Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-11-20

CONCORSI CONCORSI - Giuseppe PALAZZOLO

Le riflessioni del Guizzi sul diritto commerciale e il diritto privato nei moderni concorsi universitari. L"affannosa ricerca di un"unità osmotica mai perduta. Breve conclusione su Roberto Villalta, novello marchesino Eufemio di belliana memoria.


Ho atteso alcuni giorni dalla pubblicazione dell"editoriale del Prof. Giuseppe Guizzi, su Giustizia civile. com, del 6 novembre 2014, intitolato : " Il TAR e l"unità ( negata ) del diritto privato ", sperando che qualcuno più titolato di me, confutasse le argomentazioni di quello scritto; specie nella misura in cui, prendendo le mosse dall"evocazione di grandi maestri universali del nostro diritto, la cui scienza non conosce confini di sorta, si intenderebbe giustificare la presenza di un commercialista spagnolo nella commissione di concorso 12/A1 dedicata al diritto privato.

Trattasi di Jose Embid Miguel, che uno strano inceppamento della macchina estrattiva dei docenti – commissari delle scorse selezioni ASN, ha voluto far sedere nella commissione di Diritto privato. Costui, a fronte della proclamata unificazione concorsuale delle due discipline, ricordata ai nostri modesti orizzonti dal Guizzi, dovrebbe godere di una autorità scientifica sufficiente a giudicare i privatisti, pur difettandogli un buon governo della lingua italiana e certe più approfondite conoscenze di quegli istituti classici del diritto privato che col diritto commerciale non hanno nulla a che fare.

Ciò che fa specie non è tanto l"argomento sviluppato dal nostro autore, essendo notorio che il diritto privato e il diritto commerciale, sono figli della stessa madre,  vale a dire del diritto civile composto positivamente nei sei libri del nostro Codice, quanto le ragioni della sua iniziativa, del tutto scompagnata da una valido movente culturale.

Venendo allora alla libertà dello scrivere, può dirsi che il Codice costituisce ancor oggi, una florida miniera, nonostante la devastazione operata delle più recenti leggi speciali, da cui il giurista, illimitatamente e liberamente può estrarre gli argomenti che più gli aggradano rispetto alla sua formazione ed al suo istinto argomentativo; senza perciò crogiolarsi nelle vacue contrapposizioni sistematiche che da una specialità del diritto possano derivare ad un"altra, essendo rilevante solo il gradimento della comunità scientifica sulle idee sviluppate negli scritti prodotti, ove il confine tra il diritto commerciale e quello privato è del tutto irrilevante.

Ma, allo stesso modo, non può serenamente parlarsi di unificazione totale delle due branche del nostro diritto, men che meno nei concorsi universitari destinati alla docenza, stante che molti argomenti segnano una differenza incolmabile  con la proclamata unificazione - dipendenza proposta dal Guizzi[1].

Non è difficile indicare a sostegno della nostra empirica riflessione il sistema della filiazione, del matrimonio e della famiglia, della responsabilità civile, del diritto delle successioni e delle donazioni, dei diritti reali, per ricavare dal generale versante  del diritto civile un altro mare, tanto grande e tormentato, ove il commercialista non può nuotare liberamente, dovendosi ob torto collo dotare di un salvagente che gli consenta almeno di galleggiare.

Così come al privatista non è consentito tuffarsi con la stessa libertà d"intenti speculativi nel cuore puro del diritto commerciale, ove le colonne dell"impresa, del diritto societario, dei titoli di credito e del fallimento segnano un punto di non ritorno, specie quando l"ambizione di costui si evolva nell"indagare funditus un argomento classico di quel diritto. Una puntata, non troppo ardita, verso quegli argomenti e molto rispettosa delle competenze altrui, non è negata a nessuno dei civilisti, comuni mortali, benché  a loro rischio e pericolo[2], dovendo sforzarsi di avvicinare il loro talento a quello di altri specialisti che sulla materia indagata hanno creato una linea costante di ricerca.

Tutto ciò, ovviamente, non vale per i giuristi indicati dal Guizzi nel suo editoriale[3], ai quali nessun limite è imposto dal sistema, avendo dato prova con le loro Opere di un talento talmente grande ed autorevole da collocarsi tra i Maestri del nostro diritto, senza distinzione di specialità.

