Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-01-16

CONDOMINIO E IMPUGNAZIONE DELLE DELIBERE ASSEMBLEARI: IL RICORSO - Riccardo MAZZON

In argomento è necessario tener conto della modifica, apportata all'articolo 1137 del codice civile, dall'articolo 15 della legge n. 220 dell'11 dicembre 2012 (con modifica entrata in vigore dopo sei mesi dalla data di pubblicazione della medesima sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 17 dicembre 2012), nel senso che segue:

«Art. 1137. – (Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea). – Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l'autorità giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.

L'azione di annullamento non sospende l'esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità giudiziaria.

L'istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell'inizio della causa di merito non sospende né interrompe il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione.

Per quanto non espressamente previsto, la sospensione è disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III, sezione I, con l'esclusione dell'articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile».

Le novità introdotte dalla novella del 2012 - cfr., amplius, "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013) sono, in questo caso, invero limitate:

- viene esplicitata la legittimazione ad agire in capo al condominio astenuto, invero già ricompreso, in tal ambito, dal pacifica giurisprudenza;

- si precisa come l'istanza, per ottenere la sospensione, proposta prima dell'inizio della causa di merito non sospenda né interrompa il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione;

- si dispone – innovando nei confronti dell'orientamento giurisprudenziale -  come, per quanto non espressamente previsto, la sospensione sia disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III, sezione I, con l'esclusione dell'articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile.

Le deliberazioni prese legittimamente dall'assemblea sono obbligatorie per tutti i condomini: tale obbligatorietà, espressamente prevista dal comma 1 dell'art. 1137 c.c., comporta l'automatica operatività della stessa fino all'eventuale sospensione del provvedimento nel giudizio di impugnazione, ai sensi del comma 3 del citato articolo; ne deriva anche che, in difetto di sospensione, l'esecuzione di una delibera assembleare non dà luogo a spossessamento in danno di taluno dei condomini,

"in quanto a venire in considerazione è la nuova situazione di fatto e non quella modificata dalla delibera" (Cass., sez. II, 13 febbraio 1996, n. 1093, GCM, 1996, 188; ALC, 1996, 515).

Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio, ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l'autorità giudiziaria, chiedendone l'annullamento.

Ci si è era chiesti da più parti, prima dell'entrata in vigore della riforma del 2012 se, con la locuzione "fare ricorso" - oggi sostituita dai termini "adire l'autorità giudiziaria", il legislatore intendesse definire tecnicamente l'atto introduttivo [in tal senso la seguente pronuncia, secondo cui l'art. 1137 c.c., nel disciplinare tra l'altro la forma dell'atto di impugnazione, in via contenziosa, delle delibere condominiali, usa l'espressione letterale "ricorso" in senso tecnico, onde salvaguardare l'esigenza, non ravvisata per le delibere collegiali adottate dagli organi della comunione in genere (art. 1107-1109 c.c.), di risolvere

"sollecitamente le questioni concernenti la gestione del condominio" (Cass., sez. II, 9 luglio 1997, n. 6205, FI, 1998, I, 178; VN, 1998, 186; GCM, 1997, 1165; conforme Pret. Genova 13 agosto 1998, ALC, 1998, 740)],

o se, invece, l'impugnazione potesse avvenire anche attraverso "atto di citazione".

Così, è stato deciso anche che, in materia di condominio, l'impugnazione della delibera assembleare potesse avvenire indifferentemente con ricorso o con atto di citazione e, in quest'ultima ipotesi, ai fini del rispetto del termine di cui all'art. 1137 c.c., occorresse tener conto della data di notificazione dell'atto introduttivo del giudizio,

"invece di quella del successivo deposito in cancelleria, che avviene al momento della iscrizione della causa a ruolo" (Cass., sez. II, 28 maggio 2008, n. 14007 (Cassa App. Torino 5 novembre 2002 n. 1539), DeG, 2008; CIV, 2009, 4, 73; GC, 2010, 10, 2295; conforme Trib. Bari, sez. III, 6 settembre 2007, n. 2064 , Giurisprudenzabarese.it,, 2007).

La questione andava, gioco forza, a lambire anche l'ulteriore problematica relativa all'aspetto decadenziale dell'impugnativa proposta (naturalmente solo per quanto concerne i vizi comportanti annullabilità):

"il termine decadenziale previsto dall'art. 1137 c.c. deve essere computato con riferimento alla data di deposito del ricorso in cancelleria e non a quello della successiva notifica del ricorso stesso" (Trib. Avellino 19 aprile 2010, n. 648, ALC, 2010, 4, 402; Trib. Roma, sez. V, 6 agosto 2009, n. 17158, www.dejure.it, 2010);

in particolare, la giurisprudenza si chiedeva, ulteriormente se, nel caso di introduzione effettuata attraverso atto di citazione, il momento all'uopo determinante fosse la notifica dell'atto [in tal senso, si chiariva come le esigenze tutelate dall'art. 1137 c.c. dovessero intendersi senza dubbio rispettate anche allorché l'impugnazione fosse proposta con atto di citazione, purché questo venisse notificato al condominio entro trenta giorni dall'adozione o dalla comunicazione della delibera; infatti, in questa ipotesi, l'amministratore verrebbe a conoscenza dell'impugnazione nel termine previsto dall'art. l137 c.c.:

