Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2014-05-21

COMMERCIANTE DI ANIMALI CONDANNATA. CHE RUOLO AVRA' LA PARTE CIVILE? - Annalisa GASPARRE

Il processo contro la titolare di un allevamento di cani in provincia di Pavia si è concluso ieri davanti al Tribunale di Pavia che ha condannato l'imputata G.M.A. per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura (art. 727 c.p.). Sotto la rubrica "abbandono di animali", il riformato articolo prevede anche la punizione di chi, anche per mera colpa, detenga animali in condizioni di incompatibilità. D'altra parte si è affermato che le condizioni di incuria o di cattiva detenzione rappresentano un sostanziale 'abbandono' dell'animale.

L'indagine sulla struttura aveva preso avvio da un intervento del Corpo Forestale dello Stato sul finire del 2009. Dopo lunghissimo travaglio processuale, in cui ​la parte civile  ha ricoperto un ruolo importante di impulso,  si è arrivati alla dichiarazione di responsabilità penale per la donna accusata di aver provocato sofferenze ai numerosi cuccioli importati e destinati alla vendita (due cuccioli erano morti subito dopo il sequestro disposto dalla Procura).

In attesa della motivazione della sentenza, possiamo certamente ricordare come il fenomeno dei reati connessi al commercio di cani è diffusissimo e fecondo di procedimenti penali a carico dei responsabili, sia essi trasportatori, commercianti, allevatori e merita di essere monitorato attentamente, anche riguardo alle modifiche normative intervenute nel frattempo e che hanno previsto specifiche ipotesi di reato per il traffico di animali.

Nel caso deciso dal Tribunale di Pavia va riconosciuto valore all'attività investigativa - completa di accurato fascicolo fotografico - che ha consentito di rendere immediate al giudice le condizioni di detenzione degli animali, oltre alle testimonianze degli operatori, tra cui medici veterinari che hanno messo in luce anche i rischi di maltrattamento etologico-comportamentale a cui possono essere esposti animali di tenera età, separati dalla madre e isolati da conspecifici in una delicata fase della loro crescita. La mancanza di aerazione, illuminazione e riscaldamento dei locali dove sono stati rinvenuti i cuccioli ha costituito la base del rimprovero di responsabilità mosso nei confronti dell'imputata, condannata ad un'ammenda e a risarcire i danni morali alla parte civile.

L'unico rammarico è la lunghezza del procedimento e degli accertamenti: il reato si prescriverà nei prossimi mesi e della punizione non resterà nulla... a meno che la parte civile sfrutti la propria posizione per "far pagare" una "pena privata", meramente pecuniaria beninteso, a chi sulla vita ha commercializzato, in nome del lucro e a scapito del benessere. La parte civile dovrà procedere in via civilistica per ottenere il risarcimento dei danni e delle spese a cui l'imputata è stata condanna. In caso contrario, non resterà nulla, se non il grande lavoro svolto dagli operatori, ma i colpevoli la faranno franca, non pagheranno in alcun senso.



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