Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Redazione P&D - 2013-07-08

COLLEGAMENTO NEGOZIALE ED ANTICIPAZIONE DEGLI EFFETTI DEL CONTRATTO PRELIMINARE – Cass. 16629/13 – R.K.

La sentenza in commento si sofferma sulla figura dei contratti collegati. Esso sono una figura giuridica propria del diritto (pensiamo al collegamento negoziale che esiste fra contratto preliminare e contratto definitivo) e della contrattazione privata, che, nella libera organizzazione dei propri interessi giuridici, ritenuti meritevoli di tutela (art. 1322 c.c.) , può creare assetti economici governati da contratti afferenti a diversi tipi normativi. Così, a livello causale, i diversi contratti vengono ad essere collegati, si che le vicende giuridiche dell"uno influenzeranno necessariamente anche l"altro, e la loro funzione tipica si integrerà in una funzione concreta più ampia, adeguata a soddisfare gli interessi dei contraenti.

Figura affine è il  contratto misto, costituito da elementi di tipi contrattuali diversi, non solo è unico, ma ha causa unica ed inscindibile, nella quale si combinano gli elementi dei diversi tipi che lo costituiscono. Come specificato dalla giurisprudenza, tale contratto deve essere assoggettato alla disciplina unitaria del contratto prevalente (e la prevalenza si determina in base ad indici economici od anche di tipo diverso, come la «forza» del tipo o l'interesse che ha mosso le parti), salvo che gli elementi del contratto non prevalente, regolabili con norme proprie, non siano incompatibili con quelli del contratto prevalente, dovendosi in tal caso procedere, nel rispetto dell'autonomia contrattuale (art. 1322 c.c.), al criterio della integrazione delle discipline relative alle diverse cause negoziali che si combinano nel negozio misto (Cass. Civ.,  12 dicembre 2012, n. 22828).

Come detto, ai privati è riconosciuta la facoltà di stipulare, nell'ambito delle proprie attività, non solo i contratti la cui disciplina è prevista dal codice civile o, più in generale, dalla legge, ma anche di creare appositamente tipologie contrattuali in base alle loro specifiche e variabili esigenze. In tale attività, che costituisce la piena attuazione del principio dell'autonomia private, le parti possono prevedere la costituzione di contratti che si caratterizzano per la presenza di elementi assunti da altri contratti tipici, oppure possono costituire modelli contrattuali del tutto indipendenti da quelli già esistenti (come, ad esempio, il leasing, il factoring o il contratto di sponsorizzazione). Tale tipologia di contratti è ammessa se si rispetta il principio di cui all'art. 1322 c.c., ossia gli stessi sono ammessi purchè leciti e diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico, anche e soprattutto in relazione alle esigenze e alle specificità del caso concreto.

Le parti quindi possono anche prevedere la costituzione di contratti che presentano elementi tipizzati altri contratti già esistenti, combinando in base alle loro esigenze le fattispecie contrattuali previste e disciplinate, così dando vista al c.d. contratto misto, oppure creare una assetto concreto degli interessi governato da più contatti tipici, che mantengono la loro individualità, ma che nel concreto vengono ad essere unificati sotto il profilo causale.

Così, il contratto misto, costituito da elementi di tipi contrattuali diversi, non solo è unico, ma ha causa unica ed inscindibile, nella quale si combinano gli elementi dei diversi tipi che lo costituiscono; tale contratto deve essere assoggettato alla disciplina unitaria del contratto prevalente (e la prevalenza si determina in base ad indici economici od anche di tipo diverso, come la «forza» del tipo o l'interesse che ha mosso le parti), salvo che gli elementi del contratto non prevalente, regolabili con norme proprie, non siano incompatibili con quelli del contratto prevalente, dovendosi in tal caso procedere, nel rispetto dell'autonomia contrattuale (art. 1322 c.c.), al criterio della integrazione delle discipline relative alle diverse cause negoziali che si combinano nel negozio misto.

