Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-12-09

CONDOMINIO E ONNIPRESENZA ANIMALE, QUANDO E' REATO - Trib. Taranto, 31.8.2015 - Annalisa GASPARRE

Una donna era accusata di non aver impedito lo strepitio di nove cani custoditi nella sua abitazione, così integrando il reato di disturbo del riposo delle persone residenti all'interno del condominio dive viveva.

Una teste riferiva di abitare al secondo piano del condominio e che l'imputata, al tempo di commissione dei fatti contestati, abitava al piano inferiore. Riferiva che il numero dei cani, ospitati dall'imputata presso la propria abitazione, era lievitato dai due del 2006 sino a circa venticinque; inoltre l'incontrollabile e continuo abbaiare degli animali anche in orario notturno si sommava ad immissioni di odori insopportabili ed a gravissimi problemi igienici posto che gli escrementi e perfino le carcasse dei cani morti, a volte sbranati nel corso di aggressioni reciproche, venivano lasciati all'interno dell'appartamento.

Numerosi erano stati esposti dei condomini a partire dal 2006.

Il Tribunale precisa che per ritenere integrata la contravvenzione non è necessario lo svolgimento di apposita perizia audiometrica, quando come nel caso in esame, l'intollerabilità possa essere desunta dalle prove dichiarative di coloro che in concreto subivano le emissioni moleste.

Poichè si tratta di reato di pericolo presunto è necessario accertare che l'abbaiare dei cani, in quanto travalicante per entità oggettiva i limiti della normale tollerabilità, sia potenzialmente idoneo a disturbare il riposo o le occupazioni di un numero indeterminato di persone. Nel caso esaminato il bene protetto - punibile alla soglia del pericolo - è stato leso dall'elevato numero di cani detenuti all'interno dell'appartamento condominiale; si tratta, secondo i giudici, di un fatto del tutto inconsueto ed abnorme, idoneo a porre in pericolo una pluralità di interessi, poiché contrario sia alle esigenze di quiete dei vicini (unico profilo rilevante in questa sede), sia alle naturali inclinazioni degli animali, nonché infine contrario, considerando l'inerzia dell'imputata persino nello smaltire le carcasse degli animali deceduti, alle prescrizioni minime di igiene.

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vol. 3 CAMICI SPORCHI. QUANDO DR. JEKILL E MR. HYDE SONO TRA NOI. DUE STORIE VERE

Due storie di processi penali a carico di insospettabili "camici bianchi": un medico veterinario condannato in primo grado per violenza sessuale in danno delle assistenti e di maltrattamento e uccisione di animali e un medico nonché professore di un istituto tecnico condannato in primo grado di maltrattamento e uccisione di animali da lui acquistati per effettuare un laboratorio di dissezione.

Oltre le sentenze, il volume è una narrazione non solo delle vicende processuali che ne sono scaturite secondo la filigrana degli atti, ma anche di alcuni retroscena che pur non confluiti espressamente in sentenza possono fare cogliere tutte le sfumature del "male". Arricchisce il volume un doppio contributo criminologico.

vol. 4 DEGLI ANIMALI & DELLA FAMIGLIA, (OVVERO), GLI ANIMALI NEL LIBRO I DEL CODICE CIVILE

Al di là delle buon intenzioni che animano tutti gli operatori che intervengono su una materia lacunosa quale quella del rapporto tra animali e persone – disciplina che non trova adeguamento legislativo con il rinnovato approccio agli animali nel tessuto sociale – occorre sapere leggere con onestà tra le righe dei prodotti divulgati nei modi più disparati che, seppure contagiano positivamente il comune sentire, in realtà confermano una posizione scomoda: l'animale non è (ancora e forse mai) soggetto di diritto, ma oggetto mediato di una relazione soggettiva, non "soggetto" autonomamente titolare di diritti, ma solo "polo" di una relazione intersoggettiva "materiale" e non giuridica.

Si selezionano autori. Contattatemi [email protected]

La sentenza

Trib. Taranto Sez. II, Sent., 31-08-2015

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI TARANTO

Seconda Sezione Penale

in composizione monocratica

Il Giudice Dr. Giovanni CAROLI all'udienza del 22 luglio 2015

con l'intervento del Pubblico Ministero

l'assistenza del Cancelliere

ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

Nel processo penale a carico di:

P.A.T. -

LIBERA - GIA' PRESENTE ASSENTE

IMPUTATA

Del reato di cui all'art. 659 c.p. perché, non impedendo lo strepitio di 9 cani custoditi nella sua abitazione, disturbava il riposo delle persone residenti all'interno del condominio dove viveva.

In Taranto, 30.09.2009

Con l'intervento del difensore di fiducia Avv. ____, assente, sostituito ex art. 102 c.p.p., con delega orale, dall'Avv. ____, presente.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Citata con decreto di giudizio immediato ai sensi dell'art.464 co.1 c.p.p., P.A.T. presenziava all'udienza del 5.12.2012, nel corso della quale venivano ammesse le prove richieste dalle parti. All'udienza del 22.5.2013 rendevano l'esame testimoniale A.A. e altri, tutti inseriti nella lista testimoniale del P.m. All'udienza del 30.10.2013 l'istruttoria proseguiva con l'esame del teste del P.m. B.F., la cui testimonianza veniva ammessa in sostituzione di quella di R.F..