Se fosse vera l"idea dell"unificazione tra il diritto privato e quello commerciale, lo stesso criterio potrebbe affermarsi per il diritto privato comparato e per il diritto del lavoro, non fosse altro perché, in quelle scienze specialistiche del diritto, primeggiano ancora le tracce di grandi autori come il Sacco, l"Alpa, il Santoro Passarelli, il Gorla, lo Scognamiglio ed altri ancora che citarli tutti sarebbe opera difficile, almeno per i nostri modesti orizzonti.

E, poi, ancora, che dire dei grandi processualcivilisti, Uomini dal calibro del Proto Pisani, del Picardi, del Montesano, del Redenti, del Satta, tutti giuristi massimi e condivisi in ogni branca del nostro diritto, che al di là della loro specializzazione hanno dato un notevole contributo alle scienze civilistiche, indagando importanti sistemi che vanno, in estrema sintesi, dalla trascrizione delle domande giudiziali, al preliminare, al contratto in generale.

Tornando allora sulla terra del diritto civile attuale, popolata da tanti onesti mestieranti che quisque pro suo cercano di aggiungere un tassello più o meno convincente al sistema enucleato dai grandi padri fondatori richiamati dal Guizzi, l"occasione di un tragico concorso di abilitazione nazionale all"insegnamento di discipline privatistiche, governato da una commissione di giuristi italiani di ben modesto livello, accidentata, per grazia di Dio, da un commercialista spagnolo sconosciuto ai più nel nostro paese, non può costituire l"occasione per una riflessione di tale importanza, qual è quella proposta dal Guizzi nel suo scritto.

La premessa dell"editoriale del Guizzi e della chiusa, ove si richiamano i più bei nomi del Diritto civile e commerciale italiani, senza nessun maestro spagnolo equivalente, nella parziale osmosi intellettuale che ci ha voluto fornire, scema notevolmente quando il nostro autore, citando una recente sentenza del Tar Lazio, intenderebbe illuminare il Consiglio di Stato per le sue future decisioni, richiamando l"intelletto circolare del Ferri[4], dell"Auletta, dell"Ascarelli, del Nicolò e del Carnellutti.

Egli, dimentica, tuttavia, scendendo sulla terra del contenzioso pendente, che proprio il massimo consesso della giustizia amministrativa con 21 specchiate ed univoche ordinanze ha fissato, ab origine, il principio dell"autonomia tra le due discipline di insegnamento, cui il " rinsavito " Tar del Lazio sta lentamente adeguandosi, ritenendo la presenza del commercialista spagnolo nella commissione di diritto privato un serio prodromo di un vizio demolitivo dell"intera procedura, tanto evidente da non potersi in alcun modo giustificare.

Che il Consiglio di Stato giunga a questa radicale conclusione, nonostante le pronunce del TAR Lazio che hanno ammesso al riesame i soli ricorrenti, stendendo un velo pietoso sulla procedura,  è giusto, principalmente per coloro che non hanno proposto ricorso, vuoi per problemi economici, che non tutti i giuristi sono tanto abbienti da potersi permettere un valido avvocato amministrativista a Roma, vuoi per ordine della scuole cui appartengono che, per antica tradizione, con le beghe giudiziarie non hanno mai voluto contrastare.

Fatta la premessa che precede e tornando all"editoriale in commento, può dirsi che la tardiva ricerca del giudice a Berlino, toglie al piglio argomentativo del Guizzi quella spontaneità che nell"approccio di massima lo rendeva plausibile, benché le linee del ragionamento ivi esposte potevano apparire già sedimentate in un antico dibattito che, in ogni caso, non ha mai contrapposto le due scienze portanti del diritto civile, stante che la specialità del diritto commerciale non impedisce al giurista che lo interpreta di volgere lo sguardo ad altri fascinosi argomenti di ogni altro sistema giuridico contemporaneo.

E poi, al di là delle suggestioni cinematografiche contenute nella chiusa dell"editoriale, il riferire la presunta scissione tra le due scienze del nostro diritto ai provvedimenti del giudice amministrativo, senza rilevare la sciatteria del Governo italiano, col mal celato intento di purgare un inemendabile errore tramite l"altisonante ragionamento propostoci, segna, a nostro avviso, il tragitto di una caduta libera del Guizzi verso meno commendevoli orizzonti, per lo più partigiani ed interessati.

