Changing Society, Intersezioni -  Fedeli Giuseppe - 2014-09-17

CON-DIVIDERE - G.FEDELI

La tecnologia asservirà l'uomo rendendolo schiavo (M.Heidegger)

E' il verbo del terzo millennio. Ormai si con-divide ovunque e tutto, in special modo sul web. I social network ne hanno fatto un credo, una mistica: si condividono amicizie, giochi, impressioni, emozioni. Magari anche il lavoro (ammesso che ci sia). E poi amori clandestini, amori rubati nottetempo, amori videogenici. E ancora testi taggati, file musicali, video approntati lì lì sul momento. "Il file sharing è la pratica di distribuire o provvedere l'accesso a informazioni digitali come programmi per computer, file multimediali, documenti o libri elettronici. Può essere implementato in vari modi. L'immagazzinamento, la trasmissione e la distribuzioni sono metodi comuni del file sharing utilizzando media removibili, server centralizzati, documenti linkati sul World wide web e l'uso di reti di peer to peer": questa la definizione della locuzione "condivisione" data da Wikipedia. Ma il fenomeno in questa accezione è fuorviante. Davanti a uno schermo, interfaccia della vita virtuale, si possono condividere solo il pensiero e le "emozioni" di un "avatar", di un garbuglio di bites e memoria cibernetica. Il diaframma che restituisce rifratte immagini di vita è invalicabile, il computer (o il tablet, lo smartphone e via discorrendo) è il solo interlocutore di chi s'illude di esistere in vita approcciando sentimenti telematizzati. E' pur vero che in tale direzione la condivisione ha favorito la "riesumazione" di rapporti sbiaditi col tempo, ma la maggior parte delle volte essa è la celebrazione dell'inganno di una vita "vera", che si nasconde sotto le mentite (ma neanche tanto...) spoglie del nulla. "Is there anibody out there?" gridava Roger Waters nel mitico "The Wall".

Osserva argutamente lo scrittore Cotroneo, che una faccia importante, anzi ineludibile, del "tema" sono le "stellette" abbinate al numero di condivisioni, a guisa di termometro del relativo successo: ma così facendo si scambia la qualità con la quantità, nel solco di un'estetica che si sposa al concetto deformato di empatia, in un modo di storie che, in verità, hanno bisogno solo di parole dentro vite vissute.

Occorre allora ritornare alle radici etimologiche del termine, dove la condivisione implica per l'appunto lo scambio di esperienze, sentimenti, sensazioni agite, esperite, vissute in profondità. Come cantava Fossati nella bellissima "L'angelo e la pazienza": "L'amore va consumato va/l'amore va accontentato va/la voglia e l'innocenza/faranno come si può/l'amore va trasudato va/l'amore va comandato va/l'angelo e la pazienza/s'accordano come si può./Io non ti voglio parlare, parlare ma/fra le ginocchia salire/Io non ti voglio sfiorare, sfiorare/io ti voglio amare(...)".

Altrimenti può capitare -mi raccontava tempo fa un amico, e questo è uno dei tanti, troppi esempi...- che, dopo aver ricevuto su face-book post di condivisione ai confini del "morboso", incontrato per strada in carne e ossa, voltando la faccia l'avatar, "gettato nel mondo", gli negava il saluto.

Così è, se vi pare....



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati