Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-02-17

CONDOMINIO: LA NOMINA DELL'AMMINISTRATORE DA PARTE DELL'AUTORITA' GIUDIZIARIA - Riccardo MAZZON

nomina dell'amministratore da parte dell'autorità giudiziaria: la disciplina precedente all'entrata in vigore della legge n. 220 dell'11 dicembre 2012

principi giurisprudenziali generalmente riconosciuti (ante riforma)

la disciplina introdotta dalla legge n. 220 dell'11 dicembre 2012

Qualora l'assemblea non provvedesse alla nomina dell'amministratore (nel caso il condominio fosse composto da più di quattro condomini (sul punto, si veda, amplius, il volume "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013), il potere di nomina era attribuito all'autorità giudiziaria, su ricorso di uno o più condomini: in tal senso, era stato chiarito come l'amministratore del condominio, anche se dimissionario e non sostituito, non fosse legittimato a chiedere la nomina di un amministratore giudiziario ex art. 1129 c.c.,

"in quanto la relativa legittimazione spetta solo ai condomini" (Trib. Torino 29 novembre 2000, GM, 2001, 631).

A tal proposito, i singoli condomini avevano diritto di chiedere ed ottenere dal giudice la nomina di un amministratore quando l'assemblea omettesse di provvedere a nominarlo, per qualsiasi motivo e non soltanto nell'ipotesi di impossibilità della nomina dell'amministratore

"per contrasti insorti in seno all'assemblea" (App. Torino 22 marzo 1993, ALC, 1993, 309);

l'intervento dell'autorità giudiziaria, nella nomina dell'amministratore di condominio - ai sensi del comma 1 dell'art. 1129 c.c. -, aveva carattere sussidiario e residuale, rispetto al potere-dovere dell'assemblea dei condomini, e non poteva essere richiesto

"se non dopo la convocazione dell'assemblea e la constatazione della impossibile o comunque mancata deliberazione della stessa al riguardo" (Trib. Udine 25 ottobre 1995, GM, 1996, 227 – conforme, con estensione del principio alla revoca giudiziale per fondati sospetti di gravi irregolarità che, avente funzione sussidiaria rispetto alla competenza dell'assemblea ad esaminare la questione, deve fondarsi su elementi precisi e concordanti che facciano prevedere un imminente pregiudizio per il condominio: Trib. Napoli 18 novembre 1994, RLC, 1995, 293).

Il ricorso per la nomina dell'amministratore giudiziario poteva essere proposto anche personalmente dai singoli condomini, senza il patrocinio di un avvocato, in quanto

"procedimento camerale rientrante nell'ambito della volontaria giurisdizione" (Trib. Ariano Irpino 13 dicembre 2006, ALC, 2007, 2, 173).

Il ricorso per la nomina dell'amministratore giudiziario doveva essere proposto dai condomini, non anche dai meri conduttori d'immobile: in tal senso deponeva anche la seguente pronuncia, laddove precisava che il conduttore di una unità immobiliare di un edificio in condominio, ancorché avesse diritto a norma dell'art. 10 della legge n. 392 del 1978 a partecipare all'assemblea dei condomini, non era legittimato - in caso di mancata nomina dell'amministratore - a proporre il ricorso all'autorità giudiziaria ai sensi dell'art. 1129, comma 1, c.c. diretto ad ottenere la nomina dell'amministratore, configurandosi una negotiorum gestio di carattere processuale non consentita (anche in materia di volontaria giurisdizione) dall'ordinamento,

"con conseguente inesistenza di un suo diritto al rimborso delle spese sostenute" (Cass., sez. II, 17 giugno 1991, n. 6843, GCM, 1991, 6).

La nomina giudiziale di un diverso amministratore condominiale presupponeva la revoca di quello in carica, da parte dell'assemblea ovvero del tribunale,

"qualora ne ricorrano i presupposti, così come tassativamente indicati dall'art. 1129 cit." (Trib. Modena, sez. II, 21 febbraio 2011, GLModena, 2011),

in quanto, al procedimento di nomina di amministratore giudiziario, era del tutto estranea la risoluzione di conflitti in ordine alla regolarità dell'investitura dell'amministratore formalmente esistente.

In una recente fattispecie, nella quale il tribunale aveva dichiarato l'inammissibilità del ricorso ex art. 1129 c.c., per carenza dei suoi presupposti essenziali, sussistendo una deliberazione assembleare di nomina dell'amministratore che, come tale, andava impugnata secondo le regole ordinarie offerte dall'art. 1137 c.c., era stato, per l'appunto, precisato che, ove comunque sussistesse una deliberazione assembleare di nomina dell"amministratore,

"vengono a mancare i due presupposti essenziali per il ricorso al procedimento in sede volontaria, ovvero la mancanza dell"amministratore e la mancata adozione del provvedimento di nomina in sede assembleare" (Trib. Salerno, sez. I, 13 gennaio 2009, ALC, 2009, 5, 467).

Affinché fosse legittimo il ricorso all'autorità giudiziaria, peraltro, era considerata necessaria una reale incapacità di deliberare, da parte dell'assemblea; così, recentemente, precisava anche il Tribunale di Modena, quando affermava che, in tema di condominio, l'avvenuta formazione di una maggioranza, benché in ipotesi viziata, escludeva "in radice" la sussistenza di una impossibilità di funzionamento dell'assemblea stessa: nella specie, un condomino aveva dapprima impugnato la delibera di nomina di amministratore ex art. 1137 c.c., e successivamente aveva richiesto ex art. 1129 c.c. la nomina giudiziale di un amministratore adducendo un'empasse gestionale dell'assemblea, asseritamente incapace di determinarsi nella scelta di un amministratore; il Tribunale ha

"rigettato la domanda" (Trib. Modena, sez. II, 21 febbraio 2011, GLModena, 2011).

