Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-01-21

CONDOMINIO: E SE L'AMMINISTRATORE E' INCARICATO DI STARE IN GIUDIZIO SOLO DOPO CHE HA PROPOSTO L'AZIONE? - RM

il conferimento del potere di stare in giudizio può sopravvenire utilmente anche dopo la proposizione dell'azione?

sì, il conferimento, da parte dell'assemblea condominiale, all'amministratore del condominio, del potere di stare in giudizio, in una controversia non rientrante tra quelle che può autonomamente proporre, può sopravvenire utilmente, con effetto sanante, anche dopo la proposizione dell'azione

lo dice la Suprema Corte in un caso avente ad oggetto il risarcimento dei danni cagionati da infiltrazioni d'acqua

E' stato recentemente evidenziato (nella specie, la Suprema Corte, premesso che la controversia, avente ad oggetto il risarcimento dei danni cagionati da infiltrazioni d'acqua, verificatesi in un appartamento dell'edificio condominiale, per difetto di manutenzione del soprastante lastrico solare, esulava da quelle per le quali l'amministratore è autonomamente legittimato ex art. 1131, comma 1, c.c., ha dichiarato la inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dall'amministratore del condominio senza l'autorizzazione dell'assemblea dei condomini, non avendo il medesimo neppure provveduto, di fronte all'eccezione al riguardo sollevata da controparte: cfr anche il volume "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013) che il conferimento, da parte dell'assemblea condominiale, all'amministratore del condominio, del potere di stare in giudizio, in una controversia non rientrante tra quelle che può autonomamente proporre, può sopravvenire utilmente, con effetto sanante, anche dopo la proposizione dell'azione,

"qualora egli si sia costituito in giudizio o abbia proposto l'impugnazione senza la detta autorizzazione, il suo operato può essere ratificato dall'assemblea (eventualmente anche in seguito all'assegnazione da parte del giudice di un termine a tal fine, ai sensi dell'art. 182 c.p.c.), derivandone, in mancanza, la inammissibilità della sua costituzione in giudizio o della sua impugnazione" (Cass., Sez. U., 6 agosto 2010, n. 18331, FI, 2010, 12, 3353; CIV, 2010, 12; conforme, con la precisazione che l'amministratore convenuto può anche autonomamente costituirsi in giudizio ovvero impugnare la sentenza sfavorevole, nel quadro generale di tutela (in via d'urgenza) di quell'interesse comune che integra la "ratio" della figura dell'amministratore di condominio e della legittimazione passiva generale, ma il suo operato deve essere ratificato dall'assemblea, titolare del relativo potere (con effetti "ex tunc"): Cass., Sez. U., 6 agosto 2010, n. 18332, CIV, 2010, 10, 18; RGE, 2010, 5, 1486; conforme Cass., sez. I, 13 dicembre 2006, n. 26689, GCM, 2006, 12).

La regola secondo cui l'operatività ex tunc della ratifica, nell'ambito del diritto processuale (nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata l'inammissibilità dell'appello, per difetto di rappresentanza dell'amministratore di un condominio, nonostante la ratifica dell'assemblea intervenuta nel corso dello stesso giudizio d'appello, ma dopo che era scaduto, il termine per proporre impugnazione), permette di riferire, allo pseudo rappresentato, l'attività svolta dal falsus procurator, subisce l'importante eccezione prevista dall'articolo 182 del codice di procedura civile, nel caso

"che si sia verificata una decadenza" (Cass., sez. II, 27 marzo 1997, n. 2754, GCM, 1997, 483).

In argomento, si confronti anche la seguente, recentissima pronuncia, laddove afferma che deve essere dichiarata l'inammissibilità del ricorso per cassazione, proposto dall'amministratore del condominio, senza la preventiva autorizzazione assembleare, eventualmente richiesta anche in via di ratifica del suo operato, in ordine ad una controversia riguardante i crediti contestati del precedente amministratore revocato, in quanto non rientrante tra quelle per le quali l'organo amministrativo è autonomamente legittimato ad agire ai sensi dell'art. 1130 e 1131, comma 1 c.c.; né, aggiunge la pronuncia, può essere concesso il termine per la regolarizzazione ai sensi dell'art. 182 c.p.c., ove, come nella specie, l'udienza di discussione, in precedenza fissata, sia stata differita proprio sul rilievo

"della pendenza della questione dei poteri dell'amministratore all'esame delle Sezioni Unite della Corte di cassazione e la decisione di quest'ultima sia intervenuta ben prima della nuova udienza" (Cass., sez. II, 31 gennaio 2011, n. 2179, GCM, 2011, 1; DeG, 2011).

La mancanza di legittimazione processuale, determinata dalla nullità della delibera di autorizzazione, è sanata,

"con effetto retroattivo da una seconda deliberazione di ratifica, validamente presa" (Cass., sez. II, 13 giugno 1991, n. 6697, GCM, 1991, 6).

La ratifica può, ancora, essere costituita anche attraverso appello, proposto da tutti i condomini, contro la sentenza sfavorevole pronunciata nei confronti dell'amministratore, ancorché lo stesso abbia agito come rappresentante del condominio e non dei singoli condomini, posto che l'amministratore del condominio è il rappresentante di una collettività di persone fisiche, individuate dal loro rapporto di proprietà con un determinato edificio,

"sicché sussiste la "contemplatio domini" nei loro riguardi quali condomini ancorché non indicati" (Cass., sez. II, 11 agosto 1990, n. 8195, GCM, 1990, 8).

Anche la ratifica ha validità estesa a tutti i gradi di giudizio: infatti, il potere di rappresentanza spettante all'amministratore del condominio gli consente di impugnare le sentenze sfavorevoli, nei giudizi nei quali sia stato parte, poiché la legittimazione processuale, una volta riconosciuta, è valida per tutti i gradi di giudizio; è, pertanto, irrilevante l'eventuale tardività e irregolarità della delibera condominiale che autorizza l'amministratore a proporre il giudizio di appello,

"una volta che la delibera autorizzante lo stesso a dar luogo al giudizio di primo grado vale anche per tutti i successivi gradi del giudizio stesso" (Cass., sez. II, 26 febbraio 1983, n. 1495, GCM, 1983, 2).

Per un'applicazione della regola al contratto d'appalto, si veda la seguente pronuncia, laddove precisa come l'amministratore di condominio, la cui iniziativa giudiziale sia stata ratificata dall'assemblea dei condomini con deliberazione maggioritaria, sia legittimato a proporre l'azione di garanzia per i vizi dell'opera appaltata, ex art. 1667 c.c. (che può essere esercitata dall'amministratore solo previo conferimento di specifico mandato dei condomini),

"in quanto si deve considerare investito del relativo mandato, con effetto "ex tunc"" (Trib. Milano 26 giugno 1989, ALC, 1990, 323).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati