiuto, era iniziata una vicenda giudiziaria che aveva portato i due coniugi a rivolgersi prima al Tribunale di Milano e poi alla Corte d'Appello, le quali avevano obliterato la prassi italiana, sostenendo che non vi fosse violazione degli articoli 29 e 3 della Carta costituzionale.
Esaurite le vie di ricorso interne, i ricorrenti si erano allora rivolti alla Corte di Strasburgo, affermando che attribuire il cognome paterno rappresenti una discriminazione basata sul sesso dei genitori.
Il Governo italiano si era difeso precisando che l'Italia, con DPR 396/2000, già consente a chi voglia cambiare il cognome o aggiungerne un altro di fare domanda al Ministero dell'Interno motivando la richiesta.
Tuttavia questi argomenti non hanno convinto i giudici sovranazionali che si sono espressi a favore della discriminazione tra genitori e della violazione alla vita familiare.
La sentenza avrà valore definitivo tra tre mesi e in questo lasso di tempo spetta all'Italia decidere se fare ricorso alla Grande Chambre, se lo ritenesse opportuno, o dare seguito alle statuizioni della Corte europea. Il commento del premier Letta fa, però, pensare che il ricorso non ci sarà, e che l'adeguamento della normativa italiana alle indicazioni provenienti da Strasburgo rappresenti una priorità a cui dare corso il prima possibile.



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