Mutata la composizione fisica dell'organo giudicante, all'udienza del 26 marzo 2014, le parti prestavano il consenso all'utilizzo degli atti istruttori già compiuti e su istanza della difesa, interessata all'espletamento dell'esame dell'imputata, assente in udienza, il Giudice rinviava il processo sospendendo i termini prescrizionali. Alle udienze dell'8.10.2014 e dell'11.2.2015 la difesa chiedeva il rinvio del processo, allegando e non documentando l'impossibilità dell'imputata a rendere il richiesto esame, ed il Giudice rinviava il processo sospendendo i termini prescrizionali.

Infine all'udienza del 22.7.2015 preso atto della reiterata assenza dell'imputata e del difetto di ogni documentazione in ordine al legittimo impedimento per dedotti problemi di salute dell'imputata, il Giudice, raccolte a verbale le conclusioni delle parti, pronunciava il dispositivo in calce trascritto.

L'odierna imputata risponde del reato di cui all'art. 659 c.p. "perché non impedendolo lo strepitio di nove cani custoditi nella sua abitazione disturbava il riposo delle persone residenti all'interno del condominio dive viveva".

Esaminate le deposizioni testimoniali acquisite nel corso del dibattimento, ritiene questo Giudice di poter concludere per la sussistenza della responsabilità in capo all'imputata.

Non risulta decorso il termine prescrizionale massimo pari a cinque anni, in quanto su istanza della difesa interessata all'esame dell'imputata, il processo veniva reiteratamente rinviato tra il 26.3.2014 ed il 22.7.2015, per un totale di un anno, tre mesi e ventisei giorni. Ragione per la quale il termine ultimo di prescrizione, calcolato a partire dal 30.9.2009, verrà a scadere in data 25.1.2016.

Il reato oggetto di contestazione nei confronti della P.A. è quello di cui all'art. 659 c.p., commesso in data 30.9.2009.

Com'è noto, l'art. 659 c.p. prevede due ipotesi costituenti distinti titoli di reato: la prima si configura in termini di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone; l'altra consiste nell'esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o dell'autorità, con la conseguente presunzione iuris et de iure del disturbo quando connesso all'irregolare esercizio del mestiere o della professione in sé rumorosi (Cass. pen., sez. I, 17/06/1994, n. 7188).

Nel caso in esame, per come contestata nell'editto accusatorio, la fattispecie è incentrata sull'omesso impedimento dello strepito di nove cani, ossia su una delle ipotesi alternativamente descritte dal co.1 dell art.659 c.p..

La teste A.A. riferiva di abitare al secondo piano del condominio sito in T. in Via G.G. n.37 e che l'odierna imputata, al tempo di commissione dei fatti contestati, abitava al piano inferiori. Riferiva che il numero dei cani, ospitati dall'imputata presso la propria abitazione, era lievitato dai due del 2006 sino a circa venticinque. In particolare l' incontrollabile e continuo abbaiare degli animali anche in orario notturno (Cr. paga) si sommava ad immissioni di odori insopportabili ed a gravissimi problemi igienici posto che gli escrementi e perfino le carcasse dei cani morti, a volte sbranati nel corso di aggressioni reciproche, venivano lasciati dall'odierna imputata all'interno del proprio appartamento (Cr. paga). Descriveva inoltre la permanenza- sino alla data della sua deposizione testimoniale- della condotta contestata all'imputata (trattasi in ogni caso di profilo non rilevante posta la contestazione in termini di illecito istantaneo del reato dei fatti per cui si procede).

Analogamente la teste S.A., anch'ella residente all'interno del condominio, al terzo piano, riferiva di avere, alla pari degli altri membri della sua famiglia, l'impressione di "impazzire" (paga) a causa dell'abbaiare dei cani ad ogni ora (paga), e specialmente nelle ore pomeridiane e notturne. Precisava che i condomini avevano sporto una prima denuncia alle Autorità competenti nell'anno 2006, poi nel 2008 ed infine nella data di cui al capo di imputazione (30.9.2009), quando l'imputata detenevano nove cani all'interno della sua abitazione.

Conformi dichiarazioni rendeva l'altro condomino C.M., residente al terzo piano, sostenendo che solo per "brevi momenti" (pag. 18) i cani non abbaiavano.

La teste di P.G. B.F., in servizio presso il Comando Polizia locale di Taranto, riferiva della pluralità di esposti dei condomini a partire dal 2006 e che in occasione del sopralluogo del settembre 2009 riscontrava la presenza di nove cani (pag. 5), senza tuttavia svolgere accertamenti audiometrici sulla intensità delle emissioni sonore contestate.