Recente giurisprudenza di merito ha precisato come il decreto camerale, volto alla nomina dell'amministratore giudiziario di un condominio, non possa contenere, in quanto rientrante nell'ambito dei procedimenti di volontaria giurisdizione, condanna alla rifusione delle spese processuali:

"le stesse, perciò, rimarranno a carico del soggetto ricorrente che le abbia anticipate" (Trib. Ariano Irpino 6 febbraio 2008, ALC, 2008, 3, 274).

Nonostante pareri, anche recenti, in senso contrario [confronta, ad esempio, la seguente pronuncia, secondo cui, nel caso in cui l'amministratore sia nominato dall'autorità giudiziaria, è necessario, da parte della stessa autorità, determinare il compenso relativo alla prestazione gestoria,

"ponendolo a carico di tutti i partecipanti al condominio" (Trib. Ariano Irpino 6 febbraio 2008, ALC, 2008, 3, 274)],

non pare che il compenso del nominato amministratore possa esser preventivamente deciso dall'autorità nominante, nel senso che l'amministratore giudiziario di un condominio è un mandatario dei condomini partecipanti alla comunione e pertanto il compenso allo stesso spettante, ove non concordato tra le parti, deve essere determinato in sede contenziosa

"e non può, quindi, essere liquidato dal giudice che ha provveduto alla nomina a norma dell'art. 1129 comma 1 c.c." (App. Lecce 3 maggio 1995, ALC, 1996, 73).

Il provvedimento del tribunale che nomina l'amministratore di condominio è soggetto a reclamo innanzi alla Corte d'appello; infatti, in tema di procedimenti di volontaria giurisdizione, i provvedimenti adottati dal tribunale in camera di consiglio (nella specie, in materia di nomina di amministratori di condominio) sono soggetti a reclamo innanzi alla corte d'appello ai sensi dell'art. 739 c.p.c..

Precisa, a tal proposito, la seguente pronuncia che la statuizione in materia di spese eventualmente adottata - peraltro erronea, non trattandosi di procedimenti contenziosi su diritti dalla definizione dei quali possa derivare una situazione di soccombenza - è impugnabile per cassazione ex art. 111 cost. solo ove detto reclamo non sia stato proposto, sicché essa presenti, oltre al requisito della decisorietà - sicuramente posseduto, in quanto destinata a risolvere un contrasto in materia di diritti soggettivi concernente l'onere delle spese - anche quello della definitività; ove, invece, prosegue la pronuncia de quo, sia stato proposto il predetto reclamo ex art. 739 nei confronti del provvedimento di merito che la contiene, la statuizione sulle spese, non possedendo tale carattere di definitività - in quanto adottata come conseguenziale ad una determinazione la cui eventuale caducazione ad opera della corte d'appello comporterebbe necessariamente anche il suo venir meno -,

"non è ricorribile per cassazione ex art. 111 cost., ma deve essere impugnata unitamente al reclamo avverso il provvedimento di merito con il mezzo di cui al richiamato art. 739 c.p.c. " (Cass., sez. II, 11 aprile 2002, n. 5194, GCM, 2002, 627).

Occorre, dunque, precisare altresì che è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 cost. nei confronti del provvedimento, pronunciato in sede di volontaria giurisdizione, con il quale la Corte d'appello decide sul reclamo proposto contro il decreto del tribunale di nomina di amministratore giudiziario di condominio ai sensi dell'art. 1129, comma 1, c.c., trattandosi di atto inidoneo alla formazione del giudicato e non destinato ad incidere su posizioni di diritto soggettivo perché modificabile e revocabile in ogni tempo anche con efficacia "ex tunc"; tale inammissibilità non subisce deroghe neanche nei casi in cui vengano denunciati vizi "in procedendo", ovvero difetto di giurisdizione o di competenza, in quanto

"il carattere non definitivo del decreto di cui si tratta si estende necessariamente alla definizione di ogni questione inerente al procedimento nel quale esso viene reso" (Cass., sez. II, 21 febbraio 2001, n. 2517, GCM, 2001, 292; FI, 2001, I, 1500).

Se il provvedimento di nomina dell'amministratore di un condominio di edificio da parte dell'autorità giudiziaria è impugnato perché affetto da nullità sotto il profilo dell'inesistenza del condominio - assumendosi che si verta, invece, in tema di comunione di cose: nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte, rilevato che era stato citato in giudizio il solo amministratore anche come comproprietario delle cose comuni, ha disposto l'integrazione del contraddittorio, nei confronti degli altri compartecipi, ai sensi dell'art. 102 c.p.c. -, legittimi contraddittori sono soltanto i comproprietari di queste

"e non l'amministratore nominato, di cui implicitamente si contesta in radice lo stesso potere di gestione e rappresentanza" (Cass., sez. II, 4 aprile 1985, n. 2309, GCM, 1985, 4).

La riforma introdotta dalla legge n. 220 dell'11 dicembre 2012, in quest'ambito, fermo il resto, ha semplicemente allargato la cerchia dei legittimati a proporre il ricorso alla figure dell'amministratore dimissionario, disponendo che, quando i condomini sono più di otto (cfr. paragrafo 14.2.1., capitolo quattordicesimo, del volume "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013), se l'assemblea non vi provvede, la nomina di un amministratore è fatta dall'autorità giudiziaria su ricorso di uno o più condomini o dell'amministratore dimissionario.



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