Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2015-03-09

CONCORSO DI PERSONE E STUPEFACENTI : NON E SUFFICIENTE SAPERE – Cass. Pen. 1859/15 - Dario Primo TRIOLO

Concorso di persone

Circolare con chi si sa detiene della droga non configura reato

La Cassazione ritiene che le dichiarazioni contraddittorie del concorrente non sono sufficienti per una condanna

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul rapporto tra connivenza e concorso di persone in un"ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti ex art. 73 d.p.r. 309/90, ribadendo il suo orientamento.

Due persone si trovano in auto, uno alla guida, l"altro come passeggero. L"auto viene fermata per un controllo, e vengono rinvenuti nell"auto 18,957 grammi di cocaina. Il conducente dichiara di aver acquistato la droga per uso personale e di averla occultata nell"auto alla presenza dell"amico. Quest"ultimo, invece, in un primo momento dichiara di non sapere nulla della droga presente nell"auto, mentre successivamente conferma di aver visto il coimputato nascondere qualcosa nell"auto. Entrambi vengono condannati ai sensi dell"art. 73 del d.p.r. 309/90.

La Corte di Cassazione ribalta il verdetto per il passeggero, ritenendo che non sia stata fornita alcuna prova del suo effettivo contributo morale o materiale alla realizzazione del reato, non essendo sufficiente ad integrare un"ipotesi di concorso di persone, la mera presenza nell"auto.

Ed infatti, per aversi concorso di persone nel reato è necessario che più persone apportino un contributo, anche atipico, alla realizzazione di una fattispecie di reato. All"art. 110 c.p. viene pacificamente riconosciuta una funzione di estensione della punibilità, in quanto tale articolo permette di punire tutti quei comportamenti, anche non previsti dalle singole norme incriminatrici, ma che abbiano agevolato e/o contribuito alla verificazione del fatto tipico. Per aversi concorso di persone nel reato, è necessario però che il concorrente apporti un contributo morale o materiale alla realizzazione del fatto tipico, parlandosi altrimenti di connivenza non punibile, qualora il comportamento sia meramente passivo e quindi inidoneo ad apportare un contributo causale alla realizzazione del reato. ( cfr. ex multis Cass. 9842/09).

La distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato, quindi, va individuata nel fatto che, mentre la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, nel concorso di persone è richiesto, invece, un contributo partecipativo - morale o materiale - alla condotta criminosa altrui, caratterizzato, sotto il profilo psicologico, dalla coscienza e volontà di arrecare un contributo concorsuale alla realizzazione dell'evento illecito assicurando all'altro concorrente, anche implicitamente, una collaborazione sulla quale questi può contare (Cass. 4055/14).

Tale contributo può anche consistere nella mera presenza nel luogo di commissione del reato, purchè non meramente occasionale, ma è necessario comunque che la stessa abbia in qualche modo agevolato o rafforzato il proposito criminoso dell"agente. In tal senso si è pronunciata Cass. 28698/12, in relazione al reato di cui all"art. 337 c.p., stabilendo che "perchè ricorrano gli estremi del reato di minaccia a pubblico ufficiale è necessario il verificarsi di "atti positivi" di aggressione o di minaccia per costringerlo a fare un atto contrario ai doveri dei proprio ufficio e, allorchè il delitto sia commesso in concorso con altri, "la sola presenza fisica" di un soggetto allo svolgimento dei fatti non assume univoca rilevanza, allorquando si realizzi in termini di "mera passività" senza esprimere un rafforzamento del proposito criminoso degli autori materiali del reato e, in ogni caso, non sia stato tale da agevolare la condotta degli altri, sempre che il concorrente passivo non si sia rappresentato l'evento e non abbia volontariamente partecipato a esso in tal modo manifestando un volontà criminosa uguale a quella degli autori materiali; condotta quest'ultima che deve risultare da convergenti indici rivelatori da riconsiderare unitamente al contesto in cui essa si è realizzata."

La mera consapevolezza del verificarsi di un reato ad opera di altri, non costituisce condotta punibile, senza che vi sia un rafforzamento o un"agevolazione della volontà criminosa, salvo i casi in cui sussista in capo al concorrente una posizione di garanzia.

Tale posizione della giurisprudenza viene ribadita anche in relazione al reato di detenzione di stupefacenti, non ritenendosi sufficiente per la realizzazione della fattispecie concorsuale, la consapevolezza della condotta criminosa altrui: sapere che altri trasportano droga e non opporsi a tale detenzione, non è sufficiente per integrare un"ipotesi di concorso nel reato!

In tal senso si era già pronunciata Cass. 4948/10 che aveva ritenuto che la mera presenza di un soggetto nell"automobile dove è nascosta la droga non può configurare un"ipotesi di concorso di reato. In mancanza di altri elementi, infatti, il trovarsi all"interno dell"automobile, anche sapendo che nella stessa è nascosta della sostanza stupefacente, non apporta alcun contributo causale alla realizzazione del reato.

Il principio viene ribadito dalla sentenza che si commenta, che si preoccupa altresì di precisare come, in mancanza di un quadro probatorio che evidenzi il contributo fornito dal concorrente, non possono ritenersi validi elementi fondanti la responsabilità dello stesso, le sue dichiarazioni contraddittorie.

Ed infatti, è compito dell"accusa fornire gli elementi idonei ad affermare la responsabilità penale degli imputati e non onere di questi ultimi provare la loro innocenza. Neanche l"eventuale versione contraddittoria fornita dal concorrente a sua discolpa può costituire un indizio della sua colpevolezza.

Ed infatti, sostiene la sentenza "la negazione o il mancato chiarimento, da parte dell'imputato, di circostanze valutabili a suo carico nonché la menzogna o il semplice silenzio su queste ultime possono fornire al giudice argomenti di prova solo con carattere residuale e complementare ed in presenza di univoci elementi probatori di accusa, non potendo determinare alcun sovvertimento dell'onere probatorio".

La pronuncia si allinea anche in tal senso ai precedenti espressi dalla Suprema Corte. In particolare, ci si riferisce a Cass. 4055/13 che nell"annullare una sentenza di condanna relativa ad un soggetto che aveva accompagnato in treno un amico che doveva acquistare della droga, ha ritenuto che tale comportamento rappresentava una mera connivenza non punibile, in assenza di altri elementi idonei ad individuare un contributo causalmente rilevante alla realizzazione del reato.

La Corte aggiunge che alcun rilievo può essere fornito alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni dell"imputato circa l"iniziativa del viaggio né alla mancata spiegazione di un"alternativa valida sulle ragioni dello stesso. Tali elementi, infatti, secondo il Supremo Collegio, rappresenterebbero un quadro indiziario eccessivamente debole, in quanto aperto a varie possibili interpretazioni, per poterne far derivare la prova di un consapevole ed oggettivamente apprezzabile contributo partecipativo nella condotta criminosa altrui. Anche nel caso trattato dalla sentenza annotata, non sussisteva alcun altro indizio, oltre alla mera consapevolezza da parte del passeggero della presenza nell"auto della droga, che potesse far ritenere che la sua presenza avesse agevolato o rafforzato in alcun modo il proposito criminoso altrui; pertanto non poteva riconoscersi alle dichiarazioni contraddittorie dell"imputato, alcun valore indiziario idoneo ad incriminarlo. La Cassazione, quindi, ritiene che il passeggero vada assolto dal reato contestato per non aver commesso il fatto.



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