Quanto ora affermato lascia una traccia scura nell"editoriale del Guizzi, che va oltre l"impegno da egli profuso nello sfondare una porta già aperta sull"osmosi intellettuale tra tutti i giuristi impegnati ad indagare il sistema civilistico.

Essa  si coglie, con palmare evidenza, dal fatto che il medesimo risulta essere difensore dinanzi al TAR Lazio, di alcuni controinteressati abilitati nel concorso 12/A1, che al tempo in cui la terza sezione era presieduta dal Bianchi ottenne un lusinghiero successo, procurando il rigetto dei ricorsi dei candidati non abilitati.

Tale circostanza, per un fatto di stile professionale, non poteva consentire al Guizzi di diffondersi nell"editoriale che ha consegnato alla pagine elettroniche di Giustizia civile. com, specie in pendenza delle fasi di gravame; non perché preoccupi il gridolino che ha voluto lanciare ai giudici superiori, bensì, in quanto, un bravo giurista del suo calibro, mostrando un doppio interessamento alla questione, fa perire ogni buon proposito collegato alla premessa del suo scritto.

Sia consentito rilevare, infine, il dilettantismo e l"approssimazione di alcuni tratti dell"editoriale, specie quando si inferisce dell"assenza di un sistema normativo che regoli le diverse materie di insegnamento nei paesi di riferimento ( Italia e Spagna ), in particolare affermandosi che : "…trattandosi di valutare la legittimità della partecipazione di uno studioso straniero, rispetto al quale un problema di "afferenza" a un certo settore così come definito dalle norme italiane evidentemente non si pone, né potrebbe porsi (specie poi in assenza di un sistema normativo che regoli le corrispondenze, nei diversi paesi, tra le diverse materie oggetto di insegnamento, ovvero tra le classificazioni dei settori scientifici nei diversi ordinamenti ".

Tale espressione riecheggia la blanda difesa dell"Avvocatura di Stato negli scorsi giudizi di prime cure, fortemente contrastata dal Prof. Giovanni Bruno, che ha convinto la Corte senza ricorrere a suggestioni di sorta, bensì solo impegnandosi in uno studio profondo e certosino sull"inquadramento accademico del diritto commerciale in Spagna abbondantemente autonomo dal diritto privato - lavoro tal ultimo – ben compendiato nell"atto di seguito riportato, invitando ora l"avv. Guizzi a contrastarne il contenuto: " Le affermazioni del MIUR e dell"ANVUR, effettuate per cercare di giustificare l"evidente errore di selezione del commissario OCSE si mostrano manifestamente infondate sia in fatto che in diritto.

L"autore della nota ministeriale oltre a denotare scarsa dimestichezza con la normativa di riferimento, confondendo i settori concorsuali (previsti, appunto, ai fini del reclutamento dei professori) dai settori scientifico disciplinari, che sono invece raggruppamenti di discipline (ad ogni settore disciplinare appartengono tutte le materie riconducibili alla medesima declaratoria) incorre in tutta una serie di travisamenti e crea suggestivi riferimenti a classificazioni internazionali per affermare addirittura che potrebbe far parte della commissione di Diritto Privato anche un Docente di Diritto Penale (!).

Infatti, a ben vedere, il riferimento alla (non più attuale) classificazione ERC permetterebbe di ritenere, secondo la ricostruzione fuorviante operata dal MIUR, che per quanto riguarda i corsi di laurea in Giurisprudenza sarebbe possibile operare una distinzione soltanto tra due grandi macro-settori: "teoria del diritto e diritto costituzionale - SH2_9-" e "diritto positivo -SH2_10-" (comprendente diritto penale, diritto privato, diritto commerciale, diritto amministrativo, diritto internazionale, diritto processuale penale e chi più ne ha più ne metta) con la conseguenza che potrebbe entrare a fare parte della commissione di Diritto Privato anche un docente privo di specifica qualificazione.

Ebbene, sul paradosso appena riportato ci siano consentite alcune lapidarie considerazioni.

