Changing Society, Opinioni, ricerche -  Cariello Maria - 2014-01-09

CON IL CORPO CAPISCO - Maria CARIELLO

Riceviamo e con piacere pubblichiamo l'intervento della Prof.ssa Antonella Presutti  in occasione dell'evento formativo " La L.119/2013: Prime riflessioni a confronto" tenutosi a Termoli il 6 dicembre 2013.

"Proviamo ad affrontare, ancora una volta, mentre i dati di fine anno ci ricordano il bollettino da guerra delle violenze sulle donne, il tema della fisicità calpestata come indicatore della dignità lacerata.

E' sufficiente guardare il filmato, datato, ma non abbastanza, "Il corpo delle donne", una edificante rassegna del modo in cui viene utilizzato il corpo delle donne nel mezzo di comunicazione per eccellenza, che rimane pure sempre la televisione.

E quello che ci lascia sconcertati è la naturalezza con la quale si è trasformata la patologia in fisiologia e le "ragazze Coccodè" di Arbore, del tempo di "Indietro tutta", non solo acuta intuizione della mercificazione del corpo femminile, ma anche della assoluta dissociazione da qualsiasi potenzialità intellettiva,  sono diventate la regola vissuta con disonesta serietà.  Quella che era allora una scanzonata lettura della deriva verso la quale si procedeva a suon di fanfara, oggi è la regola metabolizzata nella mente e nella pratica quotidiana di molti. Ma vale la pena di riflettere su alcuni elementi essenziali per la condizione della donna nella realtà del post femminismo.

Partiamo dalla concezione economicistica della società dei consumi, quella società "liquida" di cui parla Bauman, nella quale il corpo femminile è icona delle leggi di mercato, del mondo in cui l'eternità viene vissuta, paradossalmente, nella più assoluta temporalità, perché nel presente tutto si può avere nell'intensificazione dell'attimo, nella somma delle potenzialità che crea l'assoluto. Così la società dell'immagine ha recuperato tutti i possibili luoghi comuni che gli anni sessanta avevano spazzato via: il bisogno di esaltare ed assolutizzare l'esteriorità, l'idea che sia la donna, in via privilegiata, la principale destinataria del discorso commerciale, la riduzione della persona a puro oggetto.

La bellezza e la perfezione del corpo è stata una di quelle preoccupazioni in cui l'apparizione del rimedio precede la consapevolezza del difetto, come dire che, offerta la soluzione, si è cercato di sollecitare l'individuazione del problema.

Un corpo femminile non migliorato è stato scoperto come terra vergine non ancora messo a coltura, che invoca l'arrivo del business possibile.

Tutto questo è estraneo alla violenza sulla donna?

Assolutamente no. Il potere provocatorio e liberatorio del corpo, che diventò un elemento di rottura rispetto al bigottismo, al perbenismo chiuso, ora si è trasformato di mezzo di "cosificazione" della donna, riduzione a modello ansiogeno, dal quale resta del tutto escluso chi non si uniforma e quello che doveva essere un atto liberatorio, impossessarsi del proprio corpo, si è trasformato in un elemento di annichilimento.

Basta leggere un importante libro di Iacona "Se questi sono gli uomini", per capire come dietro ogni femminicidio, per quanto ci siano storie che vanno a volte in direzione diametralmente opposte, c'è il corpo come fattore connettivo, il corpo negato, desiderato, percepito alla stregua di strumento di peccato e di perdizione o di inganno. Non è casuale che sia ancora parte integrante della sub-cultura imperante l'idea che dietro ogni violenza perpetrata su una donna c'è la provocazione della fisicità non controllata, usata come strumento di seduzione. Ci troviamo così di fronte a storie drammaticamente normali di uomini che rivendicano il proprio diritto di proprietà sulla "carne" (mi si scusi la brutalità dell'espressione) della propria compagna, moglie, fidanzata, ex e che in nome di questa idea proprietaria sottopongono la donna ad ogni forma di umiliazione e di repressione.

Non è dunque singolare che da questo presupposto si passi ad altre inaccettabili violenze psichiche e fisiche così come non è vero l'adagio continuamente ripetuto, in maniera quasi rassicurante, che in fondo nulla è cambiato rispetto al passato.

Niente di nuovo sotto il sole? No, c'è molto di nuovo, a cominciare dal potere assoluto e difficilmente ponderabile del modello televisivo e dalla capacità pervasiva di penetrazione che ha.

Il corpo della donna, infatti, non è solo terreno di conquista, ma anche mezzo di vendita, strumento di propaganda, prodotto tra i prodotti, diversamente sarebbe impossibile spiegare perché venga utilizzato in ogni circostanza per vendere qualsiasi bene, dalla pasta alle macchine, in un'accezione sensuale e provocatoria che da concretezza alla rapidità dei desideri. La velocità e la riduzione della distanza che intercorre tra l'elaborazione di un bisogno ed il suo soddisfacimento, obbliga a rendere tutto immediatamente visibile e visitabile, in una vetrina che dura un tempo variabile.

L'ostentazione comporta la sospensione di ogni sentimento di vergogna, il disvelamento permanente di ciò che dovrebbe essere intimo,e che, in quanto intimo, costituisce l'unica vera dimensione nella quale esercitiamo la nostra libertà, decidendo chi debba e chi non debba entrare nella sfera personale. La mercificazione del corpo femminile, la perdita della sua espressività complessa in nome della sua unilaterale trasformazione in oggetto di consumo, ci porta a riflettere su quanto il cambiamento della società, da un assetto di tipo rurale ad uno industriale e post industriale, abbia determinato la mortificazione dei ruoli, più che la loro evoluzione, come aveva intuito ed argomentato Pier Paolo Pasolini.

Quali responsabilità hanno le donne in tutto ciò? Quanto partecipano dello shopping compulsivo da cui più nulla è escluso? Una responsabilità immensa, a mio parere, insostenibilmente profonda, anche perché, se non dovessimo riconoscere ciò, dovremmo pensare alle donne come esseri inconsapevoli.

Sono state alcune donne ad accettare che l'approdo a qualsiasi ruolo, sotto ruolo, sub funzione e micro particina e partecipazione (dalla sfera della politica a quello dello spettacolo) debba passare spesso attraverso la vendita e la svendita della propria fisicità, sono state alcune donne a considerare indispensabile giocare alle più bieche regole imposte dal mondo maschile

Il recupero del proprio corpo, della propria presunta libertà non consiste nell'acquisizione dell'apparente autonomia di fare quello che si vuole, che è poi quello che vuole il mercato ed il sistema televisivo e politico, ma recuperare la propria dignità, che non dovrebbe essere mai un tradimento della propria integrità di persona che, proprio in quanto integra, non deve accettare di sottomettere una parte di sé all'altra, né di abdicare alla propria intelligenza. Un ruolo decisivo è potenzialmente svolto dalla scuola, dalla famiglia, dalla comunicazione, da tutti i soggetti che entrano nel processo formativo. L'educazione valoriale, l'educazione sentimentale è decisiva perché il corpo torni ad essere via regia per la lettura del mondo, della realtà, non barattabile né comprabile, modello interpretativo privilegiato, perché, come ricordava Virginia Woolf, lì dove ogni individuo ha dignità, la società coltiva il benessere ed il rispetto collettivo."



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