Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-03-12

COMUNI: ACQUISTI CONSIP E DEROGHE – Corte Conti Liguria 14/16 – Alceste SANTUARI

La Sezione ritiene sussistenti i presupposti di legge per procedere all"acquisto sul mercato esterno, osservando che il rispetto dell"obbligo di ricorrere al mercato elettronico non possa giungere fino a dovere imporre impegni di spesa diseconomici e inconferenti rispetto alle esigenze da soddisfare.

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Liguria, con la deliberazione del 24 febbraio 2016, n. 14, ha statuito che:

-) competente ad autorizzare gli acquisti sul mercato interno sia il dirigente e non la giunta comunale

-) é possibile derogare agli acquisti sul mercato elettronico ricorrendone i presupposti.

I giudici contabili liguri sono intervenuti nell"ambito del controllo della Corte dei conti, che non può "essere limitato ai meri parametri dell"efficienza, dell"efficacia e dell"economicità, tipici del controllo sulla gestione," ma deve "estendersi, naturalmente, anche ai profili di legalità e di regolarità dell"azione amministrativa." Nel caso di specie, un comune ligure ha ritenuto di autorizzare il Responsabile del Servizio Tecnico ad affidare gli incarichi per la fornitura del servizio assistenza tecnica per la tv via cavo e della caldaia per il Palazzo Comunale a fornitori esterni al mercato CONSIP/MEPA, sulla base dei corrispondenti presupposti:

-) assenza di disponibilità del servizio tv via cavo sul mercato elettronico;

-) sovradimensionamento delle caldaie presenti sul mercato elettronico rispetto all"immobile da riscaldare, con conseguente lesione del principio di economicità dell"azione amministrativa

Sotto questo aspetto, la Sezione ritiene sussistenti i presupposti di legge per procedere all"acquisto sul mercato esterno, osservando che il rispetto dell"obbligo di ricorrere al mercato elettronico non possa giungere fino a dovere imporre impegni di spesa diseconomici e inconferenti rispetto alle esigenze da soddisfare.

La scelta operata dall"amministrazione comunale deve, quindi, essere parametrata alle esigenze che la medesima intende realizzare, da cui, conseguentemente, discende l"opzione circa la procedura da seguire per effettuare l"acquisto del bene / servizio funzionale alla realizzazione di quella esigenza.

Tuttavia, la Sezione ha evidenziato che il provvedimento autorizzatorio avrebbe dovuto essere emesso non dalla Giunta comunale ma dal dirigente apicale. E ciò in forza di una costante giurisprudenza amministrativa (ex multis, C.d.S., Sez. V, 30 aprile 2015, n. 2194; TAR Lazio, Sez. II, 3 novembre 2015, n. 12404; C.d.S., Sez. V, 30 aprile 2015, n. 2194; TAR Campania, Sez. III, 13 gennaio 2016, n. 143), secondo la quale l"art. 107, comma 5, TUEL (Art. 107 TUEL: "5. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente testo unico, le disposizioni che conferiscono agli organi di cui al capo I titolo III [e cioè Consiglio comunale e Giunta comunale] l'adozione di atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti, salvo quanto previsto dall'art. 50, comma 3, e dall'art. 54") prevede che i dirigenti abbiano competenza esclusiva e inderogabile per tutti i compiti gestionali, ivi compresi gli atti discrezionali, laddove gli organi di governo, Consiglio e Giunta comunale, possano operare con i soli poteri di indirizzo e di controllo politico amministrativo.

Alla luce dei menzionati orientamenti, pertanto, spettava al dirigente apicale, e non alla Giunta comunale, adottare il provvedimento autorizzatorio regolarmente trasmesso alla Sezione regionale.



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