La classificazione menzionata è vecchia ed è superata dal nuovo documento approvato dal Consiglio Europeo della Ricerca nell"agosto del 2012, che prevede la sola branca SH2_8, Studi legali, costituzioni, diritto comparato, diritti umani. Ciò che più conta, comunque, è che tale classificazione è operata a fini diversi dal reclutamento dei professori, e specificamente per la selezione di progetti di ricerca e per il relativo finanziamento. In particolare il bando "Starting Grant" dell"ERC, European Research Council è rivolto a ricercatori che iniziano la propria attività di ricerca indipendente (coloro i quali hanno ottenuto il dottorato tra due e meno di dodici anni). Esiste uno schema simile per chi è più avanti nella carriera (Advanced Grant). La domanda è costituita da due parti: il CV del proponente e il progetto di ricerca. Il bando è rivolto ad un singolo ricercatore e il criterio di valutazione è solo l"eccellenza, posto che può essere finanziata qualsiasi tipo di ricerca.

E", pertanto, evidente, l"inconferenza del richiamo alla classificazione ERC.

Sotto un ulteriore concorrente profilo, sempre a sostegno delle proprie difese, le controparti affermano che in Spagna, Paese in cui il membro OCSE per la commissione 12 A/1 è strutturato, le riviste spagnole di area giuridica sono classificate secondo una lista che accorpa il diritto civile e quello mercantile.

Anche tale affermazione è inconferente, posto che la classificazione del tipo di rivista scientifica non ha nulla a che vedere con la distinzione fra i diversi insegnamenti e fra le relative competenze. Non a caso, si ribadisce, come di seguito sarà dimostrato, che in Spagna l"insegnamento del derecho civil è autonomo e distinto da quello del derecho mercantil.

L"autonomia tra i due insegnamenti da ultimo menzionati è talmente pacifica che basta entrare nel sito internet di qualsiasi ateneo spagnolo per rendersene conto. A titolo esemplificativo si depositano in allegato alla presente memoria gli organigrammi delle tre principali Università spagnole (Università di Madrid, Università di Barcellona, Università di Valencia) che attestano l"autonomia e l"indipendenza dei due settori disciplinari (All. 1 ).

Ma vi è di più. Se andiamo ad indagare circa l"organizzazione della cattedre di Derecho Civil e di Derecho Mercantil previste dal Ministero de Education, Cultura y Deporte di Spagna possiamo rilevare che la materia viene disciplinata dalla Ley Orgànica n.4/2007 (che ha modificato la Ley Orgàanica n. 6/2001 – legge fondamentale sulla regolamentazione del sistema universitario spagnolo). L"art. 62 della menzionata Ley Orgànica specifica che le Università, in accordo con i propri statuti - posto che in Spagna come in Italia tali istituzioni godono di ampia autonomia amministrativa e finanziaria - possono bandire concorsi per l"assunzione di cuerpos docentes universitarios conformemente alle spese di bilancio . Il bando deve essere pubblicato nel "Boletin Oficial del Estado", assimilabile alla Gazzetta Ufficiale Italiana, e gli statuti delle diverse Università regolano la compesiaizone delle commissioni di selezione del ruolo bandito.

Da un esame dei vari statuti delle principali Università spagnole si evince che la plaza (ruolo/cattedra), oggetto di bando concorsuale, viene riferita alla categoria dell""area de conocimiento" .

Come in Italia anche in Spagna, le Facultades de Derecho vengono organizzate in dipartimenti nell"ambito dei quali si distinguono poi le suddette areas de conocimiento. In tutte le principali istituzioni universitarie spagnole, come abbiamo dimostrato, si tengono sistematicamente distinte l"area di Derecho Civil da quella di Derecho Mercantil. Tale classificazione viene poi cristallizzata a livello ministeriale attribuendo codici di identificazione diversi per i diversi insegnamenti di Derecho Civil e Derecho Mercantil.

Conformemente a quanto fin qui chiarito un esame dei Bandi di Concorso per l"aggiudicazione delle cattedre di diritto civile e diritto commerciale evidenzia tale differenza.

Infine, gli statuti delle principali Università spagnole nel disciplinare tale procedura selettiva individuano i criteri per la composizione delle Commissioni che dovranno giudicare titoli e prove dei vari candidati e ancora una volta viene richiesto per gli esaminatori la stessa area de conocimiento.

Insomma il commissario EMBID, per il diritto spagnolo, per le classificazioni internazionali e per l"ordinamento universitario italiano (anche a prescindere dalla classificazione per settori concorsuali) è strutturato in una branca di insegnamento che non afferisce al Diritto Privato (o al diritto civile spagnolo), bensì, appunto, al nostro "diritto commerciale", che fa parte di una macroarea di insegnamento e di un SSD a sé.