"pertanto, la forma del ricorso, che è stabilita principalmente nell'interesse della parte che impugna la delibera, non è essenziale e deve ritenersi ammissibile l'istanza proposta con ordinaria citazione quando l'attore, pur non essendosi avvalso del mezzo semplificato previsto dalla legge, sia riuscito a notificare l'atto nel termine stabilito ed abbia realizzato la regolare costituzione del contraddittorio senza cagionare alcun ritardo nel procedimento" (Trib. Roma, sez. V, 24 giugno 2009, n. 14098, www.dejure.it, 2010)],

ovvero l'iscrizione a ruolo (con contestuale deposito dell'atto notificato):

"l'impugnazione di delibere annullabili proposta con citazione, anziché con ricorso, è inammissibile qualora l'atto notificato venga depositato nella cancelleria del giudice competente oltre il termine di trenta giorni previsto dall'art. 1137 c.c." (Trib. Bergamo 11 maggio 2004, ALC, 2005, 343).

Opportunamente interessate [con ordinanza interlocutoria, viene infatti rimessa alle Sezioni Unite la controversa e complessa questione della "forma" dell"impugnativa delle deliberazioni condominiali (citazione o ricorso) e della sua tempestività, nel termine breve di decadenza stabilito dall"art. 1137 c.c. (trenta giorni), che ha una grande importanza pratica perché incide sulla immodificabilità delle decisioni assembleari assunte; nel caso di specie, due condomini avevano impugnato una delibera condominiale; il giudice di primo grado dichiarava inammissibile l"impugnativa perché tardiva, essendo stata depositata in cancelleria oltre il termine di trenta giorni dall"approvazione della delibera condominiale impugnata; il giudice di appello, confermava, poi, che l"impugnativa di delibera condominiale si propone con ricorso e non con citazione e che, ai fini della sua tempestività, nel termine di decadenza di trenta giorni, vale il deposito nella cancelleria del giudice adito con il quale si instaura il relativo giudizio, essendo irrilevante la notifica alla controparte; i due condomini hanno proposto ricorso, innanzi alla Corte di cassazione, assumendo che il più recente indirizzo interpretativo di legittimità afferma l"indifferenza della forma dell"atto di impugnativa della delibera condominiale (citazione o ricorso) perché, per il principio di conservazione dell"atto, al deposito del ricorso deve ritenersi "equipollente" la notificazione della citazione nel medesimo termine:

"il p.m. ha concluso, per l"accoglimento del ricorso, ma la Corte ha ritenuto opportuno rimettere, comunque, la questione alle Sezioni Unite" (Cass., sez. II, 14 ottobre 2010, n. 21220, DeG, 2010; FI, 2011, 3, 800; GC, 2011, 1, 107)],

le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno precisato come le impugnazioni de quibus vadano effettuate con citazione (con termine decadenziale rispettato a seconda dell'intervenuta o meno notifica di tale atto nei trenta giorni), ma che l'adozione della forma del ricorso non esclude l'idoneità al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale, a patto che l'atto sia presentato al giudice, e non anche notificato, entro i trenta giorni previsti dall'articolo 1137 del codice civile: in particolare, la pronuncia de qua precisa come l'art. 1137 c.c. non disciplini la forma delle impugnazioni delle deliberazioni condominiali - che vanno pertanto proposte con citazione, in applicazione della regola dettata dall'art. 163 c.p.c. -; l'adozione della forma del ricorso non esclude l'idoneità al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale, a patto che l'atto sia presentato al giudice, e non anche notificato, entro i trenta giorni previsti dall'art. 1137 c.c., atteso che estendere alla notificazione la necessità del rispetto del termine non risponde ad alcuno specifico e concreto interesse del convenuto, mentre grava l'attore di un incombente il cui inadempimento può non dipendere da una sua inerzia,

"ma dai tempi impiegati dall'ufficio giudiziario per la pronuncia del decreto di fissazione dell'udienza di comparizione" (Cass., Sez. U., 14 aprile 2011, n. 8491, DeG, 2011; GCM, 2011, 4).

E' stato altresì sentenziato come la delibera di un'assemblea condominiale non possa essere impugnata mediante giudizio possessorio,

"la delibera di un'assemblea condominiale non può essere impugnata mediante giudizio possessorio (nella specie azione di manutenzione nel possesso), ma va gravata con un giudizio di merito a cognizione piena, essendo diversi - nel procedimento cautelare - il rito, il "petitum" e la "causa petendi" invocati" (Trib. Trani 14 aprile 2007, Giurisprudenzabarese.it, 2007),

ma la direzione intrapresa dal nostro legislatore, diretta verso la tendenziale unificazione dei riti, nonché il principio della conservazione degli atti, potrebbero far propendere per una diversa soluzione.



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