Così riassunte le risultanze dibattimentali, alla luce delle convergenti dichiarazioni di tutti i testi, ed in assenza di elementi contrari, devono dirsi integrati gli estremi della contravvenzione contestata. Va specificato che non è necessario secondo la giurisprudenza di legittimità lo svolgimento di apposita perizia audiometrica, quando come nel caso in esame, l'intollerabilità possa essere desunta dalle prove dichiarative di coloro che in concreto subivano le emissioni moleste (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 11031 del 05/02/2015 Ud.: "In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l'effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete".-Fattispecie in cui l'intensità delle emissioni sonore è stata ricostruita mediante la deposizione dei testimoni, i quali avevano riferito di non riuscire a seguire i programmi televisivi).

Ed allora sul punto, quello contemplato dall'articolo 659, primo comma, c.p. è un reato di pericolo presunto per la cui configurabilità è necessario accertare che l'abbaiare dei cani, in quanto travalicante per entità oggettiva i limiti della normale tollerabilità, sia potenzialmente idoneo a disturbare il riposo o le occupazioni di un numero indeterminato di persone (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 7748 del 24/01/2012 Ud.: "Per l'integrazione del reato previsto dall'art. 659 cod. pen. è sufficiente l'idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l'effettivo disturbo alle stesse". -Nella specie è stata ritenuta integrata la fattispecie a carico del proprietario di cani., tenuti in un giardino recintato, che non aveva impedito il loro continuo abbaiare, tale da arrecare disturbo al riposo delle persone dimoranti in abitazioni contigue; quanto alla esatta definizione della nozione di indeterminatezza delle persone disturbate in ipotesi di rumori condominiali cfr. Sez. 1, Sentenza n. 1406 del 12/12/1997 Ud. (dep. 05/02/1998): "In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, i rumori e gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabile la condotta che li produce, debbono incidere sulla tranquillità pubblica - essendo l'interesse specificamente tutelato dal legislatore quello della pubblica tranquillità sotto l'aspetto della pubblica quiete, la quale implica, di per sè, l'assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati - di guisa che gli stessi debbono avere tale potenzialità diffusa che l'evento di disturbo abbia la potenzialità di essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se, poi, in concreto soltanto alcune persone se ne possano lamentare. Ne consegue che la contravvenzione in esame non sussiste allorquando i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, all'interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel condominio in cui è inserita detta abitazione ovvero nelle zone circostanti: infatti, in tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma soltanto di quella di definite persone, sicché un fatto del genere può costituire, se del caso, illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a violazione penalmente sanzionabile").

Nel caso di specie deve affermarsi la lesione dell'interesse protetto in quanto il numero elevato (nove) di cani detenuti all'interno dell'appartamento condominiale appare un fatto del tutto inconsueto ed abnorme, idoneo a porre in pericolo una pluralità di interessi, poiché contrario sia alle esigenze di quiete dei vicini (unico profilo rilevante in questa sede), sia alle naturali inclinazioni degli animali, nonché infine contrario, considerando l'inerzia dell'imputata persino nello smaltire le carcasse degli animali deceduti, alle prescrizioni minime di igiene.

L'idoneità della condotta omissiva dell'imputata a disturbare intensamente ed incessantemente un numero indeterminato di persone, così superando la soglia di rilevanza penale del fatto, si ricava dalle lamentele persistenti negli anni da parte di numerosi condomini, come riferito dal teste di P.g. B., ed anche di quelli tra loro non abitanti al piano immediatamente superiore rispetto alla abitazione della P.A. (ossia famiglie S. e C.).

Tanto dimostra la diffusività delle emissioni sonore non impedite dall'imputata mediante allontanamento dei cani dal proprio appartamento.

Sotto il profilo soggettivo, poi "Ai fini dell'elemento psicologico del reato di cui all 'art. 659 c.p. non occorre l'intenzione dell'agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica, essendo sufficiente la volontarietà della condotta desunta da obiettive circostanze" (Cass. Pen., sez. I, 10.2.1994, n. 1730), il che è indubbio nel caso di specie posto che solo un atto deliberato dell'imputata può spiegare la stabile permanenza nella sua abitazione di cani e gatti (nel numero di nove nella fattispecie contestata, sino al numero di venticinque unità in altri momenti).

Procedendo alla definizione del trattamento sanzionatorio, i precedenti penali specifici gravanti sull'imputata, evincibili dal casellario agli atti, precludono il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Alla luce dei criteri di commisurazione della pena di cui all'art. 133 c.p. stimasi pertanto equa la pena pecuniaria di Euro 300,00 di ammenda.

Consegue ex art.535 c.p.p. la condanna dell'imputata al pagamento delle spese della procedura.

P.Q.M.

Visto l'art. 533,535 c.p.p.,

dichiara P.A.T. colpevole del reato a lei ascritto in rubrica e la condanna alla pena di Euro 300 di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali.

Visto l'art.544 c.p.p.

Indica in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione.

Così deciso in Taranto, il 22 luglio 2015.

Depositata in Cancelleria il 31 agosto 2015.



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