Per concludere dobbiamo rilevare che non è neanche esatta l"affermazione per cui in Italia il Diritto commerciale costituisce una mera branca del Diritto Privato.

Infatti, anche a voler prescindere dalla classificazione dei settori concorsuali – ove si distingue il settore concorsuale 12/A1 "Diritto Privato" dal settore concorsuale 12/B1 "Diritto Commerciale e della Navigazione" – le due discipline afferiscono a due settori scientifico-disciplinari diversi ( IUS 01 "Diritto Privato" il primo e IUS 04 "Diritto Commerciale" il secondo), e soprattutto a due MACROSETTORI DISTINTI (12 A PER DIRITTO PRIVATO E 12 B PER DIRITTO COMMERCIALE, DELLA NAVIGAZIONE E DEL LAVORO).

Di conseguenza, si tratta di discipline non sovrapponibili non solo a fini prettamente concorsuali, ma anche a quelli delle competenze e delle qualificazioni richieste per il relativo insegnamento.

L"assimilazione fra il diritto commerciale e il diritto privato operata dal MIUR e dall"ANVUR, dunque, si mostra del tutto destituita di fondamento ed in stridente contrasto con il dato positivo.

Posta l"infondatezza delle difese avversarie basate, come abbiamo visto, su dati errati e classificazioni inconferenti occorre evidenziare che le stesse sono fuorvianti anche sul piano sostanziale.

Il MIUR e l"ANVUR, infatti, non possono dolersi della circostanza che la suddivisione per settori concorsuali sia tipicamente italiana, posto che specifiche prescrizioni di legge imponevano all"Organo di selezionare gli aspiranti commissari proprio in base alla coerenza con il settore concorsuale.

In particolare, l"art. 16, c. 3, lett. h) della legge Gelmini stabilisce che il sorteggio dei commissari, ivi compreso quello del membro OCSE, deve essere fatto all"interno di una lista per ciascun settore concorsuale, alla quale possono appartenere esclusivamente i soggetti che abbiano un cv coerente con i criteri e i parametri riferiti alla fascia e al settore di appartenenza.

Anche il d.m. n. 76/2012, art. 6, chiarisce che gli aspiranti commissari devono appartenere allo stesso settore concorsuale per il quale hanno effettuato la domanda.

L"art. 6, c. 4, del d.p.r. n. 222/2011 specifica, dal canto suo, che gli aspiranti commissari devono rispettare i criteri e i parametri di qualificazione scientifica coerenti con quelli richiesti ai candidati all"abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata la domanda.

Ora, considerato che il diritto mercantile non solo non appartiene al settore concorsuale del Diritto privato, ma nemmeno al settore scientifico disciplinare, né al macrosettore, cui l"insegnamento del Diritto privato afferisce, è evidente l"illegittimità della scelta del candidato straniero operata dall"ANVUR e ratificata dal MIUR nel caso di specie ".

Per altro versante, non una parola il  Guizzi ha speso in ordine a certe trame personalistiche rispondenti alle relazioni tra alcuni canditati e i membri della commissione 12/A1, connesse al concorso attualmente sub iudice ( penale e amministrativo ) abbondantemente riportare da note testate giornalistiche di livello, quali il Corriere della sera e più di recente da Il fatto quotidiano. A noi basta ricordare, sulla specifica questione, quanto rilevato dal Prof. Enrico Michetti, nella Gazzetta amministrativa dell"11 novembre 2014, che segnala il Consiglio di Stato ( tardivamente invocato dal Guizzi ) Sez. V. del 5 novembre 2014, ove in relazione all"incompatibilità dei membri di organi collegiali, si mette in evidenza che : " L"obbligo di astensione per incompatibilità è espressione del principio generale di imparzialità e di trasparenza al quale ogni pubblica amministrazione deve conformare la propria immagine, prima ancora che la propria azione " , qui riprendendosi ed attualizzando in bonis il Consiglio di Stato, Sez. V., 12 giugno 2009, n. 3744 che da lunghi anni ha affermato il principio anzidetto.

