Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-09-18

COLPA DEL DANNEGGIATO E RESPONSABILITA' DANNEGGIANTE Cass 11698 26/5/14- Alfonso FABBRICATORE

Concorso di colpa del danneggiato e responsabilità del danneggiante

Cass. sez. III civ., 26 maggio 2014, n. 11698, pres. Segreto, rel. Rubino.

Secondo i giudici di legittimità può integrare un concorso di colpa ex art. 1227 c.c. la mera consapevolezza da parte di un soggetto di esporsi volontariamente ad un rischio, prestando anche un minimo contributo causale al verificarsi del danno, così da ridurre in proporzione la responsabilità del danneggiante.

Nel caso esaminato dalla Corte un soggetto perdeva la vita a seguito di incidente stradale verificatosi nel corso di una gara automobilistica clandestina: i congiunti della vittima invocano il risarcimento dei danni patiti a seguito della perdita del familiare.

Il Tribunale di Roma, e la Corte d"Appello poi, condannano in solido il conducente del veicolo e la compagnia assicurativa al risarcimento del danno nella misura del 50% del totale "ritenuto un pari contributo causale da parte dell"infortunato nel verificarsi dell"evento, avendo la vittima scientemente preso parte alla gara di velocità vietata".

L"analisi della Suprema Corte, che conferma le pronunce precedenti, è interessante ed offre utili spunti riflessivi.

Si inizia dai concetti che sono comunemente individuati alla base del sistema della responsabilità civile, affermando che nella convivenza civile i consociati si espongono obbligatoriamente ad un "normale rischio" derivante dalla esplicazione di tutte quelle attività che fanno parte della vita quotidiana: è concretamente impossibile evitare qualsiasi rischio insito in tali attività, poiché non tutti i rischi sono prevedibili ed evitabili.

Quindi la vita in società non richiede il rispetto della massima regola di prudenza che porterebbe, paradossalmente, il soggetto agente ad evitare ogni occasione di rischio (e di conseguenza ad evitare talune attività, compiti, ruoli indispensabili), ma richiede, tuttavia, di accettare quei rischi che fanno parte normalmente della quotidianità.

Il discorso cambia sensibilmente quando ci si espone volontariamente ed in maniera consapevole ad un rischio che esuli dai canoni di normalità poc"anzi descritti: non ogni comportamento imprudente può essere fonte di responsabilità per il danneggiato quindi, ma si ha esposizione volontaria al rischio, idonea a rilevare come fattore concausale del danno, quando il soggetto assuma un rischio che si pone ingiustificatamente sopra la soglia della normalità, e si caratterizza per essere un rischio anomalo.

Afferma, dunque, la Corte, che "si può ritenere quindi che il danneggiato ponga in essere una condotta – attiva o omissiva – causalmente rilevante in tutti i casi in cui accetti volontariamente di esporsi ad un rischio gratuito, cioè non necessario e neppure giustificato dall"attività che egli debba svolgere (ad esempio una attività sportiva, pericolosa ma svolta secondo le regole), violando una norma giuridica o ponendosi consapevolmente in contrapposizione ad una regola di prudenza comportamentale avvertita come vincolante dalla comunità sottoponendosi in tal modo ad un rischio anormale, quindi ad un rischio gratuito, consapevole, dovuto ad una scelta voluttuaria e gravemente imprudente".

Da quanto analizzato finora si può ricavare che l"imputazione della responsabilità per la verificazione del danno in capo allo stesso danneggiato deriva dall"accettazione consapevole e successiva partecipazione anche senza ruolo attivo ad una attività contra legem o contraria ad una regola di prudenza avvertita come esistente e vincolante nella coscienza sociale del tempo: in tutti questi casi l"esposizione volontaria, anche passiva, supera la soglia del comportamento consentito e può rilevare come colposa, inserendosi di conseguenza nel processo causale che porta all"evento dannoso e ponendosi rispetto a questo come valida concausa.

Nel caso di specie il trasportato (soggetto "debole" che si affida ad altri per lo svolgimento di una attività che comporta un certo rischio socialmente accettato in quanto normale ed utile e che, salvo casi eccezionali, di solito non presta alcun apporto causale nella verificazione del danno) si espone volontariamente ed ingiustificatamente ad un trasporto in violazione, per il conducente, del codice della strada e, per lui stesso, delle più elementari regole di prudenza: il concorso colposo, e la relativa diminuzione in proporzione al grado di colpa del risarcimento, deriva proprio dalla violazione di quel precetto comportamentale elementare consistente nel non partecipare, neppure come passeggero, a gare automobilistiche clandestine.



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