Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-01-04

CONCORSO ESTERNO IN ASS.NE E SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO - Cass.SS.UU. 33748/2005 - F.M.BERNICCHI

Concorso esterno nel 416 bis e punibilità ex 416 ter

La celeberrima sentenza Mannino Bis (n. 33748/2005) ha analizzato, tra le altre cose, anche il problema dell'eventuale concorso esterno nel reato di cui all'articolo 416 ter:

L"art. 416 ter c.p. svolge una funzione integrativa, perchè considera una fattispecie diversa da quelle che, a titolo di concorso necessario o eventuale, risulta ascrivibili alla trama operativa dell"art. 416 bis c.p. e si focalizza, nello specifico, su modalità di realizzazione del fatto – nudo scambio tra promessa di voti ed erogazione di denaro – non comuni al delitto associativo.

L'art. 416 ter, infatti, limita la punibilità esclusivamente al sinallagma erogazione di denaro versus promessa di voti, escludendo in modo certo la punibilità di ogni altro tipo di accordo elettorale, non soltanto ai sensi dell'art. 416 ter, ma altresì dell'art. 416 bis.

Così argomentando è evidente che l'ordinamento non punisce accordi di tipo diverso dall'erogazione di denaro versus promessa di voti.

Né è ammissibile utilizzare la figura del concorso esterno in associazione mafiosa per raggiungere il risultato che la legge non consente di realizzare attraverso l'art. 416 ter.

La criminalizzazione ex artt.110-416 bis di un accordo elettorale del tipo: promessa di voto versus promessa di favori costituisce una elusione della legge.

L'erogazione di denaro da parte del candidato esprime un disvalore di evento e di condotta di spessore ben maggiore rispetto alla semplice promessa in ordine a un impegno pro futuro, soprattutto in un campo, come quello politico-amministrativo, in cui le decisioni sono frutto di un dibattito collegiale ove interferiscono le istanze e i condizionamenti più disparati.

Il legislatore ha sentito la necessità di criminalizzare specificamente la condotta erogativa di denaro, sul presupposto che nessun altro tipo di accordo elettorale può essere punito, in quanto tale, sotto il titolo del reato associativo.

Va da sé che le conclusioni giuridiche debbono essere radicalmente diverse allorché il candidato sia egli stesso un affiliato al sodalizio mafioso e la forza di intimidazione venga esercitata al fine di procurargli voti. In questo caso egli risponde del delitto di cui all'art. 416 bis non per il fatto dell'accordo elettorale, bensì per la sua partecipazione al sodalizio. È possibile, inoltre, che il candidato, il quale abbia stipulato un patto elettorale con l'associazione criminale, senza essere affiliato e senza nutrire intenzione di diventarlo, compia, poi, in adempimento della promessa, atti reiterati di favoritismo a beneficio della mafia: in questo caso egli risponde del delitto di cui all'art. 416 bis ma come vero e proprio affiliato, e non virtù del semplice patto elettorale.

In conclusione, dunque, il perimetro del delitto di cui all'art. 416ter differisce da quello di partecipazione e di concorso esterno in associazione mafiosa.

Diversamente da tali ultime ipotesi criminose, infatti, il 416 ter

non esige:

  • che soggetto      attivo sia un associato alla struttura dedita al malaffare, bastando      l"intervento di un intraneo nell"accordo criminoso anche a titolo di      semplice promittente di voti;
  • l"impiego della      forza d"intimidazione connessa al vincolo associativo;
  • un"attività tesa      al materiale accaparramento di consensi, limitandosi a richiedere la      stipula del patto corruttivo, al di là della sua concreta esecuzione.
  • la prestazione da      parte dell"agente, nella posizione di estraneo all"ente mafioso, di un      contributo che si converta in una condizione necessaria per la      conservazione o il rafforzamento della confraternita criminale.

Inoltre, la fattispecie scolpita nell"art. 416 ter c.p., al contrario del delitto descritto nell"art. 416 bis c.p, pretende una remunerazione in denaro per la promessa di suffragi.

Se poi, nel concreto svolgimento del fatto storico siano riscontrabili i tratti distintivi dei due disposti, i medesimi sono destinati a trovare simultanea applicazione.

Se soggetto attivo del reato sia un personaggio del tutto distaccato dall"aggregato mafioso deve affermarsi la compatibilità tra il delitto di scambio politico-mafioso e l"aggravante di cui all"art. 7, d.l. 13.5.1991, n. 152, convertito nella l. 12.7.1991, n. 203, giacché la consumazione del reato non presuppone il ricorso alla prevaricazione mafiosa né il fine di agevolare l"organismo criminale.

Così non è nei casi in cui l"agente militi nell"agglomerato mafioso o sia personaggio ad esso contiguo.

Altra prescrizione con cui il precetto in esame può entrare in rotta di collisione è l"art. 96, d.P.R. 30.3.1957, n. 361 (l"art. 86, d.P.R. 16.5.1960, n. 570 per le elezioni amministrative) nella parte in cui tale ultima proposizione normativa colpisce la dazione di denaro finalizzata a ottenere, a proprio o altrui vantaggio, il voto.

In simili casi, il conflitto tra le fattispecie in analisi può essere risolto sulla base del principio sancito nell"art. 15 c.p. in favore della disposizione codicistica, sol che si pensi che l"art. 416 ter c.p. accoglie tutte le componenti della specifica norma sul reato elettorale, annoverando, quale elemento specializzante, il necessario coinvolgimento nell"intesa criminosa di un appartenente alla loggia mafiosa.

La sentenza a SS.UU. Mannino del 2005 (12 Luglio n. 33748) ha così chiarito:

"la scelta legislativa di incriminare con la nuova fattispecie dell'art. 416 ter cod. pen. (introdotta dall'art. 11 ter d.l. n. 306/1992, conv. dalla l. n. 356/1992, in funzione complementare rispetto al precetto dell'art. 416 bis, comma 3, ultima parte, al pari inserito dall'art. 11 bis del medesimo decreto legge) l'accordo elettorale politico - mafioso in termini di scambio denaro/voti non può essere intesa come espressiva dell'intento di limitare solo a questa fattispecie l'ambito di operatività dei variegati patti collusivi in materia elettorale con un'associazione mafiosa, negandosi dunque rilievo penale ad ogni altro accordo diverso da quel tipo di scambio.

L'esegesi storico - sistematica della disposizione incriminatrice dell'art. 416 ter lascia invero intendere che la soluzione legislativa sia stata dettata dalla volontà di costruire una specifica e tipica figura, alternativa al modello concorsuale, sì che (come si è già ritenuto dalle Sezioni Unite, sent. 30/10/2002, Carnevale, cit.) "la relativa introduzione deve leggersi come strumento di estensione della punibilità oltre il concorso esterno, e cioè anche ai casi in cui il patto preso in considerazione, non risolvendosi in contributo al mantenimento o rafforzamento dell'organizzazione, resterebbe irrilevante quanto al combinato disposto degli artt. 416 bis e 110 cod. pen".



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