Da canto suo, affinché possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico, che impone la considerazione unitaria della fattispecie, è necessario che ricorra sia il requisito oggettivo, costituito dal nesso teleologico tra i negozi, volti alla regolamentazione degli interessi reciproci delle parti nell'ambito di una finalità pratica consistente in un assetto economico globale ed unitario, sia il requisito soggettivo, costituito dal comune intento pratico delle parti di volere non solo l'effetto tipico dei singoli negozi in concreto posti in essere, ma anche il coordinamento tra di essi per la realizzazione di un fine ulteriore, che ne trascende gli effetti tipici e che assume una propria autonomia anche dal punto di vista causale. Il contratto misto, invece, come visto sopra, è un solo contratto, nel quale rientrano, sotto diverse combinazioni derivanti dagli interessi delle parte, le discipline di diversi contratti tipici; manca, quindi, l'aspetto del collegamento, che non può aversi perché il contratto è uno, nel quale si fondono, in maniera appunto diversa, gli elementi caratterizzanti contratti già esistenti.

Per stabilire se ricorra un collegamento negoziale, trattandosi di materia in cui è sovrana l"autonomia privata, è necessario rifarsi alla volontà delle parti e ricercare, oltre i singoli schemi negoziali (ognuno perfetto in sé e produttivo dei suoi effetti e, pertanto, almeno in apparenza indipendente), se ricorra un collegamento specifico, per cui gli effetti dei vari negozi si coordinino per l"adempimento di una funzione unica: se, cioè, al di là di quella singola funzione dei vari negozi, si possa individuare una funzione della fattispecie negoziale considerata nel suo complesso, per cui le vicende o, addirittura, la disciplina di ciascuno di essi siano variamente legate alla esistenza ed alla sorte dell"altro. Il nesso tra più negozi fa sì che l"esistenza, la validità, l"efficacia, l"esecuzione di uno influisca sulla validità, sulla efficacia e sulla esecuzione dell"altro. Affinché ciò si verifichi, non è sufficiente un nesso occasionale: il collegamento deve dipendere dalla genesi stessa del rapporto, dalla circostanza cioè che uno dei negozi trovi la propria causa nell"altro, dall"intento specifico e particolare delle parti di coordinare i due negozi, instaurando tra essi una connessione teleologica.

Così come specificato dalla giurisprudenza, il collegamento contrattuale non dà luogo ad un autonomo e nuovo contratto, ma è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso, attraverso una pluralità coordinata di contratti, i quali conservano una loro causa autonoma, anche se ciascuno è finalizzato ad un unico regolamento dei reciproci interessi. Pertanto, in caso di collegamento funzionale tra più contratti, gli stessi restano conseguentemente soggetti alla disciplina propria del rispettivo schema negoziale, mentre la loro interdipendenza produce una regolamentazione unitaria delle vicende relative alla permanenza del vincolo contrattuale, per cui essi "simul stabunt, simul cadent" (Cassazione civile,   sez. III, 22/03/2013, n. 7255; Cass. civ., sez. III, 7 dicembre 2005 n. 14611).

Il collegamento negoziale è espressione dell'autonomia negoziale e si risolve in una interdipendenza funzionale dei diversi atti negoziali, rivolta a realizzare una finalità pratica unitaria. Nel caso in cui le parti contrattuali siano diverse e il collegamento sia stabilito nell'interesse soltanto di una di esse - peraltro - è sempre necessario che il nesso teleologico tra i singoli atti negozi ali si traduca - ricevendo forma giuridica - nell'inserimento di apposite clausole a tutela della parte che è portatrice di tale interesse, ovvero venga esplicitato o comunque accettato dagli altri contraenti (Cassazione civile, sez. II, 06/02/2013, 2839).