2. La parte finale di questo breve articolo va dedicata ad un certo Roberto Villalta, pseudonimo di un presunto professore universitario di diritto privato, ormai prossimo alla pensione, come afferma, che dietro lo scoglio dell"anonimato ha inteso stigmatizzare, sugli spazi offerti da Roars, il mio sacrificio e quello di altri ben noti ricorrenti che con coraggio ed abnegazione si sono opposti alle trame del recente concorso 12/A1.  Abbiamo così cercato di svelare molte contraddizioni che lo hanno reso incompatibile con i canoni sovrani della giustizia e della imparzialità, poco praticati dalla commissione allora in carica.

Il personaggio in questione, ci accusa, senza mostrarsi, di impresentabilità, al punto di affermare che non saremmo degni nemmeno di un assegno di ricerca, tanto che la commissione bene ha fatto a bocciarci.

La questione così mal posta, sommaria ed invettiva per quanto sia, mette in evidenza il fatto che molti nemici dei " ricorrenti " cominciano a coalizzarsi in vista del loro riesame ordinato dal TAR,  al fine di punire coloro che hanno dato la stura alle centinaia di ricorsi trattati dal giudice del Tribunale amministrativo romano, ormai vittoriosamente.

Ora, temendo per il nostro destino, vista l"antifona del Villalta, qualsiasi estrazione dei futuri commissari potrà contenere più o meno espliciti sodali della precedente commissione giudicatrice, uscita definitivamente dalla scena concorsuale, sì che parrebbe enuclearsi all"orizzonte, a nostro carico, un destino analogo a quello del " presuntuoso " Oza, fulminato per aver osato fermare l"Arca dell"Alleanza, preoccupato da un bue recalcitrante che, bizzoso, voleva portarla fuori rotta. Da ciò, come è noto, proviene il monito dantesco, tratto dal X Canto del Purgatorio : " Per che si teme officio non commesso ".

Ma la soluzione per tale futuribile rischio, sarebbe facile ed immediata se questa infingarda procedura di estrazione dei commissari, ancora affidata ad un destino effimero ed inconcludente, data l"eccezionalità della vicenda in questione, regolata giudizialmente con pesanti spese per tutti i soggetti coinvolti, in primis quelle erariali, fosse sostituita con la nomina di una commissione composta dai maestri fuori ruolo del nostro diritto, incontestabili per rigore scientifico, correttezza e senso della legalità, che come è noto non difetta a coloro che delle smanie di potere accademico non hanno nessun ricordo, per averlo interpretato nella forma dell"autorità condivisa, senza alcuna volontà di espropriazione.

La commissione potrebbe facilmente estrarsi dal novero dei seguenti maestri: Rescigno, Cian, Schlesinger, Irti, Lipari, Rodotà, Cataudella, Bianca, Palazzo, Bonilini, Castronovo, Cendon, Scozzafava, Tucci, Perlingieri, Checchini, Comporti ed altri ancora che sfuggono, per ora, ai miei orizzonti.

In ogni caso lo straordinario consesso dinanzi invocato sconfiggerebbe ogni dubbio sulla legittimità e l"autorevolezza del suo giudizio, che ai maestri del nostro diritto, impegnati ancora a studiare con serietà ed abnegazione non sfugge nulla di quanto si pubblica nella nostra materia.

Da qui la figura del Villalta, novello marchesino Eufemio del diritto privato[5], si perde nell"anonimato più oscuro, sì che,  essendo un potenziale commissario del riesame, vista l"anticipazione del suo giudizio negativo su coloro che hanno fatto ricorso, dovrebbe per coerenza svelarsi, sia per garantire al sottoscritto e ai suoi sodali di sofferenza una giusta ricusazione, sia per confrontarsi sul piano scientifico con coloro che definisce immeritevoli dell"abilitazione.

Ebbene, questa volta parlando solo chi scrive, faccia il Villalta lo sforzo di appalesarsi nelle vesti sue proprie, vale a dire  in quelle di un professore ordinario di diritto privato ed accolga il mio personale invito ad un confronto sui suoi temi di studio, al fine di verificare se quanto afferma sul mio conto corrisponda al vero oppure no.

Ma l"esordio della sua mancata comparizione sulla scena dello scambio pacifico e sereno, lascia facilmente prevedere che non si offrirà al confronto, così come abbiamo fatto noi di puro istinto, siccome usciti dal buio tunnel della sofferenza, finalmente fora a rimirar le stelle della verità e della giustizia nei concorsi di ultimo conio.



