Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-10-01

CONDOMINIO: REVOCA DELL'AMMINISTRATORE E PROVVEDIMENTI GIURISDIZIONALI - RM

Circa la revoca dell'amministratore, nei casi indicati dal terzo (oggi, dopo le modifiche introdotte dalla novella del 2012, undicesimo) comma dell'articolo 1129 e dall'ultimo (oggi, dopo le modifiche introdotte dalla novella del 2012, quarto) comma dell'articolo 1131 del codice civile, il tribunale provvede in camera di consiglio, con decreto motivato, sentito l'amministratore medesimo (in contraddittorio con il ricorrente, specifica la modifica, apportata dalla legge n. 220 dell'11 dicembre 2012, all'articolo 64 delle disposizioni d'attuazione del codice civile - cfr., amplius, "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013 -).

A tal proposito, la giurisprudenza rammenta che:

- se, di regola si deve ritenere inammissibile, nei procedimenti camerali di volontaria giurisdizione, l"intervento di terzi, proprio perché il provvedimento non è di per sé destinato a produrre giudicato, né è idoneo ad esplicare effetti nei confronti di soggetti diversi dai titolari delle situazioni giuridiche già presenti nel giudizio, tale intervento può eccezionalmente ammettersi ove sia spiegato, in caso di fattispecie a legittimazione plurima (come nella fattispecie di revoca di amministratore condominiale),

"da soggetto che sarebbe altrimenti legittimato a proporre quel medesimo ricorso, con il solo limite che l"interventore non formuli una domanda autonoma e diversa da quella che ha dato origine al procedimento camerale" (Trib. Salerno, sez. I, 20 giugno 2006, www.dejure.it, 2007);

- è inammissibile, stante il carattere non contenzioso di tale procedimento camerale di volontaria giurisdizione, la domanda di revoca dell"amministratore di condominio ai sensi del combinato disposto degli art. 1129, comma 3 (oggi, dopo la novella 2012, comma 11) c.c. e 64 disp. att. e trans. c.c., qualora gli istanti richiedano che sia preliminarmente accertata l"insussistenza di un condominio regolarmente costituito e quindi antepongano alla revoca dell"amministratore, che dà luogo ad un provvedimento di volontaria giurisdizione, una statuizione che presuppone l"utilizzo della via contenziosa,

"giacché destinata ad incidere sulla estensione dei diritti individuali degli assunti partecipanti alla comunione" (Trib. Salerno, sez. I, 20 giugno 2006, www.dejure.it, 2007);

- con la sola eccezione delle ipotesi di applicabilità degli art. 1129 c.c. e 64 disp. att. c.c., la decisione del giudice, in sede di annullamento di una delibera assembleare,

"non può sostituirsi alla volontà del condominio e contenere la nomina di un nuovo amministratore" (Trib. Larino 4 febbraio 2008, RGMS, 2008, 2, 117).

Contro il provvedimento del tribunale può essere proposto reclamo, alla corte d'appello, nel termine di dieci giorni dalla notificazione (o dalla comunicazione, come precisato in sede di novella 2012):

"il reclamo è previsto dall'art. 64 disp. att. c.c." (Cass., sez. II, 13 novembre 1996, n. 9942, GCM, 1996, 1517).

E' invece inammissibile l'impugnazione per revocazione - proposta ai sensi dell'art. 395 c.p.c. -, avverso il decreto, mediante il quale la Corte di appello provvede sul reclamo, avente ad oggetto il decreto del tribunale di revoca dell'amministratore di condominio - ai sensi degli art. 1129 c.c. e 64 disp. att. c.c. -, trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione che, pur incidendo sul rapporto di mandato tra condomini ed amministratore, non ha carattere decisorio,

"non precludendo la richiesta di tutela giurisdizionale piena, in un ordinario giudizio contenzioso, del diritto sul quale il provvedimento incide" (App. Catania, sez. II, 18 febbraio 2009, GM, 2009, 7-8, 1864; GM, 2010, 10, 2403).

