Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-11-05

Comuni, servizi idrico e controllo analogo: lATO vince – Tar Piemonte 1229/16 – Alceste Santuari

Il comune non può sottrarsi alla gestione del servizio idrico integrato individuata dall"ATO

In principio l"ATO ha chiamato in giudizio un comune: quest"ultimo non soltanto aveva contestato l"obbligo di adesione alla società in house individuata dall"ATO quale soggetto titolare del servizio idrico integrato nell"ambito territoriale ottimale, ma anche perché aveva inteso continuare la gestione del servizio in parola in economia. Era intenzione del comune "dissidente" organizzare il servizio attraverso un consorzio con comuni limitrofi al fine di realizzare una gestione provvisoria, in attesa di definire le procedure di affidamento del servizio.

Quello dell"esercizio obbligatorio dei servizi a mezzo delle forme individuate dalle autorità d"ambito è un tema delicato e molto controverso.

Nel caso di specie, il Tar Piemonte con la sentenza n. 1229 del 2016 ha risolto la querelle, censurando il comportamento del comune, soprattutto evidenziando che

-) le gestioni d"ambito contribuiscono a superare la frammentazione territoriale

-) l"organizzazione per ambiti territoriali ottimali prevede l"obbligatorietà della partecipazione di tutti i comuni

-) le Regioni sono gli enti territoriali competenti a delimitare gli ambiti ottimali, nonché a disciplinare le forme e i modi della cooperazione tra i comuni interessati.

Ma quali sono state le obiezioni di natura giuridico-organizzativa mosse dal comune resistente? L"ente locale lamentava che:

-) la configurazione gestionale del servizio in capo ad unico soggetto gestore difettava dei requisiti necessari per esercitare il controllo analogo in forma congiunta da parte dei comuni soci ubicati nell"ambito territoriale;

-) tra i poteri dell"Ato rientra quello di scegliere la forma di gestione del servizio, ma non anche quello di imporre al singolo comune di acquisire le azioni di una società cui affidare successivamente la gestione del servizio idrico, scelta questa che presupporrebbe l"unanimità del consenso dei partecipanti.

I giudici amministrativi piemontesi, dopo aver riepilogato il quadro normativo, statale e regionale, che disciplina il servizio idrico integrato, hanno statuito quanto segue:

-) tanto la legge statale quanto quella regionale individuano nel modulo organizzatorio dell"autorità d"ambito l"unica possibile forma di gestione del servizio idrico integrato;

-) l"autorità d"ambito costituisce diretta espressione degli Enti locali, che nella convenzione istitutiva devono definire le relative quote in base alla popolazione e al territorio di ciascuno, nella necessità di garantire le esigenze del territorio, l"equilibrio di rappresentanza fra i Comuni partecipanti e funzionalità dell"organismo;

-) l"Autorità d"ambito sceglie il modello organizzativo e individua le concrete forme di gestione del servizio idrico integrato;

-) siffatta individuazione deve, per volontà espressa del legislatore, seguire il solco del vecchio art. 22 della L. m. 142/1990, poi trasfuso e rivisto nell"art. 113 del d.lgs. n. 267/2000, variamente modificato dalle leggi di settore.

-) le forme di gestione del servizio sono identificabili nelle seguenti: i) procedura ad evidenza pubblica; ii) partenariato pubblico – privato con gara a doppio oggetto (riguardante la qualità di socio e l"attribuzione ad esso dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio); iii) affidamento del servizio a società in house a capitale interamente pubblico (cfr. nello stesso senso dispone l"art. 149 bis d.lgs. 152/2006); iv) ai sensi del novellato art. 153 d.lgs. 152/2006, gli enti locali devono provvedere ad affidare le infrastrutture idriche di loro proprietà al gestore del servizio idrico integrato, in concessione d'uso gratuita e per tutta la durata della gestione. A sua volta, il gestore ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e dal relativo disciplinare;

-) considerata la vincolatività delle determinazioni dell"ATO nei confronti dei singoli enti che ne fanno parte, "non paiono ravvisabili, nel caso di specie, valide ragioni di opposizione da parte del comune resistente;

-) il fatto che quest"ultimo abbia concorso all"approvazione di tre delibere, attraverso l"intervento e il voto espresso, in sede di conferenza dei rappresentanti degli enti locali, dimostra il comportamento pro attivo del comune;

-) la conferenza dei rappresentanti degli enti locali ha legittimamente assunto le proprie deliberazioni a maggioranza (dei 2/3 dei presenti e dei 2/3 delle quote), non sussistendo a tal fine il vincolo dell"unanimità dei consensi;

-) la soluzione dell"affidamento diretto del servizio a società a capitale interamente pubblico era espressamente ammessa dall"allora vigente art. 113, comma V, del d.lgs. 267/2000;

-) lo statuto della Società affidataria del servizio dispone espressamente circa le caratteristiche del modello in house providing, tra cui l"attività svolta nei confronti degli enti pubblici soci e il controllo analogo congiunto.

L"obbligatoria adesione dei singoli enti locali alle autorità di bacino degli ambiti territoriali ottimali e la conseguente decisione da parte delle medesime autorità in ordine alla forma gestionale del servizio pubblico a rete risulta confermato dall"art. 13 dello schema di decreto legislativo recante Testo Unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale.



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