[1] Neanche può affermarsi che il Guizzi abbia mostrato un interesse circolare nelle discipline civilistiche, alla stregua degli autori che cita nel suo scritto, in prims il Carnelutti, la cui prova di talento scientifico rimane assoluta ancora oggi presso di noi moderni. Ciò è confermato dal fatto che, da validissimo commercialista, rispettando la specialità dei sui studi, ci ha consegnato opere di notevole livello critico in tema di Gestione rappresentativa e attività di impresa (Padova 1997); cui seguono, Il titolo azionario come strumento di legittimazione. La circolazione delle azioni tra diritto cartolare, diritto comune e diritto del mercato finanziario (Milano 2000); Il mercato concorrenziale: problemi e conflitti (Milano 2010); ed infine, Gestione dell'impresa e interferenze di interessi. Trasparenza, ponderazione e imparzialità nell'amministrazione delle s.p.a. (Milano 2014), Che negli scritti ora citati vi spossano essere riferimenti anche cospicui al sistema generale del diritto civile è una ovvietà che non lascia spazi di commento; ma che da tali generali approcci si possa giungere ad una conoscenza uniforme e senza vuoti dell"intero rappresenta una analoga ovvietà negativa che destina il diritto commerciale nell"ambito suo proprio.

[2] Tra questi il Villanacci, membro effettivo della commissione incriminata e giurista del fondo marchigiano, ha dato prova di un sapere giuridico tanto vasto da affrontare alcuni temi classici del diritto commerciale, quali la fideiussione, i contratti della distribuzione commerciale, il fallimento, il concordato preventivo ed altri studi in tema di società commerciali, sì che avrebbe potuto interpretare il ruolo di commissario in una commissione di diritto commerciale senza alcun patimento per gli altri commissari di ruolo. Ma vi ha ostato il fatto che essendo egli eleggibile solo per il Diritto privato, materia di cui è pure eccellente interprete, tanto da essere stato citato dal Busnelli, giammai avrebbe potuto comparire in altra commissione, salvo la facoltà di mischiare le mele con le pere, come ha fatto il Ministero nel collocare il commissario spagnolo di diritto commerciale nella commissione di diritto privato.

[3] Aggiungeremmo a questi Giorgio Oppo, giurista massimo del nostro sistema il cui talento circolare avrebbe potuto sostenere gli argomenti esposti dal Guizzi nel suo editoriale; ma con tutto il rispetto per il nostro autore di questi grandi studiosi  che nel passato potevano stare a pieno titolo nelle commissioni di qualunque concorso non v"è più traccia tra i moderni, dovendosi sorteggiare, come è accaduto per il nostro concorso, niente più che modesti studiosi le cui produzioni tutte intere e sommate tra di loro non valgono neanche un decimo di quelle dei grandi maestri del presente e del passato. Una commissione composta dai maestri viventi del nostro diritto, la cui composizione lascio alla fantasia del Guizzi, non avrebbe prodotto nessun ricorso, essendo il loro giudizio, sul valore scientifico degli studi offerti dai candidati, inconfutabile.

[4] Forse non sa il Guizzi che Giuseppe Ferri, nella sua lunga e gloriosa carriera ha pure insegnato il diritto privato lasciando una dispensa per gli studenti, mai confluita in un manuale classico di istituzioni, preferendo dopo tale formante esperienza, l"esclusiva osservazione del Diritto commerciale ad un livello talmente alto da non consentire una distinzione specialistica del sapere giuridico di cui era eccezionalmente dotato.

[5] Ci piace qui ricordare il testo della famosa composizione del Belli, tratta da Il saggio del marchese Eufemio, che così lo descrive in versi: "A dì trenta settembre. i! marchesino, d'alto ingegno perché d'alto lignaggio, die' nel castello avito  il suo gran saggio: di toscan, di francese e di latino. Ritto all'ombra feudal d'un baldacchino con voce ferma e signori! coraggio, senza libri provò che paggio e maggio scrìvonsi Con due g come cuggino. Quindi, passando al gallico idloma, fe' noto che jambon vuoI dir prosciutto, e Rome è una città simile a Roma. E finalmente il marchesino Eufemio, latinizzando esercito distrutto, disse exercitus lardi, ed ebbe i! premio!





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