Ulteriormente, risulta inammissibile il ricorso per cassazione, ai sensi dell'articolo 111 della Carta Costituzionale, sempre i quanto trattasi di provvedimento di volontaria giurisdizione (sostitutivo della volontà assembleare, per l'esigenza di assicurare una rapida ed efficace tutela dell'interesse alla corretta gestione dell'amministrazione condominiale in ipotesi tipiche - contemplate dall'art. 1129 cit. - di compromissione della stessa) che, pur incidendo sul rapporto di mandato tra condomini ed amministratore, non ha carattere decisorio, non precludendo la richiesta di tutela giurisdizionale piena, in un ordinario giudizio contenzioso, del diritto su cui il provvedimento incide; tutela che, per l'amministratore eventualmente revocato, non potrà essere in forma specifica, ma soltanto risarcitoria o per equivalente (non esistendo un diritto dell'amministratore alla stabilità dell'incarico, attesa la revocabilità in ogni tempo, in base all'art. 1129, comma 2, c.c.), onde la diversità dell'oggetto e delle finalità del procedimento camerale e di quello ordinario, unitamente alla diversità delle rispettive causae petendi, così come impedisce di attribuire efficacia vincolante al provvedimento camerale nel giudizio ordinario, del pari non consente di ritenere che il giudizio ordinario si risolva in un sindacato del provvedimento camerale; è, viceversa, ammissibile il ricorso per cassazione avverso la statuizione, contenuta nel provvedimento, relativa alla condanna alle spese del procedimento, la quale, inerendo a posizioni giuridiche soggettive di debito e credito, discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo rispetto a quello in esito al cui esame è stata adottata,

"ha i connotati della decisione giurisdizionale e l'attitudine al passaggio in giudicato indipendentemente dalle caratteristiche del provvedimento cui accede" (Cass., Sez. U., 29 ottobre 2004, n. 20957, GCM, 2004, 10; GC, 2005, 1, I, 53; DeG, 2005, 2, 12; FI, 2005, I, 80; GI, 2005, 1213 – conforme - Cass., sez. II, 14 novembre 2006, n. 24285, GDir, 2007, 3, 49 - contra, con orientamento oramai superato: Cass., sez. II, 10 gennaio2003, n. 184, FI, 2003, I, 1094; DeG, 2003, 5, 19; GCM, 2003, 46; GI, 2003, 1576, 2030 – contra - Cass., sez. II, 23 agosto 1999, n. 8837, GCM, 1999, 1826 – conforme, con la precisazione che l'inammissibilità è invece da escludere in altre ipotesi, in cui il ricorso sia espressamente previsto dalla legge (art. 5 l. 13 aprile 1988 n. 117) o il procedimento si concluda con sentenza (art. 724 e 728 c.p.c.), o il ricorso sia proposto per motivi di giurisdizione o competenza o vizi di ordine processuale: Cass., sez. II, 23 febbraio1999, n. 1493, GCM, 1999, 377; GC, 1999, I, 3018; FI, 1999, I, 1462 – conforme, Cass., Sez. U., 29 ottobre 2004, n. 20957, GC, 2005, 1, I, 53; DeG, 2005, 2, 12; FI, 2005, I, 80 – conforme - Cass., sez. II, 26 settembre 2005, n. 18730, FI, 2006, 9, 2377).

La statuizione di condanna alle spese processuali, relative al procedimento di revoca dell'amministratore di condominio (e all'eventuale successivo reclamo avverso il provvedimento emesso al riguardo), risulta corretta nel merito, in quanto conforme al criterio della soccombenza indicato come normale dall'articolo 91 del codice di procedura civile: in effetti,

"la natura di volontaria giurisdizione del procedimento di revoca dell'amministratore (art. 64 att. c.c.) non esclude che il giudice possa statuire sulle spese del procedimento secondo i principi della soccombenza" (Trib. Parma 12 marzo 1999, ALC, 1999, 640 – conforme: Cass., Sez. U., 29 ottobre 2004, n. 20957, GC, 2005, 1, I, 53 – contra, secondo cui le spese del procedimento relativo alla nomina o alla revoca giudiziale dell'amministratore di condominio, ai sensi dell'art. 1129 c.c., non possono essere liquidate dal giudice adito, ma devono rimanere a carico del soggetto che le abbia anticipate proponendo il ricorso o resistendo a tale iniziativa giudiziaria: Cass., sez. II, 26 settembre 2005, n. 18730, FI, 2006, 9, 2377).

In argomento, è stato altresì deciso che l'amministratore condominiale, resistente in un giudizio instaurato, nei di lui confronti, ai sensi dell'art. 64 att. c.c. e 737 c.p.c., da un condomino per ottenere la di lui decadenza dalla carica di amministratore, contraddice nel giudizio "iure proprio" e non come mandatario del condominio e, pertanto, l'obbligazione derivante ai condomini da una delibera che riconosce all'amministratore le spese legali per tale giudizio sostenuto non deriva dal rapporto di mandato, ma

"va ascritta alla categoria delle obbligazioni naturali, di cui all'art. 2034 c.c. cioè alle obbligazioni liberamente assunte in adempimento di doveri morali e sociali" (Pret. Torino 29 gennaio 1992, ALC, 1992, 400).



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