Inoltre, la fattispecie del collegamento negoziale è configurabile anche quando i singoli atti siano stati stipulati tra soggetti diversi, purché essi risultino concepiti e voluti come funzionalmente connessi e tra loro interdipendenti, onde consentire il raggiungimento dello scopo divisato dalle parti. Ad es., nell'ipotesi di contratto di mutuo, in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l'acquisto di un determinato bene, sussiste il collegamento negoziale tra tali contratti (di compravendita e di mutuo), per cui il mutuatario è obbligato all'utilizzazione della somma mutuata per la prevista acquisizione. Ne consegue che della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita del bene - che importa il venir meno dello stesso scopo del contratto di mutuo - legittima il mutuante a richiedere la restituzione della somma mutuata, non al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al venditore (Cassazione civile,  sez. III, 19/07/2012, n. 12454).

Proprio in tema di finanziamenti si possono riscontrare casi frequenti di collegamento negoziale: nell'ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l'acquisto di un determinato bene, il collegamento negoziale tra gli anzidetti contratti, per cui il mutuatario è obbligato all'utilizzazione della somma mutuata per la prevista acquisizione, comporta che della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita del bene, che importa il venir meno dello stesso scopo del contratto di mutuo, legittima il mutuante a richiedere la restituzione della somma mutuata non al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al venditore, in quanto il collegamento tra più contratti tra loro interdipendenti per il raggiungimento di un fine ulteriore, che supera i singoli effetti tipici di ciascun atto collegato, dà luogo ad un unico regolamento di interessi, che assume una propria, diversa rilevanza causale in relazione alla sintesi degli interessi (c.d. causa concreta) che lo stesso è concretamente diretto a realizzare. Ancora:  la concessione di un finanziamento per l'acquisto di un autoveicolo, attuata attraverso il pagamento diretto del venditore da parte del mutuante, dà vita ad un collegamento negoziale tra il contratto di mutuo di scopo e quello di compravendita, a nulla rilevando che l'acquirente sia persona diversa dal mutuatario. Ne consegue che, in caso di risoluzione del contratto per inadempimento del venditore, l'obbligo di restituzione al mutuante della somma ricevuta grava sul venditore e non sul mutuatario (Cass. 19/07/2012, n. 12454;  Cass.

16/02/2010, n. 3589).

Nel caso concreto oggi in esame, la S.c. ha precisato che nella promessa di vendita, quando viene convenuta la consegna del bene prima della stipula del contratto definitivo, e unitamente, o non, il pagamento anticipato del prezzo non si verifica un'anticipazione degli effetti traslativi, bensì un rapporto tra contratti collegati, in cui il ruolo di contratto principale è svolto dal preliminare vero e proprio, e quello di negozi accessori: a) dal contratto di comodato (per quanto attiene alla consegna della cosa) e dal contratto di mutuo gratuito (per quanto riguarda il pagamento anticipato del prezzo). In questo senso, la disponibilità conseguita dal promissario acquirente si fonda sull'esistenza di un contratto di comodato, funzionalmente collegato al contratto preliminare, produttivo di effetti meramente obbligatoli.

Per cui la sopravvenuta inefficacia del contratto preliminare di compravendita, a seguito della prescrizione del diritto da esso derivante alla stipulazione del contratto definitivo, comporta per il promissario acquirente, che abbia ottenuto dal promittente venditore la consegna e il godimento anticipati della cosa, l'obbligo di restituzione, a norma dell'art. 2033 cod. civ., della cosa stessa e degli eventuali frutti ("condictio indebiti ab causam finitam"), non un'obbligazione risarcitoria per il mancato godimento del bene nel periodo successivo al compimento della prescrizione.

Ciò perché  i contratti "accessori" (comodato e mutuo gratuito) e, conseguentemente, le "prestazioni accessorie" (consegna del bene ed eventuale pagamento del corrispettivo) non possono avere una vita autonoma e/o comunque sganciata dal contratto principale, cui sono  indissolubilmente connessi dal punto di vista della causa del contratto.



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