Legislazione e Giurisprudenza, Minori, donne, anziani -  Santuari Alceste - 2016-04-19

Comuni e RSA: le spese funerarie per gli indigenti – CdC TAA 6/2016 – Alceste Santuari

I giudici contabili altoatesini ribadiscono che spetta al comune in cui ha sede la RSA presso la quale si registri il decesso (di persona indigente) pagare gli oneri per le spese funerarie

Con la deliberazione n. 6/2016/PAR del 16 marzo 2016, la Corte dei conti, Sezione di controllo per il Trentino-Alto Adige si è espressa in merito ad un quesito formulato da un comune, che richiedeva se gli oneri per le spese funerarie del soggetto defunto spettino al comune di ultima residenza in vita, o a quello di residenza prima dell"ingresso nella struttura residenziale.

Il comune istante ritiene che gli adempimenti relativi alla sepoltura rappresenterebbero "la naturale conclusione di un percorso di assistenza posto in carico allo stesso dalla l. n. 328/2000". L"art. 6, comma 4 della legge citata dispone per vero quanto segue: "Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il Comune nel quale essi hanno residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all"eventuale integrazione economica". La Sezione regionale ritiene che tale disposizione, interpretata "in modo letterale e sistematico, riguarda, evidentemente, le sole spese inerenti al ricovero nelle strutture assistenziali". Si tratta, quindi, a giudizio della Corte, di una "eccezione alla generale regola per cui il Comune di residenza si occupa di tutte le funzioni di assistenza alla persona nei confronti dei propri cittadini" (cfr. TUEL, art. 13, comma 1).

Alla luce di quanto sopra espresso, la Sezione regionale di controllo non ha ritenuto sostenibile la tesi promossa dal comune istante, volta a non penalizzare un ente locale nel cui territorio ha sede una struttura residenziale per anziani e disabili, per cui le spese funerarie costituirebbero null"altro che "la naturale conclusione di un percorso di assistenza", che sarebbe posto in carico, ex art. 6, comma 4, l. 328/00, al comune di precedente residenza, ossia prima del ricovero del defunto.

In punto di diritto, la Sezione ha evidenziato che se il legislatore avesse inteso raggiungere il risultato auspicato dal comune istante lo avrebbe manifestato in modo esplicito (ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit), mentre invece ha fatto riferimento solo agli "obblighi connessi all"eventuale integrazione economica" delle spese assistenziali sostenute dalla strutture residenziali di ricovero.

Nello specifico, per quanto attiene alle spese funerarie, il Collegio ribadisce che l'articolo 1, comma 7-bis, della legge 26/2001, interpretando in modo autentico l'articolo 12, comma 4, della legge 440/1987, dispone che "la gratuità del servizio di cremazione[…], nonché del servizio di inumazione in campo comune, è limitata alle operazioni di cremazione, inumazione ed esumazione ordinaria nel caso di salma di persona indigente, o appartenente a famiglia bisognosa o per la quale vi sia disinteresse da parte dei familiari", mentre "i predetti servizi sono a pagamento negli altri casi". I giudici contabili richiamano altresì l'articolo 5, comma 1, della legge 130/2001, che dispone che "nei casi di indigenza accertata del defunto, gli oneri e le spese derivanti dalla cremazione e dagli adempimenti cimiteriali ad essa connessi possono essere sostenuti, nei limiti delle ordinarie disponibilità di bilancio, dal comune di ultima residenza del defunto, indipendentemente dal luogo nel quale avviene la cremazione».

Quindi, nel caso in cui ci si trovi di fronte al decesso di una persona indigente (o appartenente a famiglia bisognosa, o per la quale vi sia disinteresse da parte dei familiari) che risiede nel proprio territorio, ove ha sede la struttura residenziale in cui tale soggetto è stato ricoverato, le spese funerarie devono essere iscritte nel bilancio del Comune di residenza al momento del decesso. Quest"ultimo deve essere individuato nell'ente locale dove è ubicata la casa di cura (sempre che il deceduto abbia ivi trasferito la sua iscrizione anagrafica), trattandosi in tal caso del "Comune di ultima residenza", e, nel contempo, del "Comune di residenza in vita".



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